Rivista il mulino

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COMUNICAZIONE
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Vittorio Bufacchi, Valeria Venditti, 20 May 2019

Tutti pazzi per Ocasio-Cortez. La storia che si è chiusa nel 1989 è quella dell’Occidente così come lo abbiamo conosciuto sino ad allora. La fine, in altre parole, di una storia fatta da nemici riconoscibili, da confini stabili,

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L’intenzione di raggirare chi ascolta parte dalla scelta delle parole (da usare e da bandire). Trump insegna
Sara Antonelli, 05 January 2018

Lo scorso 15 dicembre una fonte anonima ha rivelato al «Washington Post» che in una riunione tenutasi il giorno precedente al Center for Disease Control and Prevention (Cdc) di Atlanta, alcuni funzionari avrebbero chiesto agli analisti impegnati a compilare il budget 2019 di astenersi dall’utilizzare sette parole: «vulnerable», «entitlement», «diversity», «transgender», «fetus», «evidence-based» e «science-based».

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Sulla scena politica italiana una novità c’è, intanto sul piano comunicativo. E conviene non trascurarla
Massimiliano Panarari, 04 January 2018

Mentre alle ormai prossime elezioni politiche la grande e rissossima famiglia del centrosinistra italiano rischia un significativo dimagrimento, al suo interno è dato osservare un fenomeno interessante. Che ripropone, grosso modo, quella riarticolazione di cleavages che sta in parte riconfigurando la politica a livello internazionale e nei vari sistemi politici occidentali.

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Cartolina da Forte dei Marmi
Francescomaria Tedesco, 25 August 2017

C’è un’oscura traccia nascosta nell’indignazione contro l’indignazione per aver scambiato Magic Johnson e Samuel L. Jackson per due “semplici” migranti, con tutto il corredo di oscenità a proposito dei 35 euro giornalieri che i due ritratti nella foto sarebbero stati a godersi

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Senza un «disarmo» bilaterale che rinunci agli strumenti della propaganda più becera, la politica non può ripartire
Paolo Pombeni, 14 November 2016

L’inaspettata vittoria di Trump ha ringalluzzito tutti quelli che scommettono che in politica l’unica lingua disponibile per vincere sia il populismo (e più becero è meglio è). In verità non occorreva aspettare l’8 novembre per cogliere il trend. In Italia sarebbe stato sufficiente guardarsi qualche talk show nei dibattiti sul referendum (ma anche prima), mentre in giro per l’Europa certo non mancavano le conferme di come si puntasse sempre più a parlare il linguaggio della cosiddetta «pancia» della gente.

L’uso di argomenti «da comizio», come si diceva una volta, è antico. Né il Pci né la Dc hanno mai fatto propaganda per consolidare la rispettiva presa con analisi degli scritti giovanili di Marx o con disamine del rapporto fra teologia tomista e teologia agostiniana. La differenza con oggi è che allora un po’ ci si vergognava degli argomenti da comizio e quando ci si confrontava fra membri delle classi dirigenti si cercava di tenere un tono più alto, di mostrare reciprocamente la propria capacità di fare analisi di livello. Senza mitizzare il passato, ma il trend era in parte questo.

Quando tutto ciò è diventato «mondo di ieri»? Se leggiamo il libro recente di Ernesto Galli Della Loggia, Credere, tradire, vivere. Un viaggio negli anni della Repubblica, per certi versi sembra che tutto questo sia da far risalire alla diatriba per l’egemonia culturale iniziata in senso forte già nel 1948 e poi continuata; per altri versi sembra che il punto di svolta si collochi fra il 1968 con le rivolte giovanili e l’inizio degli anni Ottanta con la creazione del «mostro» Craxi (in senso etimologico: «mostro» come fenomeno che si impone per difficoltà di comprenderlo) a cui poi è succeduto il «mostro» Berlusconi.

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