Rivista il mulino

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CULTURA
Matteo Poppi, 15 June 2011

Agli inizi del Novecento il senso dell’ignoto era ancora parte integrante del viaggiare. La mente dell’esploratore non poteva che supporre le insidie o le meraviglie che lo attendevano. Anche la gente comune doveva far fronte a questa carenza informativa. L’alone di mistero per tutto ciò che era altro dal proprio Paese veniva investito da un’aura magica, le poche informazioni scientifiche che giungevano sugli usi e sui costumi di popoli lontani ancora si condivano di leggende.

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Eugenio Maria Russo, 13 April 2011

Non è raro di questi tempi sentir parlare di “età barbarica” e “invasioni barbariche”, non solo nel senso più generale dei film del regista canadese Denys Arcand (e del programma televisivo di Daria Bignardi), ma con specifico riferimento alla cultura dell’immagine e del progresso tecnologico che uccide quella secolare del libro.

«Simili ad Attila, distruttore di civiltà, stiamo diventando noi. Non lo siamo ancora, ma i sintomi sono gravi: il tentativo di annientare la cultura classica senza la quale la scienza e la tecnica possono trasformarsi in una fabbrica di mostri; il mercato cinico e selvaggio; la pubblicità urlata; la televisione frenetica, violenta e gesticolante»: così scrive Luca Canali nel suo recente saggio Fermare Attila. La tradizione classica come antidoto all’avanzata della barbarie (Bompiani 2009). Tuttavia il “noi” di Canali, latinista di fama, è una strizzatina d’occhio ai lettori: se leggi Luca Canali, di sicuro non sei un unno che corre ad accaparrarsi il nuovo iPad, ma piuttosto un irriducibile lettore di Tibullo in lingua originale, al limite con la traduzione a fronte di Luca Canali medesimo.

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Claudio Giunta, 29 March 2011

Molti degli studenti che s’iscrivono alle facoltà umanistiche hanno serie difficoltà a esprimersi oralmente e per iscritto. Avere serie difficoltà significa: sbagliare i verbi, sbagliare l’ortografia, usare le parole a casaccio. È un po’ come se alla facoltà di Matematica si iscrivessero in massa ragazzi che non sanno fare le quattro operazioni, o come se le aule di Medicina fossero invase da studenti che hanno il terrore del sangue.

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Bruno Simili, 20 January 2011

La crisi sta colpendo tutti. Beh, insomma, tutti, diciamo quasi tutti. Fa sfracelli nei bilanci pubblici, tanto che gli amministratori, poveri loro, devono fare scelte dolorosissime. E tagliare. Pieni zeppi di buon senso, tutti, diciamo quasi tutti, tagliano i settori che non risultano indispensabili alla sopravvivenza dell’essere umano. Ecco allora spiegato perché, tanto per fare un esempio, nelle case di tutti, o quasi, sgorga ancora l’acqua dai rubinetti. E, nella maggioranza dei casi, ci si riesce addirittura a lavare con l’acqua calda.

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Massimiliano Panarari, 18 November 2009

«Le invasioni barbariche», per mutuare il titolo di un bel film di qualche anno fa del canadese Denys Arcand, identificano una delle ossessioni più ricorrenti in questo trapasso di millennio.

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