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ECONOMIA
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Carlo Trigilia, 10 December 2019

Nei giorni scorsi il Censis, presentando il suo tradizionale rapporto annuale, ha portato ulteriori elementi di conferma alla tesi che la lunga stagnazione dell’economia italiana sia alimentata dalla sfiducia e dal senso di incertezza verso il futuro che ci attanagliano da tempo. Poco dopo è apparsa su "la Repubblica" una lunga intervista del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che propone una "grande alleanza per il lavoro" – un accordo tra governo e rappresentanze del mondo del lavoro e dell’impresa – come via da seguire per cercare di uscire dalla più grave crisi dal dopoguerra. È realistica questa prospettiva? E potrebbe essere efficace come terapia per una diagnosi basata sulla crescente sfiducia?

Tre italiani su quattro ritengono che l’economia continuerà a ristagnare o crescerà poco nei prossimi cinque anni. Non stupisce che queste aspettative negative – confermate anche dal senso di forte incertezza sul futuro, condiviso dalla stragrande maggioranza – si accompagnino a una accresciuta preferenza per la liquidità (aumentano le disponibilità trattenute nei conti correnti o in contanti), mentre calano i tradizionali investimenti nel mattone o in titoli di Stato, per la diminuita convenienza di questi impieghi. Nell’incertezza è meglio restare liquidi, ma questo si riflette a sua volta sugli investimenti delle imprese, che sono sensibilmente diminuiti negli ultimi anni e restano ben al di sotto dei livelli del 2007 (prima della crisi internazionale).

E si riflette ovviamente anche sull’occupazione, che non solo resta bassa nel confronto con altri Paesi ma – sottolinea il Censis - vede crescere il lavoro temporaneo e l’economia nascosta. Non solo si investe dunque poco, ma quando lo si fa prevalgono modalità che limitano l’impegno per il futuro e lasciano per così dire le mani libere per far meglio fronte a un quadro percepito come molto incerto. È evidente però che in tal modo difficilmente si riesce a percorrere la via alta dell’innovazione e della crescita della produttività, l’unica capace di offrire uno scudo efficace all’accresciuta concorrenza dei Paesi emergenti che si manifesta con la globalizzazione.

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A proposito dei presunti vantaggi per chi vive al Sud derivanti dal costo della vita
Vittorio Daniele, Gianfranco Viesti, 23 September 2019

Nelle ultime settimane, nel dibattito economico, diversi interventi hanno proposto di ridurre gli stipendi nel Mezzogiorno; o, comunque, di ampliare le differenze salariali fra Nord e Sud, per i lavoratori del settore pubblico e di quello privato. Questo per due ordini di ragioni:

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Un’azione di governo credibile / 3
Patrizio Bianchi, 29 August 2019

All’indomani della crisi di governo, il Partito democratico ha messo sul tavolo del confronto politico alcune questioni centrali. Tra queste, quella di una netta trasformazione strutturale della nostra economia per uscire dalla trappola mortale in cui tutta l’Europa è caduta.

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Il dibattito sulle sorti del Paese è pressoché assente, sostituito da molto rumore di fondo
Antonio Banfi, 30 July 2019

Straniamento: forse non c’è una parola più adatta per descrivere la sensazione che si prova osservando ciò che sta accadendo in queste settimane nel nostro Paese. Il dibattito pubblico è prevalentemente assorbito da questioni poco serie, o – per meglio dire – da questioni la cui gravità deriva più dal coinvolgimento che tali questioni generano piuttosto che dalla loro effettiva rilevanza. Detto in altri termini, il dibattito politico (se ancora così lo si può definire) è ormai appiattito su faccende di corto respiro

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Dal numero 3/19
Marco Leonardi, 08 July 2019

Si può ben dire che i governi di un Paese normale vengono giudicati per la loro capacità di gestire i conti pubblici e, contemporaneamente, incentivare la crescita. Nel ciclo annuale di bilancio, i documenti di finanza pubblica fondamentali sono tre: il documento di economia e finanza (Def) presentato dal governo in primavera;

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