Rivista il mulino

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SERVIZI
Inaugurazione del primo asilo nido comunale in Italia
Simona Lembi, 08 November 2019

Era il 9 novembre del 1969 quando, a Bologna, veniva inaugurato il primo asilo nido comunale d’Italia, anticipando di ben due anni la prima legge italiana che chiedeva l’istituzione di nidi gestiti dai comuni. Fortemente voluto dall’amministrazione Fanti, in particolare dal sindaco e dall’allora assessora ai Servizi sociali Adriana Lodi, il nido veniva intitolato alla memoria dei genitori dell’industriale Aldo Patini, Carolina e Giuseppe, che finanziò la struttura.

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Dal numero 4/19
Rosaria Lumino, 20 September 2019

«Un momento prima di sparare Rosario sente nella mano, insieme alla pistola, la vita che sta per togliere. È una sensazione che gli va dritta alla testa, una porta che gli spalanca il mondo davanti agli occhi in una luce magnifica». Diego De Silva dà voce così ai pensieri di Rosario,

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Roberto Balzani, 11 January 2016

Un fantasma si aggira silenzioso ma inesorabile per il Paese: quello del centralismo. Dopo una lunga stagione autonomista, durata dagli anni Settanta, a partire dal primo lustro del nuovo secolo, e con maggior veemenza dalla Grande crisi del 2008, il vento è cambiato. Prima con Tremonti e col suo ambiguo “federalismo fiscale”

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Gianfranco Viesti, 30 July 2012

La crisi non è uguale per tutti. Fatto forse ovvio, ma su cui è interessante esercitarsi con qualche riflessione.

È  evidente che la crisi non è uguale per le imprese. Molti dati ci dicono che almeno una su cinque, in Italia, continua ad andare benissimo, a crescere e a macinare profitti. Non è il settore che le distingue, ma certamente la proiezione internazionale (sta meglio chi esporta). Questo è normale durante le crisi; producono sempre uno “shake-out”, rimescolano le carte. E da questi rimescolamenti possono venire effetti positivi: maggior spazio per chi è più bravo, che cresce di più anche perché occupa lo spazio di chi è in difficoltà. Perché gli effetti positivi – alla lunga – si determinino, servono però altre due condizioni; e di queste non siamo certi. La prima è che lascino il passo, chiudano, solo le imprese più deboli sotto il profilo industriale, e non, invece, imprese ottime ma colpite solo dalla mancanza di liquidità o di credito. La seconda è che, assieme alla fisiologica mortalità di imprese, vi sia una nuova natalità: nascano nuovi soggetti per occupare gli spazi di mercato che si aprono o individuando nuovi business.

La crisi non è uguale per le famiglie e i cittadini. Ciò che fa la differenza è in primo luogo la capacità di mantenere un lavoro, o almeno di essere coperti dalla cassa integrazione. Se viene meno un afflusso di reddito, e se non c’è patrimonio, ci può essere un pericolosissimo scivolamento verso condizioni di povertà estrema. In secondo luogo, pagare le tasse o meno.

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Mauro Barberis, 04 May 2009

C’erano un volta i Servizi pubblici. Qualcuno, per la verità, c’è ancora. La tanto vituperata Sanità, ad esempio, sopravvive a tutte le ridenominazioni, regionalizzazioni, soppressione di ministeri, e anche ai pregiudizi metodicamente instillati nei cittadini dai media: cooperando con il sole, la pizza e il mandolino a fare degli italiani uno dei popoli più longevi al mondo. Persino la Scuola e l’Università pubblica, con rispetto parlando, (r)esistono, ritrovando in se stesse risorse da economia di guerra. Ma dopotutto si tratta di servizi pubblici essenziali, come la Difesa e la Sicurezza: se lo Stato rinunciasse a fornirli, tanto varrebbe dichiarare bancarotta.

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