Rivista il mulino

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Le nuove regole di ingaggio dei docenti rischiano di mettere a rischio la sopravvivenza dei licei musicali e coreutici
Aluisi Tosolini, 08 March 2016

«Chi fermerà la musica?» è il titolo di una petizione che in questi giorni sta raccogliendo migliaia di adesioni online. Di che si tratta? Dell’ennesimo pasticcio italiano, in questo caso riferito ai licei musicali e coreutici.

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M. Paola Potestio, 04 February 2014

Un tempo effettivo di permanenza in università notevolmente più lungo della durata teorica, e dunque un consistente numero di cosiddetti «fuori corso» sono stati una costante caratteristica degli studi universitari italiani. Tra gli obiettivi della riforma degli ordinamenti didattici del 1999, il 3+2, vi è certo stato anche quello di favorire una struttura più regolare dei percorsi di studio.

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Riscoprire la concezione illuministica dell’eguaglianza (e delle diseguaglianze giustificabili)
Mario Ricciardi, 08 July 2013

L’otto luglio del 1793 un ordine di arresto segna la fine della carriera politica del marchese di Condorcet. L’accusa è di essere un traditore e un nemico della Rivoluzione, per aver votato contro la nuova Costituzione proposta dai Giacobini. Braccato dai suoi persecutori, Condorcet si rifugia a casa di Madame Vernet, in rue Servadoni a Parigi. In casa della donna, l’intellettuale scrive quello che sarebbe diventato il suo testamento politico e morale, l’Esquisse d’un tableau historique des progrés de l’esprit humain, che è una delle testimonianze più significative dell’illuminismo. Non è soltanto la coincidenza di una data, scoperta per caso leggendo il bel libro di Anthony Padgen, The Enlightenment and Why It Still Matters (Oxford University Press, Oxford 2013), a spingermi a ricordare questo episodio della vita di Condorcet, una delle vittime più illustri del terrore rivoluzionario. Anche se devo confessare che il racconto degli ultimi mesi di vita del filosofo e matematico francese è di straordinario interesse anche alla luce della cronaca. La storia ci aiuta a comprendere meglio quanto sia difficile giudicare un drammatico cambiamento di regime mentre è in corso, e quanto rapidamente gli araldi della libertà possano trasformarsi in oppressori.

La ragione per cui

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Quando l’università scarica i propri problemi sulle scuole secondarie
Giuseppe Marotta, 06 June 2013

Il lascito del ministro Profumo, entrato nel governo Monti da presidente del Cnr e già rettore del Politecnico di Torino, fa dubitare della bontà della scelta di affidare il Miur a un tecnico con esperienze settoriali rispetto all’universo scolastico.

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Carlo Trigilia, 02 April 2013

Nei giorni scorsi un articolo di Simonetta Fiori ha messo di nuovo in luce un fenomeno che meriterebbe più attenzione. Tra i Paesi avanzati l’Italia mostra livelli di alfabetizzazione degli adulti molto bassi. Questo significa che, nonostante gli indubbi progressi raggiunti dalla scolarizzazione, le capacità essenziali di lettura e comprensione, scrittura e calcolo sono del tutto insoddisfacenti. Solo il 20% circa degli adulti italiani possiede tali capacità, secondo i dati forniti dalle indagini comparate dell’Ocse. Proprio su questo fenomeno aveva già lanciato un grido di allarme, pochi mesi fa, Tullio De Mauro dalle colonne del «Mulino» (n. 6, 2012). Vale la pena tornarci in questo momento, nel quale il Paese attraversa una delle crisi politiche più gravi della sua storia, ponendoci una domanda: può esserci un nesso tra bassi livelli di alfabetizzazione sostanziale e politica? 

Naturalmente, è bene mettere subito le mani avanti. Non c’è da aspettarsi alcun rapporto semplice e diretto tra i due fenomeni. Sarebbe ingenuo e fuorviante ipotizzare semplicemente che bassi standard culturali di base siano la causa principale della cattiva qualità della politica. In questo campo le cose sono molto più complicate.

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