Rivista il mulino

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Bruno Simili, 17 September 2012

C’è un nemico del progresso tra noi. Si aggira per l’Italia nascondendosi dietro la Grande Crisi. È l’alibi della mancanza di risorse, che come d’incanto viene tirato fuori ogni qualvolta un progetto di riforma, o almeno di cambiamento, sbuca nel deserto delle idee che contraddistingue la cultura politica italiana. A fargli da compari, sul palcoscenico di un Paese impoverito e allo stremo delle forze, fanno capolino di volta in volta l’inefficienza del sistema, l’assenza di meritocrazia, l’ingordigia delle corporazioni. Caratteri purtroppo reali, che tenendosi bordone l’un l’altro hanno sinora impedito la messa in pratica di qualsivoglia progetto di lungo periodo di crescita e di sviluppo. Se si aggiungono la conclamata incapacità della classe politica italiana di rinnovarsi e i danni derivati dalla cultura di potere che ha segnato la gran parte del periodo successivo a Tangentopoli, la scena è completa.

Nonostante la dimostrata centralità, nel bene e nel male, del sistema formativo di un Paese per il suo benessere, l’alibi della crisi si è applicato a più riprese anche alla scuola. Evidente in teoria, ma assai poco nella pratica italiana, l’assunto lo hanno compreso bene i Paesi europei che hanno saputo valorizzare, con politiche e investimenti adeguati, il loro sistema di istruzione, facendosi trovare preparati ad affrontare, grazie anche a una buona capacità di sviluppo scientifico e tecnologico, le fasi di normalizzazione e declino che hanno segnato il panorama mondiale sin dagli anni Settanta. Anni cruciali, trascorsi a riformulare l’idea stessa di scuola per tutti, adeguandola ai nuovi bisogni e alle trasformazioni rapide e violente che di lì a poco la tanto conclamata globalizzazione avrebbe imposto. Mentre una parte rilevante e piuttosto trasversale delle élite politiche italiane, ma anche culturali ed economiche, preferiva accontentarsi dei risultati raggiunti (“i migliori asili d’Europa, un’ottima scuola elementare, centri di studio di assoluta eccellenza”, e via di questo passo), chiudendosi di fatto in se stessa, ignorando la realtà e soprattutto ignorandone gli effetti. 

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Alessandro Della Corte, 15 November 2011

Sono i vincenti, si sa, che scrivono la storia. Non solo i vincenti sul campo di battaglia: anche nel mondo della ricerca, nell’arte e nel mercato sono quasi sempre i vincenti a raccontare come le cose sono andate.

Il 12 giugno 2005 un vincente per antonomasia, Steve Jobs, pronunciò di fronte ai laureandi di Stanford un discorso

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Bruno Simili, 05 September 2011

Conosciamo Ilvo Diamanti da molti anni. Oltre ad essere un ottimo studioso e docente è, da tempo, un seguitissimo opinionista. Per alcuni ha il difetto di scrivere su un giornale che viene considerato di parte, “la Repubblica”. Ma, accantonati questi giudizi, se lo si legge davvero ci si accorge che come pochi altri sa mettere a nudo le caratteristiche (o per meglio dire i difetti endemici) dell’Italia, della sua classe dirigente e, spesso, degli italiani. Le sue “mappe” e le “bussole”, per chi abbia la pazienza di consultarle con un po’ di attenzione, servono a orientarsi meglio di un gps.

Se uno studioso attento e autorevole che, cosa per nulla scontata, tale è rimasto anche dopo la notorietà avuta grazie all’attività pubblicistica, arriva a scrivere un articolo come quello pubblicato lo scorso primo settembre, dev’esserci una ragione seria e grave. O forse più d’una.

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Bruno Simili, 13 September 2010

Accingendosi a scrivere della scuola italiana mentre comincia l’anno scolastico, il titolo dovrebbe essere «La scuola italiana, un istituto gravemente screditato». Servirebbe poi un sottotitolo, che potrebbe suonare più o meno così «Comincia l’anno scolastico, ma nessuno sa dove andrà a finire». Non sarebbe una battuta, purtroppo, tale e tanta è la confusione sotto il cielo. Intanto, nel miglior stile made in Italy, a dispetto di norme e regolamenti scolpiti sulla pietra l’incertezza regna sovrana. La ministra Mariastella Gelmini ci ha tenuto molto a sottolineare che «per la prima volta dal 1923 [Riforma Gentile, N.d.R.] le nuove indicazioni nazionali riformano organicamente i contenuti dell’istruzione liceale». Ci sarebbe da esserne lieti. Se non fosse che non è invece la prima volta (forse neppure la seconda, né la terza) che le famiglie italiane si sentono dire che c'è la «Riforma», cercano di capirci qualcosa (faticosamente) e si vedono arrivare poco dopo una «Contro-riforma».{C}

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