Rivista il mulino

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ELEZIONI
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Piero Merola, 16 October 2019

La nuova rivale di Joe Biden. Il quarto dibattito democratico ospitato da Cnn e “The New York Times” a Westerville, Ohio, verrà ricordato come quello con il più alto numero di partecipanti della storia. Si è infatti raggiunto questo record dopo la riammissione di Tulsi Gabbard.

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Dario Tuorto , 16 October 2019

Nonostante le scarse fortune politiche dell’ambientalismo italiano e a dispetto delle tesi pessimistiche sul declino della partecipazione giovanile, lo scorso 27 settembre centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze sfilavano in corteo nelle strade del nostro Paese. Si è trattato di una delle maggiori mobilitazioni tra quelle svoltesi in Europa occidentale, tale da richiamare l’attenzione della stessa Greta Thunberg. In piazza c’erano moltissimi di quei sedicenni e diciassettenni al centro del breve quanto timido dibattito che si è aperto subito dopo attorno alla proposta di concedere il diritto di voto a partire dai sedici anni. L’idea, lanciata dall’ex premier Enrico Letta in un’intervista a "Repubblica", ha raccolto l’opinione favorevole di esponenti politici di quasi ogni partito, dal Movimento 5 Stelle al Pd sino allo stesso Salvini. Per qualche giorno la politica italiana è ritornata quindi a discutere di giovani, una fetta di elettorato tante volte descritta tanto come inconsistente da un punto di vista demografico quanto come indeterminata sul piano politico.

Che portare alle urne qualche centinaia di migliaia di minorenni possa rappresentare un vantaggio per alcuni degli attuali partiti è una questione aperta. Lo spazio in altri Paesi occupato dai Verdi resta in Italia poco presidiato, pur rappresentando un mercato elettorale interessante, soprattutto in una fase come l'attuale in cui i temi ambientali catturano l’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito economico. Se si guarda alla storia del voto giovanile nel nostro Paese, si può notare come, a differenza del periodo precedente, nella Seconda Repubblica non si sono avuti grossi scossoni o fratture generazionali tali da produrre effetti significativi sui risultati elettorali. L’unico attore in grado di occupare lo spazio politico giovanile è stato il Movimento 5 Stelle nel 2013, ma questo tentativo di fidelizzare il voto dei neo-elettori si è fortemente ridimensionato a distanza di soli cinque anni, come mostrano le indagini post-elettorali (Itanes, Vox Populi. Il voto ad alta voce, Il Mulino, 2018). Un recente sondaggio Swg ha fotografato l'attuale situazione di stallo: a fronte di un’eventuale chiamata alle urne, il voto dei sedici-diciottenni risulterebbe perfettamente trasversale agli schieramenti politici, dividendosi tra giallo-rossi e centrodestra. Questo risultato non deve sorprendere.

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Ettore Chiorra, Sara Dipietro, Antonio M. Morone, 09 October 2019

Un Parlamento debole e gli effetti dell'astensionismo. Domenica scorsa, 6 ottobre, si sono tenute le votazioni per il nuovo Parlamento tunisino. È la terza volta che i tunisini sono chiamati alle urne per rinnovare il principale organo rappresentativo del Paese dalla fine del regime di Ben Ali. Al primo posto si sono piazzati gli islamisti di Ennahada con oltre il 18% dei voti, seguiti da Qalb Tounes, “Al cuore della Tunisia”, con oltre il 16%. Quest’ultimo partito è stato fondato pochi mesi fa da Nabil Karoui, che è oggi uno dei due sfidanti per il secondo turno delle presidenziali in programma per domenica prossima.

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Cartolina dalla Bassa modenese
Giosuè David, 13 September 2019

Le elezioni europee dello scorso 26 maggio hanno portato la Lega di Salvini come primo partito in Italia: un’ascesa non del tutto inaspettata, ma sicuramente un dato importante per il nostro Paese, soprattutto in una regione quale l’Emilia Romagna,

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Alfonso Botti, 29 July 2019

La sinistra spagnola che si fa del male. Sai che novità, verrebbe da dire. Eppure per la Spagna non era così scontato. Invece, pur essendoci i numeri per un governo progressista, il leader socialista Pedro Sánchez non ha ottenuto la fiducia. Che cos’è successo? E perché?

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