Rivista il mulino

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ECONOMIA DIGITALE
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Luisa Leonini, 12 June 2017

La separazione dei luoghi di lavoro dai luoghi di vita domestica viene definita e descritta come una delle caratteristiche principali del processo di industrializzazione e di modernizzazione del modello capitalistico. Questa rigida distinzione tra luoghi ha a sua volta prodotto una separazione tra tutto ciò che ha a che vedere con intimità, affettività e cura, che viene circoscritto all’ambito domestico, e i comportamenti formali e freddi della vita professionale, il comportamento distaccato e controllato della sfera pubblica. Due ambiti nettamente e rigidamente separati che hanno contraddistinto l’organizzazione della vita quotidiana, del lavoro e del consumo in epoca fordista: tempi rigidi in luoghi altri da quelli domestici, fortemente disciplinati e strutturati, dove si mantiene una netta divisione tra ruoli e compiti.

Oggi in una situazione di profondo cambiamento e di flessibilizzazione non solo del mercato del lavoro, ma anche dei tempi e dei luoghi, di precarizzazione e diffusione di gig e sharing economy, e con il proliferare di tecnologie che consentono di lavorare da una molteplicità di luoghi differenti, si è indebolita la rigida distinzione tra luoghi di lavoro, di socialità e di vita. Possiamo lavorare da casa, azionare macchinari e strumenti vari da remoto, disporre di tutta la documentazione e i dati necessari sul cloud, senza più bisogno di archivi fisici, possiamo mescolare attività e tempi di vita quotidiana e professionale. Rispondiamo alle mail o lavoriamo dopo cena, il sabato o la domenica.

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Modernità, sovranità, identità: le tre dimensioni storiche della vicenda Uber
David W. Ellwood, 01 March 2017

Nonostante tutte le accuse a proposito del trattamento delle sue dipendenti femminili, del presunto furto di talenti tecnici da altre aziende, della manipolazione dei prezzi a seconda della richiesta, quello della piattaforma Uber è un business enorme.

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Dal numero 6/2016
Giovanni Arata, 12 December 2016

Nell’Europa della disoccupazione esiste un serbatoio di lavoro grande e poco esplorato. Posizioni a elevato valore aggiunto, con buone prospettive, salari competitivi e potenzialmente in grado di generare esternalità economico-sociali di rilievo.

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Il diffondersi della «gig economy» nelle società digitali
Luisa Leonini, 24 October 2016

È ormai qualche tempo che si discute di come la nuova rivoluzione tecnologica abbia cambiato e stia cambiando radicalmente e profondamente le nostre vite e il nostro modo di lavorare, di trascorrere il tempo libero, di tenere le nostre relazioni sociali. Il progresso tecnologico ha certamente prodotto una società più ricca e avanzata, ma allo stesso tempo sta riorganizzando continuamente le possibilità di redistribuzione e i nuovi assetti tra «vincitori e perdenti», tra inclusi ed esclusi, favorendo principalmente quelli con il più alto livello di istruzione e formazione, con competenze gestionali, legate alla finanza e ai sistemi informatizzati e tecnologici.

Oggi con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale disponiamo delle cosiddette smart machines, macchine intelligenti che risolvono problemi meglio della maggior parte degli esseri umani: battono a scacchi i campioni, producono diagnosi mediche corrette, sostituiscono i guidatori. Nella digital economy le nuove tecnologie consentono la nascita di piattaforme dove domanda e offerta si incontrano riducendo drasticamente le intermediazioni e facendo scomparire figure professionali considerate ormai obsolete. Si diffonde quella che gergalmente viene definita la «gig economy» (dall’inglese lavoretto, compito o lavoro temporaneo e occasionale), ovvero un insieme di relazioni economiche dove le prestazioni lavorative continuative tendono a diminuire e dove

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Digitalizzazione della produzione e dei servizi come pilastro di una nuova politica industriale
Daniele Marini, 19 October 2016

Il progetto recentemente presentato dal governo e dal ministro Calenda per «Industria 4.0» ha avuto, fra i molti, almeno un duplice merito. Innanzitutto, costituisce una

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