Rivista il mulino

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POPULISMO
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Gianfranco Pasquino, 04 January 2020

Il già apprezzato presidente dell’Inps Tito Boeri ha scritto un articolo (Non solo questione di numeri, “la Repubblica”, 31.12.2019), alquanto confuso, inteso a dimostrare che è possibile ridurre il numero dei parlamentari senza che ne discendano conseguenze negative sul funzionamento del Parlamento. Il suo punto di partenza è che i parlamentari attualmente esistenti, pure inspiegabilmente numerosi (rispetto a che cosa, a chi? agli elettori Boeri non offre nessun elemento di valutazione comparata), risultano molto poco produttivi. Per definire e misurare la produttività dei parlamentari l’articolo utilizza due criteri. Il primo è la presenza alle votazioni in aula; il secondo è la stesura di disegni di legge. Entrambi i criteri sono inadeguati e fuorvianti.

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La scomparsa di Ross Perot, il miliardario che voleva fare il presidente
Tiziano Bonazzi, 16 July 2019

 “Le aquile non le trovi a stormi. Devi cercarle una a una”. L’aquila naturalmente era lui, Ross Perot, anche se la piccola statura, le spalle strette, le orecchie a sventola e la voce stridula che rovinava la larga parlata texana ne facevano un bersaglio perfetto per vignettisti e imitatori. Non aveva torto Perot a tenere questo slogan inciso su una targa nel suo ufficio assieme ai suoi riferimenti primi, i ritratti di Theodore Roosevelt, il piccolo, pugnace, roboante presidente di inizio Novecento che lanciò gli Stati Uniti nel club delle grandi potenze, e di George Washington,

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Alfio Mastropaolo, 10 July 2019

Nella letteratura specialistica la spiegazione più accreditata del successo populista è quella economicista. E chiama in causa i modernisation losers, o i left behind. I quali, per una prima variante, non sono in grado di adattarsi, per loro carenze culturali, al cambiamento imposto dallo sviluppo tecnologico. Che ha preteso un radicale aggiornamento del capitalismo, in ragione del quale gli individui devono mobilitare le loro capacità personali e smetterla di contare sulle dispendiose sicurezze offerte dallo Stato.

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Bolsonaro come Castro: a proposito delle (giuste) contestazioni al presidente brasiliano
Loris Zanatta, 06 June 2019

L’attacco di Jair Bolsonaro agli studi umanistici ha scatenato veementi reazioni: in Brasile e nella comunità accademica mondiale. È l’intento di un governo “fascista”, s’è detto e ripetuto, di conculcare “il libero pensiero” in nome della “tecnocrazia”, del famigerato “neoliberalismo”. Lasciamo da parte i termini “fascista” e “neoliberale”, usati sempre a sproposito: la protesta ha ragioni da vendere. 

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Dopo il voto europeo: non contano solo i risultati elettorali
Mattia Zulianello, 03 June 2019

In vista delle elezioni europee del 2019 numerosi osservatori e giornalisti hanno speso fiumi d’inchiostro prospettando una inarrestabile ascesa elettorale dei partiti della destra populista. Tuttavia, appena i primi risultati elettorali hanno cominciato ad essere diffusi, i medesimi osservatori e giornalisti si sono affrettati a sancire “l’arginamento” dei populisti. A tal proposito,

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