Rivista il mulino

Content Section

Central Section

DIRITTO
Gian Guido Balandi, 24 September 2019

Vent’anni senza Federico Mancini, portato via da una rapida malattia il 21 luglio 1999. Eppure, appare banale dirlo, in questi anni di profonda crisi del lavoro e delle sue regole, dell’Europa, del riformismo, tante volte c’è stata occasione di rivolgersi a lui, per riflettere sui suoi scritti e trovarvi vene di pensiero capaci di illuminare il presente.

Così è in tutti campi nei quali si è misurata la sua brillante, curiosa, profonda e irrequieta intellettualità. Nel diritto del lavoro, sua disciplina accademica, nella quale ha condiviso con Gino Giugni la rifondazione del paradigma ordinamentale nel dopoguerra;

[...]
La riforma del diritto di famiglia
Raffaella Sarti, 17 May 2019

Storica riforma del diritto di famiglia: diventa assoluta la parità tra i coniugi”, titolava un articolo su “La Stampa” del 23 aprile 1975, commentando l’approvazione, il giorno prima, di quella che sarebbe divenuta la Legge 19 maggio 1975, n. 151. Dopo un iter di quasi nove anni, la riforma arrivava in porto. Senza dubbio, per molti versi la legge rappresentava una “rivoluzione in famiglia”,

[...]
Gianfranco Pellegrino, 02 July 2018

Nelle intenzioni del governo italiano, o almeno in quelle del ministro dell’Interno e del presidente del Consiglio, il summit del Consiglio europeo svoltosi pochi giorni fa a Bruxelles avrebbe dovuto avviare un processo di revisione della Convenzione di Dublino e del sistema complessivo di gestione del diritto d’asilo in Europa.

[...]
A proposito di due recenti sentenze della Corte costituzionale
Nicola Fiorita, Pierluigi Consorti, 19 April 2016

La libertà religiosa sembra sempre più spesso destinata a sfumare in un problema di sicurezza, soprattutto da quando, dall’11 settembre agli ultimi fatti di Bruxelles, l’islam è visto come complicazione sociale.

[...]
Piero Ignazi, 26 August 2013

Per oltre un mese l’informazione italiana ha avuto un solo tema: cosa farà Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Cassazione sull’ unico processo a suo carico arrivato al termine senza leggi ad hoc e prescrizioni varie? Fin da prima della fatidica data del 30 luglio l’unico argomento di cui discutere riguardava le reazioni del Cavaliere ad una eventuale sentenza di condanna. La sentenza di condanna è arrivata e dalle file berlusconiane è partita sia la caccia al cavillo, all’interpretazione autentica della legge Severino, ai possibili ricorsi alla Corte costituzionale e via disquisendo, che le pressioni verso avversari (il Pd) ed arbitri (il Presidente Giorgio Napolitano) affinché intervengano in qualche modo in soccorso del Cavaliere. Le sfumature di grigio dei sostenitori della necessità di salvaguardare almeno “l’agibilità politica” di Berlusconi vanno dall’osceno spinto dei falchi che non ammettono che “l’unto del Signore” possa essere considerato colpevole e trattato come tutti gli altri, al porno soft dei difensori della stabilità e della governabilità che invitano il Pd ad un gesto di “responsabilità”. A nessuno viene in mente che chi ha una lista così lunga di pendenze con la giustizia per reati acclarati nei processi - arrivati a sentenza definitiva o no grazie alle leggi ad personam poco importa – da tempo avrebbe dovuto farsi da parte. Ma quando si dispone di denaro a fiumi e di un impero mediatico queste cose semplici fanno presto a ingarbugliarsi.

La semplice realtà dei fatti - una colossale truffa ai danni degli azionisti Mediaset e dello Stato e la costituzione di una provvista di fondi neri di 270 milioni – svapora.  Chi parla del reato? L’assordante rumore di una informazione viziata dalle frasi ad effetto dei vari leader e leaderini nasconde l’esistenza del malloppo, la crudezza e, al limite, la volgarità del reato. Il nostro costume nazionale non è nuovo a queste torsioni orwelliane in cui il vero è falso e il falso è vero. Le abbiamo viste anche ai tempi del terrorismo, con i “compagni che sbagliavano” e l’invocazione di “soluzioni politiche” alla lotta armata. Anche allora circolava un atteggiamento di comprensione, un sottofondo accomodante e transigente, retaggio di un habitus mentale lassista-paternalista clericale più che cattolico. La nostra cultura politica, in sintonia perfetta con quella della società civile, non prevede la sanzione e la punizione. Preferisce la rimozione o una frettolosa assoluzione.

[...]