Rivista il mulino

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CULTURA
Loredana Sciolla, 19 October 2009

Fa bene allo spirito sentire le voci che in questi giorni si levano per ribadire quanto sembrava scontato: la dignità delle donne.
Appelli, articoli, dibattiti a proposito dell’uso del corpo della donna, della sua bellezza e della sua presunta disponibilità ad accontentare i desideri del capo (premier, imprenditore, dirigente televisivo, uomo politico …) si diffondono sulla scena pubblica e rompono un silenzio durato troppo a lungo. C’è stato un periodo in cui la critica al sessismo, machismo, sfruttamento della donna da parte di chi si trova in posizioni di potere sembrava aver vinto, almeno all’estero. Era così diffuso il timore di incorrere nell’accusa di molestie che circolava tra i docenti nei dipartimenti universitari americani il consiglio (ridicolo, ma significativo del clima): “quando entra una studentessa belloccia lascia la porta aperta”.

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Marino Sinibaldi, 22 June 2009

Ci sono, scrisse qualche anno fa Ray Oldenburg, strani posti: luoghi terzi (third places) li definì, per dire che non contava solo il loro valore “funzionale” ma quello sociale, di incontro e aggregazione. L’esempio del barbiere è il più nitido: ci si va per farsi tagliare i capelli, ovvio. Ma intanto conosciamo la vita del quartiere, incontriamo e ci confrontiamo con persone diverse da noi, per professione e idee: “I third places contrastano la tendenza a essere restrittivi nel godere degli altri perché sono aperti a tutti e perché enfatizzano qualità non limitate alle distinzioni di status prevalenti nella società”.

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Marino Sinibaldi, 20 April 2009

C’è qualcosa di serio nelle polemiche intorno ai premi letterari? Forse no, forse sono solo le fibrillazioni di un sistema mediatico che ha bisogno di rendere tutto spettacolare e possibilmente scandaloso per riempire le prime pagine. E come volete che il mondo dei libri e della letteratura  arrivi nelle prime pagine se non perché qualcuno insinua, qualcuno trama, qualcuno tradisce? Solo lo scrittore che abbandona, l’editore che denuncia, il giurato che allude possono rendere appetibile una realtà altrimenti tenacemente resistente alle volgarizzazioni. È un degenerazione, d’accordo, ma è la patologica funzionalità del nostro sistema di informazione. E dunque varrebbe la pena di  fregarsene, continuare a leggere libri e a discuterne nelle forme vecchie e nuove che la comunità del lettori magari a fatica ha ormai imparato a praticare.

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Tomaso Montanari, 15 April 2009

Il ministro Bondi dice di volere “meno Stato nella cultura”. Dev’essere dunque stata una circostanza eccezionale quella che l’ha spinto a irrompere nel mercato dell’arte, sborsando tre milioni e duecentocinquantamila euro per assicurare allo Stato un Crocifisso ligneo “di Michelangelo”.
Se si escludono i tre storici dell’arte cui si deve l’attribuzione, e i vertici della Sovrintendenza di Firenze, praticamente nessuno tra gli specialisti di scultura rinascimentale crede che si tratti davvero di un’opera del Buonarroti.

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Mauro Barberis, 02 March 2009

Ma sono davvero la cultura, la scuola e l’università la palla al piede di questo Paese? Ed è quindi proprio alla cultura che, in tempi di tagli e sacrifici generali, bisogna rivolgersi per turare le falle del bilancio pubblico? Viene da chiederselo oggi, davanti alla polemica lanciata da Alessandro Baricco – un maestro nel civettare con lo spirito del tempo – sulle sovvenzioni statali al teatro, alla musica classica, all’opera lirica. Tutti soldi da destinare, secondo lui, alla cultura di massa: l’unica di cui lo Stato potrebbe ormai farsi carico, e che comprenderebbe soprattutto, se non esclusivamente, la televisione e la scuola.

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