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UNIONE EUROPEA
Andrea Morrone, 07 January 2014

L’appuntamento più importante del 2014 saranno le elezioni per il Parlamento europeo. È l’ottava volta che siamo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti nel consesso più importante dell’Europa a 28 Stati. Le incognite che circondano queste elezioni sono tuttavia molte. Come bene ha messo in rilievo “The Economist” (nel dossier The World in 2014, p. 35), sono due gli esiti più probabili: il netto calo dei partecipanti al voto e il successo dei partiti antieuropei. La domanda per la democrazia europea passava per la creazione di un’Assemblea eletta direttamente da tutti i cittadini degli Stati membri. Il sogno di Altiero Spinelli e di altri si è realizzato solo nel 1979, ma da allora in poi l’affluenza è stata in costante e preoccupante calo. Siamo passati dal 62% nel 1979, al 59% nel 1984, al 58% nel 1989, al 57% nel 1994, al 50% nel 1999, per poi scendere al 45% e al 43% rispettivamente nel 2004 e nel 2009. L’attesa per il voto di maggio 2014 è per una percentuale ancora inferiore: un dato intorno al 40% confermerà non tanto il declamato “deficit democratico” delle istituzioni, quanto lo scarsissimo senso di appartenenza dei cittadini europei all’Europa come “Stato”.

Il secondo scenario sarà una piena affermazione di quel “sentimento antieuropeo” che è già molto diffuso nel nostro continente, che troverà modo di esprimersi attraverso forze politiche nazionali antisistema, nel senso della loro istituzionale contrarietà al processo di integrazione. Di conseguenza, il nuovo Parlamento non solo godrà di una bassa legittimazione democratica, per effetto della scarsa affluenza al voto, ma, soprattutto, sarà composto in larga misura da partiti che vorranno ritardare ulteriormente o ostacolare il già difficile percorso verso l’Europa unita. 

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Giuseppe Marotta, 18 September 2013

Crisi e credibilità per le banche europee: Il via libera del Parlamento europeo al conferimento alla Bce del mandato per la vigilanza sulle banche dei Paesi dell’eurozona è un elemento cruciale verso l’obiettivo dell’unione bancaria.

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Pier Virgilio Dastoli, 17 September 2013

L'Unione che c'è, l'Unione che verrà: Come pochi sanno, il Consiglio europeo si riunisce da alcuni anni nel Palazzo fortificato a Bruxelles che ha preso il nome dall’umanista fiammingo Justus Lipsius

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Giuseppe Mancini, 24 July 2013

Rimandati a ottobre. Il Consiglio affari generali che si è riunito il 25 giugno in Lussemburgo ha deciso di aprire il capitolo negoziale numero 22 – quello sulle politiche regionali – con la Turchia

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Gianfranco Viesti, 10 June 2013

Avendo centrato con enormi sacrifici l’obiettivo di uscire dalla procedura correttiva del Patto di stabilità, l’Italia sta cercando il via libera europeo, nel prossimo Consiglio di fine giugno, ad alcune misure di rilancio dell’economia. Bene, benissimo. Ma per ottenere questo risultato sono necessarie tre condizioni: un forte e costante impegno politico, una salda rete di alleanze e infine delle proposte tecniche coerenti con la precedente evoluzione delle normative comunitarie, ma allo stesso tempo capaci di mutarne l’orientamento. Senza una di queste condizioni, l’impresa sarà destinata a fallire.

Sul primo punto il governo Letta si sta muovendo con qualche decisione. La questione politica è fondamentale: se l’Europa non riesce a rendere più ragionevole la sua austerità, e a contemperarla con misure per la crescita (che pure proclama indispensabili nella sua strategia 2020), i rischi di un progressivo scollamento delle istituzioni rispetto alle società europee, e di un diffondersi di sentimenti nazionalistici, autarchici, ribellistici, è palese. Non giovano certamente però, nel nostro dibattito politico, gli inaffidabili stop and go di chi, dopo aver passivamente subito impostazioni ultra-rigoriste di politica economica, oggi invita a improbabili bracci di ferro con la Merkel. Siamo abituati a questa torsione dei temi internazionali per ottenere un facile consenso interno, ma ciò non aiuta l’Italia nel policy-making europeo.

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