Rivista il mulino

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MIGRANTI
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Ciascuno di noi, in quanto cittadino italiano, è indirettamente responsabile
Noi
Mario Ricciardi, 17 July 2018

Di solito non diffondo immagini “forti” attraverso i social. Credo sia una forma di rispetto nei confronti dei miei interlocutori. Chi è ben informato sugli orrori del mondo ha il diritto di non essere costretto a esporsi continuamente a immagini che non fanno altro che ribadire ciò che già conosce. Chi non ne è consapevole non trae necessariamente beneficio da un’esposizione continua alle testimonianze della malvagità umana. Temo anzi che ci sia il rischio concreto che l’eccessiva consuetudine con immagini di brutalità, violenza, distruzione e morte possa alzare la tolleranza nei confronti di questo tipo di azioni, invece di muovere gli animi.

Vedere un bambino morto sulla spiaggia forse commuove. La stessa immagine esposta di continuo, riprodotta come parte di opere d’arte, trasformata in simbolo, può perdere il legame che in origine aveva con un evento concreto, con la vita (o la morte) di una persona, diventando semplicemente un’icona. Oltretutto, contrariamente a quel che si pensa, le immagini non sono affatto più eloquenti delle parole. Lo sono soltanto se analizzate, spiegate, messe in un contesto che aiuti a mettere a fuoco il giudizio morale. Altrimenti, come semplici immagini, esse sono altrettanto sospette delle parole. Facilmente manipolabili – “editabili” in modo da raccontare una storia diversa da quella che in origine pretendevano di rappresentare.

Queste cose accadevano molto prima della rivoluzione informatica. Lo sappiamo bene dalla storia dello stalinismo. A essere cambiata, rispetto ai tempi in cui Trotsky scompariva dalle foto della rivoluzione perché non era più riconosciuto dal regime bolscevico come uno dei suoi leader, è solo la facilità con cui si possono realizzare le manipolazioni. Oggi il falso storiografico vive nell’epoca della sua massima riproducibilità tecnica. Tutti siamo quindi di continuo esposti a immagini di cui potremmo dubitare.

Nonostante tutte le perplessità che ho esposto finora, oggi ho diffuso un breve video girato dai volontari di Proactiva Open Arms, una delle tante organizzazioni attive nel Mediterraneo per il soccorso dei migranti in stato di difficoltà. Pochi istanti che mostrano il salvataggio di una donna da una scialuppa in procinto di affondare. Insieme alla donna si distinguono chiaramente due cadaveri: quello di un bambino e quello di un’altra donna.

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Antonio M. Morone, 16 July 2018

Le coste libiche sono all’orizzonte appena si prende il largo dalla cittadina di Zarzis, lungo la costa meridionale della Tunisia. Con l’inizio dell’estate, le correnti soffiano dalla Libia alla Tunisia e il mare inizia a restituire sulle spiagge quel che resta dei corpi dei migranti morti in mare giorni, settimane o mesi prima.

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Redazione, 06 July 2018

Le abbiamo cercate in fondo ai nostri armadi e alla fine le abbiamo trovate. Sono le magliette rosse che domani, accogliendo l’invito di Libera e molte altre associazioni, indosseremo anche noi, nella redazione del Mulino. Se a qualcuno sembrerà un gesto retorico o inutile pazienza, sarà un suo problema. In attesa che sia la politica a muoversi – per contrastare dentro e fuori le istituzioni le scelte antiumanitarie di chi ha responsabilità di governo, in Italia e non solo – compiere gesti simbolici è un primo passo. Fatelo anche voi. Non giriamoci dall’altra parte 

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La vita degli altri non ci riguarda. E poco importa se chi cerca di arrivare in Europa morirà in mare o in Africa
Chiara Saraceno, 05 July 2018

Salvini giustifica la sua linea dura contro i migranti che vengono dal mare con una motivazione, diciamo così, pedagogica: se gli renderemo impossibile essere raccolti dalle Ong sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana, delegando tutte le azioni di salvataggio alla Guardia costiera libica e obbligando la nostra Guardia costiera a rimanere nelle acque territoriali italiane,

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Gianfranco Pellegrino, 02 July 2018

Nelle intenzioni del governo italiano, o almeno in quelle del ministro dell’Interno e del presidente del Consiglio, il summit del Consiglio europeo svoltosi pochi giorni fa a Bruxelles avrebbe dovuto avviare un processo di revisione della Convenzione di Dublino e del sistema complessivo di gestione del diritto d’asilo in Europa.

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