Rivista il mulino

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CHIESA
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A novant’anni dal Concordato firmato da Mussolini e Pio XI
Chiara Saraceno, 11 February 2019

Sono trascorsi novant’anni da quando, l’11 febbraio 1929, i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica sono stati regolati da un concordato. Un tempo sufficientemente lungo per consentire un bilancio e per verificare se non sia opportuna una nuova revisione, dopo quella operata nel febbraio 1984 sotto il governo Craxi, con la duplice parziale correzione sia dei Patti lateranensi sia del concordato vero e proprio. 

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Marcello Neri, 12 March 2018

Trasformare un’istituzione complessa e articolata in diversi livelli come è la Chiesa cattolica non è impresa facile. Di sicuro non basta lo slancio profetico dell’uomo solo al comando, che ben sa che per portare a compimento tale impresa si deve tirare dietro tutto un popolo e farlo sentire come a casa sua in una nuova configurazione della comunità ecclesiale.

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Marcello Neri, 12 October 2017

C’è qualcosa nel ministero petrino di Francesco che, per la sua stessa natura, è difficile da delineare a parole. Qualcosa che segna una sorta di rottura o scarto: le cose non stanno più come prima, e di questo riusciamo ad accorgercene in molti. Non si tratta tanto di contenuti, ma di stile d’esercizio del proprio ministero

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A proposito del cambio al vertice della Congregazione per la dottrina della fede
Marcello Neri, 17 July 2017

Il recente cambio operato da papa Francesco al vertice della Congregazione della dottrina della fede può essere letto in un’ottica di funzionalità istituzionale. Pochi anni dopo il Concilioil suo lavoro censorio è passato da un’analisi teologica dei testi

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Redazione, 28 June 2017

Chi vuole bene a un uomo di quasi novant’anni sa, ovviamente, che non manca molto al momento in cui quest’uomo dovrà andarsene. Però poi, quando accade, capita di trovarsi impreparati comunque. Succede così con Luigi Pedrazzi, per noi semplicemente Gigi, che è impossibile da raccontare. Figurarsi in poche righe.

Due cose almeno, però, vanno dette. Una, per noi che lavoriamo nella rivista che Pedrazzi fondò con altri giovani studenti bolognesi nel 1951, è fin troppo ovvia. Gigi è stato sempre il Mulino. Naturalmente lo è stato quando immaginò a Bologna una piccola rivista – dopo il liceo classico Galvani erano gli anni dell’università, lui e i suoi sodali avevano ventitré, ventiquattro anni. Ragazzi che, come lui stesso ha ricordato, «tra i quindici e i diciotto anni erano stati abbastanza grandi per osservare molto e cercare di capire; ma, tra il 1943 e il 1945, furono in pratica abbastanza piccoli per essere lasciati tranquilli sul bordo della storia più dolorosa e difficile» (salvo Ezio Raimondi, di qualche anno più anziano). Dunque fu «un’amicizia all’origine della storia del Mulino». Se quella storia è proseguita sino ad oggi molto, molto di più di quanto comunemente non sia detto, lo si deve a Pedrazzi. Lui, quando glielo si ricordava, si schermiva; ma, piacione com’era, in realtà non gli era sgradito avere l’occasione di raccontare del tempo in cui la prima proprietà del Mulino, nella persona dell’avvocato Barbieri, l’editore del Carlino, troncò i rapporti (e dunque i finanziamenti) all’intrapresa dei giovani galvanisti; e fu solo grazie a una cospicua eredità arrivata a Gigi, il quale se ne disfò interamente a favore del Mulino, che quella storia poté proseguire.

Erano anni di grande maturazione culturale per quei giovani e per l’intero Paese, che poco alla volta dopo il disastro si ritrovava. Anni di una straordinaria vivacità intellettuale, di cui Pedrazzi fu animatore, certo con tanti altri, ma con una forza sua propria che lo rendeva unico e, davvero, insostituibile in quel progetto culturale. Un progetto che molto presto divenne poi compiutamente editoriale: alla rivista nata nel ’51 fece seguito poco dopo, nel ’54, la società editrice.

Dopo quello tipicamente mulinesco, il secondo carattere di Gigi lo si può racchiudere in una parola: dialogo. Nella sua capacità inesauribile, perché sincera e fortemente motivata, di aprirsi a un confronto non sempre facile ma sempre franco con chi stava su posizioni diverse, a volte opposte. Un confronto reale, e dunque proficuo, perché derivante da una sua straordinaria apertura mentale che gli veniva da quella curiosità che non lo ha mai abbandonato.

Così, ci pare, si possono leggere tutte le più importanti tappe del suo vivacissimo percorso intellettuale e umano.

Oltre al Mulino, il dialogo aperto e mai concluso all’interno della sua Chiesa cattolica, dove al rispetto per la cornice istituzionale si mescolava l’entusiasmo per le spinte riformatrici presenti nella Chiesa di quegli anni. Lo studio del Concilio Vaticano II non lo abbandonerà mai e lo porterà, ottantenne pressoché digiuno di ogni forma di comunicazione elettronica, a realizzare una rete di contatti grazie alla quale condurrà analisi degli anni conciliari e preconciliari, poi concretizzatesi in una serie di volumi usciti al Mulino dal 2010: «Vaticano II in rete». Studi anch’essi, come la gran parte del suo percorso, dominati dalla figura ingombrante di Giuseppe Dossetti, da lui incontrato nel 1956, molto amato e studiato e che sempre lo affiancherà nelle sue riflessioni.

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