Rivista il mulino

Content Section

Central Section

NAZIONALISMO
« 1 2 3
Roberto Escobar, 14 May 2012

«O Nikos o Beppe », sentenzia dal suo blog Giuseppe Grillo, detto Beppe. Quel che intende è da un lato semplice, dall’altro preoccupante: a salvare la vita (ma lui usa un’altra espressione, più fescennina) della democrazia, e per paradosso della partitocrazia, può provvedere solo il Movimento 5 stelle. Quando la (cosiddetta) Seconda Repubblica sarà giunta al capolinea, spiega, o il vuoto in cui è precipitata la politica sarà stato riempito da «un movimento di popolo che ha deciso di tirarsi su le maniche e occuparsi della cosa pubblica», o sarà invece riempito da movimenti neofascisti come quello francese di Marine Le Pen, o ultranazionalisti come Fidesz, dell’ungherese Viktor Orban, o nazisti come quello greco di Alba dorata, capeggiato dal Nikos (Michaloliakos) di cui lui sarebbe l’alternativa. Insomma, o Beppe o dittatura.

Resistiamo alla curiosità, e non indaghiamo troppo sulla circostanza singolare che nell’elenco funesto non ci sia la Lega Nord, il solo movimento di massa italiano che si possa ricondurre all’estrema destra del tipo Blut und Boden, sangue e suolo. Forse il silenzio dipende dal fatto che, fra un Trota e l’altro, il partito degli etnisti nostrani si sta dissolvendo. O forse la questione è più tattica, come suggerisce anche la presa di posizione di Grillo contro lo ius soli e contro la cittadinanza per i figli degli immigrati che siano nati in Italia. Insomma, quelli leghisti sono voti in gran parte in attesa di collocazione. Può convenire essere delicati, e non urtare sensibilità doloranti.

[...]
Speciale presidenziali francesi
Michele Marchi, 19 April 2012

L'ombra del padre. Quando fece il suo clamoroso ingresso nella politica francese alle elezioni europee del 1984 (10,9% e 10 deputati eletti), il Front National (Fn) si inseriva nella tradizione della destra antirepubblicana, xenofoba e protestataria, ma sfruttava anche

[...]
Luigi Pedrazzi, 21 April 2011

Quando Bologna fu liberata e finivano la guerra e l’occupazione tedesca, non avevo ancora compiuto diciotto anni. Quante cose sono avvenute dopo, importanti nella mia vita; e quante pagine di storia in comune con i miei contemporanei ho sentito di vivere: grandi, bellissime o inquietanti, anche vergognose. Non voglio mitizzare il 21 aprile 1945: e tuttavia «quel giorno» resta uno dei ricordi più intensi, qualcosa di cui mi nutro e che sono fiero di sentire vivente dentro di me.

Liberazione: la parola era già in uso, nella sigla militante dei Comitati di Liberazione Nazionale, ma l’esperienza fatta con la liberazione di Bologna, seguita in pochi giorni dalla fine di tutta la guerra, ebbe un significato esistenziale più forte e generale. L’aggettivo «nazionale», ad esempio, sinceramente, io non lo sentivo affatto in primo piano; così come restarono per me sullo sfondo altri elementi «ideologici», preoccupazioni di parte, sociale e politica, che pure si avvertirono subito attorno a noi,

[...]
« 1 2 3