Rivista il mulino

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CRISI
Francesco Vella, 20 September 2010

La settimana appena trascorsa verrà ricordata come il periodo nel quale le regole  della finanza  sono entrate d’imperio nella  vita di tutti i giorni, conquistando gli spazi dei media come mai era successo. E’ una delle tante conseguenze della crisi; fino a qualche tempo fa queste regole erano considerate dall’opinione pubblica astruse e incomprensibili, terreno riservato ai tecnici, ed anche i legislatori, consci dello scarso appeeling sugli elettori,  se ne occupavano con poco entusiasmo. Dopo il terremoto sui mercati e i conseguenti dolorosissimi salassi per le tasche di mezzo mondo, lo scenario è cambiato e la sera a cena seguiamo con attenzione i telegiornali che ci parlano dei banchieri centrali intenti a trovare accordi per cambiare i criteri di valutazione e di misurazione delle soglie di capitale delle banche.

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Bruno Simili, 28 June 2010

Poco alla volta, inesorabilmente, mentre la grande abbuffata dei mercati ha riavvicinato interi pezzi di società e di economia sull’orlo del precipizio, ci si è sentiti di nuovo tentati dall’imprevedibile. Da quel mondo magico e irrazionale cui ci si rivolge allorché i conti non tornano e tutto sembra remare contro. Ma quando fallisce anche la meno irrazionale e, sino a prova contraria, anche un po’ tecnica delle magie, il calcio, allora significa che forse si è tirata un po’ troppo la corda.

Il disastro dell’armata italica in terra africana ha messo a nudo, anche per i più distratti, la straordinaria potenza del pallone unita alla sua grande debolezza: crisi dei vivai, strapotere del denaro, onnipresenza dello straniero fuoriclasse. Al dunque, con la medaglia al petto di quattro anni prima, ecco la disfatta.

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Silvia Giannini, 31 May 2010

Dopo una settimana di ipotesi, voci, smentite e “conti in tasca” sembra che il governo abbia alla fine deciso le misure per affrontare l’emergenza conti pubblici. Il testo definitivo del decreto ancora non è noto, ma a quanto si sa consente  comunque  qualche primo  commento.
Che vi fosse  bisogno di intervenire per correggere i conti pubblici è certo, e anzi meravigliavano certi ottimistici commenti, reiterati, fino a poco tempo fa, dal nostro premier. Era sufficiente leggere i programmi di stabilità per la Commissione europea o la Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica (ma chi conosce questi documenti, oltre ai pochi addetti ai lavori?) per sapere che il governo si era già impegnato,

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Mauro Barberis, 17 May 2010

È tornata. Forse non se n’era mai andata. Forse aveva sonnecchiato per cinquant’anni, sotto i riti e le finzioni dell’Italia democristiana: salvo esplodere inconsulta negli anni di piombo, frettolosamente chiusi con il sacrificio di pochi e la corale deprecazione di tutti. Forse è andata accumulandosi giorno dopo giorno, come polvere pirica, dinanzi alle telecamere dell’Italietta berlusconiana: nelle interviste-panino dei telegiornali – maggioranza-opposizione-maggioranza – dove l’unica regola è colpire duro, meglio se sotto la cintura, salvo sempre il rispetto dei tempi televisivi;

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Francesco Vella, 10 May 2010

Il marchio, quello dei nuovi untori, ormai è impresso e sarà difficile toglierselo di dosso, ma proprio in questi momento di grande agitazione e confusione dove le sirene del populismo appaiono irresistibili, occorre tenere dritta la barra e possibilmente non abbandonare la ragione e anche il buon senso. Da tempo, tutti lo hanno imparato, i mercati finanziari non sono certo luoghi dove prevalgono razionalità e prudenza, anzi, ormai sulla materia si sono formate intere biblioteche, la fanno da padroni paura e volatilità, insieme a comportamenti ispirati ad avidità, voglia di guadagnare e poca attenzione ai destini del prossimo.

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