Rivista il mulino

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MIGRANTI
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Un viaggio e molti racconti tra chi ha scelto di lasciare l'Italia per vivere altrove
Bruno Simili, 10 January 2019

Secondo le stime ufficiali, gli italiani residenti all’estero al primo gennaio 2018 erano più di 5 milioni (5.114.469). Emigrati o figli di emigrati che hanno raggiunto i quattro angoli del pianeta nel corso dei decenni, sulla scia della grande epopea migratoria che, dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta del secolo scorso, ha visto un gran numero di persone, spesso famiglie intere, lasciare l’Italia alla ricerca di condizioni di vita migliori di quelle che il loro Paese di origine poteva offrire. La crescita economica e le nuove opportunità che si presentarono agli italiani del miracolo economico aveva poco alla volta ridotto quella che un tempo era stata un’ondata di piena. Si pensi che in soli quarant’anni, tra il 1876 e il 1915, lasciarono l’Italia quasi 10 milioni di persone, un dato che allargato a un intero secolo (1876-1975) arriva a superare i 25 milioni tra Europa e Americhe (di cui 11 milioni e mezzo solo per l’emigrazione diretta verso il continente americano).

Si tratta dunque di un fenomeno di lunga durata, accompagnato dalla nascita di vere e proprie comunità di italiani espatriati, che per il loro numero hanno via via attirato anche l’attenzione della politica di casa nostra, spesso in modo non propriamente edificante e con molte polemiche, in particolare in prossimità di un voto politico o di un referendum. In tempi recenti, l’emigrazione italiana all’estero è stata per lo più assente dal dibattito nazionale; almeno fino a quando ha ripreso a salire, a partire dal 2010, quindi un paio d’anni dopo l’esplosione della crisi finanziaria ed economica che ha segnato, e ancora segna, il tessuto socioeconomico del nostro Paese. Da quel momento l’emigrazione è ripartita.

Purtroppo, e non solo in Italia,

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Il divieto di iscrizione anagrafica è un tassello decisivo della strategia che mira a rendere impossibile la vita ai richiedenti asilo
Giuseppe Campesi, 07 January 2019

Le politiche migratorie sono tipicamente frutto di tensioni e conflitti tra logiche politiche ed esigenze contrastanti. Tali tensioni non sono altro, forse, che l’estrinsecarsi di quello che è stato definito [Hollifield] il “paradosso” delle politiche migratorie nel mondo contemporaneo, in cui il desiderio di porre un argine al movimento di persone si combina con dinamiche che alimentano il grado di porosità dei confini.

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La crisi migratoria centroamericana
Tiziana Bertaccini, 03 January 2019

Il 12 ottobre è partita da San Pedro Sula (Honduras) una carovana di migranti, formata da intere famiglie, con giovani, bambini e neonati, provenienti dal famigerato Triangolo Nord dell’America Centrale (Honduras, Guatemala, El Salvador)

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Tiziano Breda, 29 October 2018

L’altra faccia della migrazione venezuelana è europea. Il 2018 è stato l’anno in cui la profonda crisi economica e politica in cui versa il Venezuela ha mostrato la sua dimensione umanitaria più grave. Le condizioni disastrose del Paese andino, aggravate da un’incontrollata iperinflazione, hanno portato oltre la soglia della povertà circa il 61,2% della popolazione e spinto milioni di venezuelani a fuggire altrove,

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Antonio M. Morone, 27 August 2018

Per dieci giorni 177 migranti sono rimasti bloccati sulla nave della Guardia costiera che, ironia della sorte, porta il nome di Ubaldo Diciotti, medaglia d’argento al valor militare per il suo ruolo di comandante del porto di Tripoli dal 1939 al 1941, a testimonianza di come i fatti degli ultimi giorni siano parte di una storia di più lungo periodo

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