Rivista il mulino

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ENERGIA
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Dal numero 5/19
Matteo Jessoula, Matteo Mandelli, 07 November 2019

La povertà energetica è un tema sempre più presente nell’agenda politica europea. Ma se in Paesi come il Regno Unito il concetto di fuel poverty è di dominio comune ormai da anni, in Italia ha acquisito una rilevanza solo in tempi recenti, perlopiù sulla spinta di iniziative comunitarie.

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Dopo le polemiche sul referendum «no-triv» conviene tornare a riflettere sui dati reali: lavoro, produzione, futuro energetico
Davide Bubbico, 28 April 2016

Dalla fine degli anni Ottanta, e più intensivamente dalla prima metà degli anni Novanta, la Basilicata è ritornata ad essere territorio di esplorazione e ricerca per lo sfruttamento di idrocarburi.

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Arturo Lorenzoni , 14 March 2016

Con un referendum ad hoc, il 17 aprile, siamo invitati a esprimere il nostro parere sull’apertura dello spazio marittimo alla ricerca ed estrazione di idrocarburi. La stampa

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In tempi magrissimi per la partecipazione elettorale, conviene ricordarsi anche dei referendum abrogativi
Bruno Simili, 14 March 2016

Era il 9 giugno del 1991 quando più di 29 milioni di italiani si recarono alle urne per esprimere il loro parere sulla preferenza unica. Il 62,6% degli aventi diritto, che resero valido il referendum. Per l’allora leader Bettino Craxi, che aveva capeggiato la campagna astensionista invitando tutti ad «andare al mare», fu l’inizio della fine. Allora Craxi, forse non del tutto consapevolmente, trasformò il referendum sulla preferenza unica in un referendum su se stesso. Oggi Renzi, del tutto consapevolmente, ha reso il referendum costituzionale che (senza quorum) ci chiamerà alle urne, prevedibilmente in autunno, un referendum su se stesso e sulla sopravvivenza del suo governo.

Prima del prossimo autunno, però – molto prima, il 17 aprile – avrà luogo un altro referendum. Non costituzionale ma abrogativo. Sarà dunque necessario raggiungere il quorum previsto dall’articolo 75 della nostra Costituzione («La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi»).

Il referendum del 17 aprile si terrà poiché la Corte costituzionale ha ammesso la richiesta espressa da nove regioni italiane (dieci in origine, ma all’ultimo l’Abruzzo guidato dal renzianissimo Luciano D’Alfonso si è tirato indietro). Il quesito referendario è il seguente: «Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?». La questione riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non tocca invece né quelle sulla terraferma, né quelle in mare a una distanza superiore. 

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A proposito di politiche energetiche e di ossimori governativi
Bruno Simili, 18 January 2016

Non se n’è parlato molto. Ma il 30 settembre scorso dieci regioni italiane hanno depositato in Cassazione sei proposte di referendum. La metà delle regioni italiane, dunque: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

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