Rivista il mulino

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ITALIA
Piero Ignazi, 11 April 2011

Una volta di più, il governo italiano sta dando pessima prova di sé sul piano internazionale. Del resto, è quando si passa dall’ordinaria amministrazione alle situazioni di crisi che emergono le carenze. Sia quelle strutturali, ereditate dal passato, sia quelle contingenti, frutto dell'impreparazione, del dilettantismo e del provincialismo dei governanti.

La primavera araba è il fatto nuovo positivo che contrassegna questo decennio: così come l’11 settembre e suoi postumi aveva marchiato in maniera macabra e terribilmente nefasta il primo decennio del nuovo secolo, così questo risveglio democratico delle opinioni pubbliche del Mediterraneo e del Medioriente sembra destinato a influire per il meglio su molti versanti, da quello dell’espansione della democrazia a quello di nuove relazioni tra le sponde del Mediterraneo, fino a incidere, in prospettiva, sulla questione israelo-palestinese.

Di fronte a una tale situazione, la politica italiana è stata risucchiata in una serie di azioni-reazioni tipiche di un Paese piccolo.

Il Primo ministro  e il ministro degli Interni, in particolare, seguiti a ruota da quello della Difesa, hanno commesso una serie impressionante di gaffes e di passi falsi, tutti all’insegna del provincialismo. Vale a dire dell’assenza di un rapporto reale con le classi dirigenti europee e internazionali (fanno eccezione le “intese cordiali” con personaggi quali Putin, Nazarbaiev, Lukaschenko e Gheddafi) e di confidenza con gli organismi internazionali, a cominciare dall’Unione europea.

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Alberto Mario Banti, 17 March 2011

Che succede, insomma? Dobbiamo sentirci italiani? Non dobbiamo sentirci italiani? Perché sono questi, in definitiva, gli interrogativi che la celebrazione del centocinquantesimo dell’Unità pone. Francamente penso che ci siano ottimi motivi per sentirsi parte di una comunità politica italiana. E penso anche che quegli ottimi motivi dovremmo andarli a cercare in prima istanza nella Costituzione della Repubblica, che è il patto fondativo che ci lega davvero. Lì, nella prima parte, nella sezione dei valori, così come nella seconda, quella relativa all’architettura costituzionale, possiamo trovare seri motivi di orgoglio, poiché si tratta di una Costituzione nel suo complesso molto bella, e tale da aver garantito le libertà di tutti (sottolineo: assolutamente tutti) dal 1948 a oggi.

Dopodiché è anche giusto che per un anno, e in occasione del 150o, si celebri la data del 17 marzo considerandola festa nazionale. Ma solo per un anno. Perché la Repubblica italiana le sue feste di fondazione le ha già, e sono il 25 luglio e il 2 giugno. Eventi molto belli da ricordare: la Liberazione, la Repubblica, l’elezione dell’Assemblea Costituente a suffragio universale sono evidentemente momenti importanti, carichi di una grande quantità di valori positivi: la fine di una dittatura; la fine di una guerra e di una minacciosa occupazione straniera; l’inizio di una lunga stagione di piena e larga libertà.

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Gianfranco Viesti, 14 March 2011

Non pochi, anche per giustificare le manovre finanziarie (Tremonti) e legislative (Gelmini) sull’università, sostengono con sempre maggiore convinzione che all’Italia tanti laureati, in fondo, non servono. Guardiamo i numeri e confrontiamoci a livello regionale con l’Europa. Partiamo dal dato che fotografa la storia più lontana e indica la necessità di recupero nel tempo lungo: la quota dei laureati sulla popolazione fra i 25 e i 64 anni. Vale a dire l’effetto delle scelte e dei risultati educativi degli ultimi quattro decenni. La media europea è del 24,3%; quindi un europeo “adulto” su quattro è laureato. Le regioni europee dove questo valore è massimo, il che non sorprende, sono quelle del Nord. In particolare quelle britanniche (la prima in assoluto in graduatoria è Londra, con il 48,3%), e quelle di Olanda, Belgio, Danimarca e Paesi scandinavi. Ma ci sono molte delle regioni delle capitali europee. Inoltre, cosa interessante, si trovano anche regioni spagnole: i Paesi baschi, Madrid, la Navarra sono molto in alto in graduatoria. Le regioni italiane non sono messe bene: la prima è il Lazio (ma 178ma su 267 regioni) con il 19,6% di laureati sulla popolazione “adulta”; un valore che è metà di quello di Madrid. Fra le prime regioni italiane c’è anche l’Abruzzo, che ha una percentuale più alta di quasi tutte le regioni del Nord (e non a caso è una regione che è cresciuta molto).

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Tomaso Montanari, 15 February 2011

Il cavallo sfrenato che sta nel simbolo di Storia Patria potrebbe esser giunto alla fine della sua corsa. Il centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale rischia infatti di portarsi via una delle più importanti eredità intellettuali che il processo di creazione dello Stato italiano ha lasciato a Napoli: dopo quasi centoquarant’anni di servizio, la Società Napoletana di Storia Patria sta per fare bancarotta.

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Fulvio Cammarano, 26 December 2010

Il tema dell’identità nazionale italiana non può prescindere dal momento fondativo dello Stato. È nella seconda metà dell’Ottocento che prendono forma alcuni caratteri costitutivi rimasti impressi nella dimensione che potremmo definire dello spirito pubblico nazionale. L’Italia, come è noto, nasceva inglobando al proprio interno linguaggi, interessi e culture tanto eterogenei quanto polverizzati in una miriade di orgogliosi localismi che non si percepivano tali. Questi aspetti mantenevano una parte considerevole della spinta centrifuga originaria, pericolosa in quanto il nuovo Stato si presentava con evidenti limiti di legittimazione politica dei nuovi ordinamenti.

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