Rivista il mulino

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ECONOMIA
Silvia Giannini, 31 May 2010

Dopo una settimana di ipotesi, voci, smentite e “conti in tasca” sembra che il governo abbia alla fine deciso le misure per affrontare l’emergenza conti pubblici. Il testo definitivo del decreto ancora non è noto, ma a quanto si sa consente  comunque  qualche primo  commento.
Che vi fosse  bisogno di intervenire per correggere i conti pubblici è certo, e anzi meravigliavano certi ottimistici commenti, reiterati, fino a poco tempo fa, dal nostro premier. Era sufficiente leggere i programmi di stabilità per la Commissione europea o la Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica (ma chi conosce questi documenti, oltre ai pochi addetti ai lavori?) per sapere che il governo si era già impegnato,

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Roberto Escobar, 24 May 2010

In questi giorni c’è chi si sta facendo e rifacendo i conti in tasca. I dirigenti statali, per esempio, e poi i magistrati e i professori universitari. Pare, sembra, si dice… Anzi è certo, se nel frattempo non è stato smentito. Per farla breve: chi tra di loro guadagna più di 80.000 euro lordi l’anno, dovrà lasciare allo stato il 10 per cento della parte eccedente. Se provano a piangersi addosso, pensino non ai milioni di concussi e concussori, corrotti e corruttori, evasi ed evasori, ma ai milioni di disoccupati, mai stati occupati, quasi occupati, male occupati e lì lì per non essere più occupati, che di “eccedente” hanno solo il rosso del conto in banca. Anzi, che spesso non ce l’hanno neppure, un conto, e tanto meno una banca. E poi, annuncia maschio il Calderoli, anche i parlamentari parteciperanno allo sforzo “greco” caldeggiato dal Tremonti. Lo faranno (forse) con un 5 per cento del loro compenso, non si sa bene come conteggiato. Vien da compiangerli. Ma tant’è. Devono dare il buon esempio (e non molto di più).

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Alberto Quadrio Curzio, 28 April 2010

La crisi finanziaria greca è una brutta storia da raccontare e da commentare poiché rivela gravi errori, o addirittura malversazioni, nella nascita e gravi limiti nell’accertamento e nella gestione di un problema dentro Eurolandia. Cioè in un’area economico-monetaria che ha fatto della trasparenza dei bilanci pubblici dei Paesi aderenti e della coesione interna centrata sull’euro il suo punto di forza.

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Silvia Giannini, 29 March 2010

Venerdì 26 marzo è uscito in Gazzetta ufficiale il tanto atteso decreto per lo sviluppo. Si sa, questo è il “governo del fare”: ma nonostante l’impegno politico-mediatico, prevalgono i delusi. È deluso, ad esempio, chi, confidando nelle reiterate promesse di semplificazione, ha creduto di potere davvero fare a meno della Dia (dichiarazione di inizio attività) per i lavori di manutenzione straordinaria degli immobili, e sta scoprendo, invece, che norme regionali più restrittive rischiano di annullare le semplificazioni ostentate dal governo. Ma è deluso anche chi pensava che il decreto potesse aiutare a rilanciare, o almeno a sostenere, la domanda, per alcune tipologie di beni e settori particolarmente colpiti dalla crisi.

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Francesco Vella, 07 January 2010

Tra i tanti articoli oggetto delle letture vacanziere, e che cercano di offrire una chiave di lettura dell’ultimo decennio e di ciò che ci aspetta nell’immediato futuro, mi ha particolarmente colpito quello di Alan Beattie sul Financial Times del 29 dicembre  2009, secondo il quale gli anni 2000 sono stati caratterizzati da molte incertezze e preoccupazioni, ma anche da grande affidamento e confidence nella capacità delle istituzioni private  e pubbliche circa la loro capacità di farvi fronte. La crisi scoppiata nell’autunno del 2008 e continuata per tutto il 2009 ha rovesciato queste aspettative.

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