Rivista il mulino

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CULTURA
Claudia Astarita, 01 May 2012

Tutti pazzi per Bollywood. Anche l’icona del cinema indiano, Ranbir Kapoor, si è schierata dalla parte del Tibet, e lo fa con l’aiuto dei testi di Irshad Kamil e la musica di Allah Rakha Rahman, già premio Oscar per la miglior colonna sonora originale e la miglior canzone originale di Slumdog Milionaire.

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Valentina Lo Surdo, 28 March 2012

Questa è la storia di una valigia, capace di contenere i suoni del mondo, di un libro, tornato a suonare dopo 26 anni di silenzio, in Marocco. Una storia iniziata nel 1976, quando Giorgio Battistelli era poco più che un ragazzo agli inizi della carriera di compositore. Lo affascinavano l’alchimia, la psicologia e le macchine celibi di Marcel Duchamp.

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Loredana Sciolla, 12 March 2012

Sui quotidiani le chiamano “tragedie della gelosia”. A pochi giorni di distanza almeno due hanno attratto l’attenzione dei media: a Brescia un camionista uccide l’ex moglie, sua figlia e i loro partner; nel veronese un uomo strangola la moglie con il foulard e poi si costituisce. Le violenze di uomini sulle donne non sempre sfociano in tragedia, più spesso si “limitano” a colpire brutalmente nel corpo, a stuprare, attuare molestie sessuali e persecuzioni di ogni tipo (oggi identificate col reato di stalking). Questo quadro di violenza quotidiana, ambiente fertile dei crimini che sfociano in omicidi e tragedie, è stato ben descritto nella sua vastità impressionante da due indagini Istat di alcuni anni fa (2006 e 2009). Sono quasi 7 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subìto violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita, cioè circa il 32% della popolazione femminile, ma la cifra sale ancora se si considera anche la violenza psicologica. Una parte considerevole di queste violenze, inoltre, avviene ad opera del partner entro la famiglia o un rapporto di coppia.

“Tragedia della gelosia” richiama alla memoria il titolo di un film del 1970 di Ettore Scola, Dramma della gelosia, che narra la storia popolare di un amore tra un muratore coniugato (Marcello Mastroianni) e una fioraia (Monica Vitti). Quando poi lei si innamora di un giovane pizzaiolo e sceglie di sposare quest’ultimo, lui, pazzo di gelosia, la uccide. Il film voleva essere una satira di una cultura italiana possessiva, tradizionalista nei confronti della donna e dei ruoli di genere, della famiglia in generale, ancora diffusa tra i ceti popolari, ma che sembrava ormai già messa in crisi negli strati colti e destinata a scomparire. Nel 1970 la “rivoluzione culturale” della contestazione studentesca e femminista si stava diffondendo, o così sembrava; il divorzio era stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano; Franca Viola, ragazza siciliana, rapita e stuprata aveva per la prima volta rotto il muro di omertà e di silenzio, denunciando il suo rapitore e rifiutando il matrimonio riparatore. Il film, dunque, già negli anni immediatamente successivi alla sua apparizione era ormai datato ? E lo è tanto più oggi a oltre quarant’anni di distanza? Sì e no.

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Valentina Lo Surdo, 17 February 2012

Marino danza. Ha l’oro nei capelli ricci e il sorriso bello dei vent’anni. Impugna il violino come per giocare, lancia sguardi verdi ai suoi compagni con cui suona sul serio, tutti in piedi, le Quattro Stagioni di Vivaldi. Così sono più liberi di esprimere, anche con il corpo, la gioia e la grinta della musica; così ha insegnato loro Judith Hamza, la violinista di origini rumene che in un giorno di giugno del 2007 ha creato gli Archi del Cherubino. È la prima sera del 2012 nella Collegiata di San Leonardo, a San Casciano dei Bagni. La chiesa è illuminata da centinaia di candele, una penombra occupata da un pubblico silenzioso e dai suoi pensieri, lasciati galleggiare nella festa della musica di questi ragazzi.

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Valentina Lo Surdo, 31 January 2012

Lo ammetto: non ero preparata. Cuba è un Paese del terzo mondo, ma finché non vedi non credi. Si faticano a immaginare le medaglie d’oro olimpiche, i campioni della danza o le eccellenti menti scientifiche vivere in condizioni che in Europa sono riservate agli ultimi. I cubani sono tutti poveri, nessuno escluso. Non muoiono di fame, ma non possono permettersi più dello stretto indispensabile, acquistato con la tessera annonaria che chiamano libreta. Crescono in case senza intonaco, dove gli asciugamani sono un lusso, come l’acqua calda. Le cucine ospitano torri di stoviglie su un terreno che non è detto sia pavimento, perché i pensili, se non ce li hai, mica ti metti a buttar soldi per comprarli. Il telefono è un miraggio. E non dico il cellulare, che costa una follia sia per chiamare sia per ricevere anche entro i confini nazionali, ma pure il fisso è roba da ricchi. Internet non esiste.

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