Rivista il mulino

LIBERALISMO
« 1 2
Una misura liberale e socialista: ma quanto concretizzabile?
Enzo Di Nuoscio, 25 March 2016

Dopo che il governo aveva manifestato una certa contrarietà all’introduzione del reddito minimo di cittadinanza, la proposta del ministro Poletti di prevedere 320 euro per le famiglie più indigenti appare come un parziale ripensamento.

[...]
Mario Ricciardi, 06 May 2013

Nella sua autobiografia, John Stuart Mill si sofferma diverse volte sulla propria esperienza politica, dapprima come amministratore e poi quale membro del Parlamento. In uno di questi passaggi, scrive che l’aver acquisito familiarità con le difficoltà che si incontrano nell’ottenere il consenso, e nel motivare grandi numeri di persone, lo ha portato a confrontarsi con “le necessità del compromesso, l’arte di sacrificare il non essenziale per preservare l’essenziale”.

Queste pagine di Mill sono di particolare interesse per noi, in un momento in cui proprio la necessità di un compromesso tra forze politiche che fino a ieri si sono combattute aspramente e che ancora oggi, pur avendo dato vita a un governo di coalizione, diffidano l’una dell’altra, è oggetto di controversia. Non sono poche le persone di entrambi gli schieramenti che vedono nell'accordo che ha portato alla nascita del governo presieduto da Enrico Letta il segno del tradimento. Che lo accettano a fatica, convinte come sono che esso sia figlio di una mancanza di rispetto nei confronti degli impegni presi con gli elettori.

Mi sembra particolarmente appropriato, in questo contesto, non eludere il problema posto da questi sentimenti.

[...]
Un americano a Parigi
Filippo Barbera, 18 April 2013

Raymond Boudon (Parigi, 27 gennaio 1934 – Parigi, 10 aprile 2013), si legge su Wikipedia, è stato un sociologo liberale francese. Asciutta ed essenziale, questa definizione contiene le radici del suo pensiero. Il profilo intellettuale

[...]
Mario Ricciardi, 31 December 2012

A qualche giorno dalla sua diffusione, il documento programmatico che ormai tutti si sono rassegnati a chiamare «agenda Monti» non ha suscitato un entusiasmo paragonabile all’attesa che c’era nelle settimane precedenti. La pagina, creata appositamente su internet, ha un traffico tutto sommato modesto, di gran lunga inferiore ad altri siti del genere, o a quelli di alcune riviste o gruppi di discussione che si occupano di politica. In parte, la spiegazione di questa freddezza si potrebbe trovare, forse, nello stile del documento: una serie di proposte generali, alcune delle quali largamente condivisibili, che non sono tenute insieme da una visione politica complessiva, da una chiara idea sul futuro del Paese. Probabilmente, la prima iniziativa del Monti politico subisce anche le conseguenze del modo in cui il presidente del Consiglio dimissionario ha presentato il proprio profilo nel corso dell’anno che si conclude oggi. L’aver sottolineato continuamente il proprio essere altro rispetto ai partiti, da cui però dipendeva per l’approvazione dei provvedimenti in Parlamento, l’uso frequente di metafore – «la medicina è amara, ma serve per curare il Paese» – studiate per suggerire un agire dettato dalla necessità e da un sapere scientifico, e non da riconoscibili opzioni di principio, non era fatto per far presa sull’immaginario del pubblico.

In fin dei conti, un malato non sceglie come leader il proprio medico. Semmai lo ascolta, ne accetta i consigli, ne rispetta le prescrizioni con diligenza e un pizzico di rassegnazione, ma tutto ciò avviene in vista di uno scopo preciso: la guarigione. Conseguita la quale, non vede l’ora di riprendere a vivere serenamente lasciandosi alle spalle il medico e il ricordo del malanno. Per trasformarsi da medico al capezzale del malato a leader politico Monti avrebbe bisogno di qualcosa di più evocativo e motivante di un’agenda,

[...]
« 1 2