Rivista il mulino

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FINANZIAMENTI
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Bruno Simili, 09 July 2012

Sin dalle elementari, l’alunno Mario Monti ha studiato al Leone XIII, storico collegio milanese gestito dalla Compagnia di Gesù a due passi da porta Sempione. Nello stesso collegio, a partire dall’anno scolastico 1956/1957 ha frequentato il liceo classico nella sezione B. Un suo compagno di classe di allora lo ricorda così: “Era un ragazzo serio ma cordiale, non l’ho mai visto perdere la pazienza; e non aveva quell’aspetto un po’ imbronciato che appare nelle foto pubblicate sui principali quotidiani. Aveva un sottile senso dello humor. Io e lui avevamo una cosa in comune: eravamo deboli in ginnastica. Per il resto mentre io leggevo ancora Topolino lui sfogliava già le riviste di economia”. Inutile sottolineare, e infatti il suo compagno si guarda bene dal farlo, che il giovane Monti aveva un profitto notevole e faceva sempre tutti i compiti a casa. Ora, proviamo a immaginarcelo, il nostro presidente del Consiglio, che di ritorno dall’ennesima trasferta a Bruxelles, questa volta faticosissima ma fruttuosa, deve mettersi alla scrivania per dare seguito agli impegni presi. Insomma, per fare i compiti a casa. Lo fa con la consueta intelligenza e devozione ma anche con un sottile senso di colpa perché, suo malgrado, per la prima volta nella vita non è tra i primi della classe. Per di più non si tratta di una bella versione di greco, né Tucidide né tanto meno Erodoto. Sono anzi compiti un po’ noiosi: è matematica, e per giunta elementare.

Per quanto la si voglia chiamare “spending review”, altro non è se non una comune partita doppia. Tanto entra, tanto esce. Nel caso italiano, com’è noto, con un debito pubblico che ormai veleggia verso i 2.000 miliardi di euro (ma, come mostra bene questo terrificante link, continua a crescere mentre io scrivo e mentre voi leggete) il problema è sempre lo stesso. L’allegro banchetto cui la partitocrazia si è servita per decenni per alimentare lo scambio tra spesa pubblica e voti. Giunti a questo punto, con il malefico spread che continua a pulsare per ricordarci l’enorme spreco di risorse sotto forma di interessi per rimborsare tale debito (pari, solo per riferirsi a quanto speso in una giornata tipo, sempre quella in cui scrivo, a quasi 67 milioni di euro), bisogna decidere che cosa tagliare. Perché la “spending review”, che in teoria potrebbe anche voler dire risparmio di qua per investire di là, altro non è se non soprattutto questo, tagli su tagli. Noia a parte, ecco la gravità del compito.

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E l’«altra» velocità?
Mauro Tebaldi, 27 April 2012

La liberalizzazione ferroviaria riparte. O almeno così sembra. Dopo un paio di decenni di torpore, scanditi da occasionali reprimende dell’Antitrust romana e da qualche bacchettata dell’Ue, il governo Monti ha cercato di allentare i freni alla competizione in ferrovia. Con uno strano mix di urgenza e moderazione.

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Pierre Testard, 01 September 2011

Osservando i candidati alle primarie socialiste francesi scontrarsi sul futuro budget della cultura in occasione del Festival di Avignone, i cinefili avranno forse pensato alla frase del Disprezzo di Godard: “Quando sento la parola cultura, metto mano al blocchetto degli assegni”. Le festività del 14 luglio sono state in effetti l’occasione per rilanciare il dibattito perenne sulla capacità dello Stato di aumentare il budget concesso al ministero della Cultura oltre la simbolica soglia dell’1%. Dibattito tanto più spinoso in tempi di crisi e di Revisione generale delle politiche pubbliche (Rgpp).

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Giuseppe Marotta, 08 April 2011

“Sono assolutamente contraria alla richiesta di contributi alle famiglie, va evitata questa prassi un po’ lamentosa e in pochi casi giustificata”. Così il ministro Gelmini in un’intervista a “Il Messaggero” del 24 marzo. E ancora: “Viene però da chiedersi come mai, a fronte di risorse limitate per tutti, alcune scuole chiedono il contributo volontario alle famiglie e altre no. Qui entra in gioco la capacità gestionale dei dirigenti”.

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Paolo Jedlowski, 13 December 2010

Il disegno di legge Gelmini sull’università in questo momento è sospeso. Forse passerà, forse no. Penso che sia una brutta legge, ispirata a un disegno punitivo nei confronti dell’università pubblica. Favorisce le università private e specialmente quelle telematiche, quelle che insegnano “a distanza”, senza professori o quasi: a me ha straordinariamente colpito che il CEPU, in questo disegno, venga equiparato a un’università.

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