Rivista il mulino

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NATO
Massimiliano Trentin, 08 January 2019

La decisione presa dal presidente Trump il 18 dicembre scorso di ritirare le 2.000 truppe regolari statunitensi dal Nord Est della Siria ha provocato una tempesta politica: negli Stati Uniti, con le dimissioni del pluridecorato segretario alla Difesa James Mattis, e dell’inviato Usa per la coalizione internazionale contro l’Organizzazione dello Stato islamico (Is) Brett McGurk

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Raffaella Baritono, 29 May 2017

“Believe in yourselves. Believe in your future. And believe, once more, in America”. Sono le parole conclusive del discorso di Trump dello scorso febbraio, tenuto davanti al Congresso riunito e che campeggiano nella home page del sito della Casa Bianca. Ma, al termine del suo primo viaggio ufficiale che lo ha visto, in nove giorni, visitare Arabia Saudita, Israele, Belgio e Italia, quello che si potrebbe pensare è che in realtà è prima di tutto l’America a non credere più in se stessa. Vale a dire, a non avere più fiducia nella capacità di proiettare un immaginario in grado di affascinare, di sedurre i cuori e le menti, di alimentare quell’insieme di speranze e desideri su cui si è costruito il “secolo americano” e la pervasiva affermazione del soft-power statunitense. Che questa capacità di proiezione si fosse offuscata, per la verità, lo si era percepito da tempo, tanto da aver nutrito un dibattito pubblico e storiografico sulla “fine” del secolo americano o, quanto meno, sul suo presunto declino. Tuttavia, tale dibattito si dipanava all’interno di un gioco dialettico fra Stati Uniti e altri contesti di riferimento – l’Europa, in primis, la Russia, la Cina o i nuovi Paesi emergenti – in cui però gli Stati Uniti tentavano di riproporre, aggiornandolo, quell’eccezionalismo che avrebbe dovuto farne un modello di riferimento. In fondo, anche l’America all’insegna della “diversity” di Barack Obama non sfuggiva alla tentazione di riaffermare il “lungo” secolo americano rintuzzando le opinioni di chi parlava di declino.

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Cartolina da Capo Teulada
Marco Zurru, 09 November 2015

A volte capita che ci siano situazioni del reale per cui le categorie prodotte per descriverle e definirle nel loro preminente contenuto appaiono assolutamente calzanti, senza ombra alcuna di ambiguità o pericolosa sfumatura. Una di queste è “servitù”.

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