Rivista il mulino

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RAZZISMO
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A proposito del destino dei monumenti americani
Maurizio Vaudagna, 10 November 2017

Nel nostro immaginario la distruzione dei monumenti gode di pessima stampa. Un nuovo regime intollerante distrugge i simboli del suo predecessore altrettanto intollerante. Ci si immagina invece che gli ordini liberali non siano usi alla damnatio memoriae di un passato seppur ostile nei valori,

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Cartolina da Forte dei Marmi
Francescomaria Tedesco, 25 August 2017

C’è un’oscura traccia nascosta nell’indignazione contro l’indignazione per aver scambiato Magic Johnson e Samuel L. Jackson per due “semplici” migranti, con tutto il corredo di oscenità a proposito dei 35 euro giornalieri che i due ritratti nella foto sarebbero stati a godersi

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Raffaella Baritono, 23 August 2017

L’aspro conflitto che sta scuotendo gli Stati Uniti, ancora una volta, rende evidente come vi sia un passato che non passa – lo schiavismo, la guerra civile –, una memoria lacerata che mina nel profondo la coesione sociale, i valori e i principi della democrazia americana, mettendone di nuovo in luce le contraddizioni e i limiti. Dai recessi più o meno profondi della storia, sono riemersi movimenti, pulsioni, gruppi che, apparentemente dati per sconfitti o marginali, dimostrano di essere capaci di incunearsi nelle pieghe della democrazia statunitense e di riaffiorare ogniqualvolta si apra uno spiraglio. Una capacità, tuttavia, è bene ricordarlo, che è stata anche resa possibile dalle scelte della politica, a partire da quelle di un Partito democratico che, egemone per buona parte del Novecento, non ha avuto remore a scendere a compromessi con le forze politiche più retrive. La sua storia, ancor più, forse, di quella del Partito repubblicano, almeno fino agli anni Settanta del secolo scorso, deve fare i conti con le ambivalenze, gli opportunismi che hanno contraddistinto anche le decisioni di chi, come Franklin Delano Roosevelt, ha impresso un impulso riformista. Nel corso degli anni Trenta e Quaranta i liberals del Partito democratico, con poche eccezioni, vennero a patti con i segregazionisti del Sud e con l’ala più conservatrice del partito su questioni come i linciaggi, le discriminazioni dei neri nel mondo del lavoro e nelle forze armate, la privazione dei diritti civili e politici. Ma i liberal vennero a patti con i conservatori anche rispetto al rigurgito di movimenti filo-fascisti e filo nazisti e – con analogie interessanti rispetto al presente – con coloro che, in nome dell’antisemitismo e dell’anticomunismo, si opponevano a politiche di accoglienza nei confronti dei rifugiati ebrei e antifascisti. La tolleranza nei confronti dei democratici del Sud rese possibile, poi, l’attivismo della Commissione Dies che, ancora in quegli anni, era sempre pronta a indagare in nome della sicurezza nazionale tutti coloro che venivano sospettati di essere “pink” – sindacalisti, attivisti dei movimenti giovanili e militanti per i diritti civili – ma, non era altrettanto sollecita nel perseguire i gruppi fascisti e filo-nazisti americani. 

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Alberto Benvenuti, 31 January 2017

Gli afroamericani tra Obama e Trump. Non ci avevamo creduto, ma un po’ ci avevamo sperato. Quando otto anni fa gli Obama sono entrati nella Casa Bianca, sapevamo di non essere di fronte a una nuova era post-razziale per gli Stati Uniti.

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Fernando D'Aniello, 10 November 2016

Una mostra in un museo è l’occasione per fare il punto sulla ricerca scientifica, per aprire nuove ipotesi di lavoro, per guardare al passato e rivolgergli nuove domande, così

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