Rivista il mulino

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ELEZIONI
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Tra polarizzazione e personalizzazione, tra vecchio e nuovo, il voto per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana
Francesco Raniolo, 13 November 2017

La Sicilia come “laboratorio”, luogo in cui sperimentare nuovi e più avanzati equilibri politici e di governo? O, per converso, la Sicilia come “continente” in cui “tutto cambia affinché nulla cambi”? O ancora come realtà “ibrida”

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Martino Mazzonis, 13 November 2017

La testata di un malavitoso locale a un giornalista ha portato di colpo Ostia – e non il X municipio di Roma – al centro del dibattito politico e mediatico. Difficile dire se sia un bene o un male. Da settimane, come era già capitato dopo lo scioglimento del municipio per mafia nel 2015, osserviamo un’area che comprende periferie urbane di Roma, suburbia benestante in stile americano, nuovi insediamenti frutto di una speculazione edilizia concordata con gli enti locali,

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Luisa Leonini, 06 November 2017

Pochi giorni fa gli avvocati di Facebook, Twitter e Google sono stati interrogati dal Senato degli Stati Uniti per spiegare come abbiano potuto non accorgersi della presenza sulle loro piattaforme di propaganda politica occulta. Quella, in particolare, che sembra essere stata finanziata da account russi durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2016 che, giusto un anno fa, ha portato alla vittoria di Donald Trump.

Un nuovo capitolo del cosiddetto «Russiagate» si è così aperto. Facebook, infatti, avrebbe ricavato una cifra superiore ai 100.000 dollari dalla vendita di spazi pubblicitari ad account fake legati a server russi. Il periodo interessato è quello che va dalla discesa in campo di Trump (maggio 2015) al maggio di quest’anno. Gli account coinvolti avrebbero pubblicato post che, pur non riferendosi in maniera esplicita al voto, trattavano, orientando l’opinione del lettore, contenuti oggetto della campagna elettorale: omofobia, xenofobia e politiche migratorie, diritto a possedere armi per difendersi da sé.

Stando a quanto pubblicato dal “New York Times”, oltre 3.000 spazi pubblicitari sulle bacheche degli utenti di Facebook sarebbero stati acquistati da account fake legati alla Russia, raggiungendo 126 milioni di utenti del social di Mark Zuckerberg. A questi andrebbero aggiunti oltre 131.000 messaggi su Twitter e più di 1.000 video caricati su YouTube. Dietro questa vera e propria campagna si celerebbero organizzazioni riconducibili alla Internet Research Agency di San Pietroburgo.

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Arnaldo Testi, 30 October 2017

Giappone, la «Costituzione americana» Alle elezioni politiche di domenica 22 ottobre il primo ministro del Giappone Shinzo Abe ha vinto alla grande: il suo Partito liberal-democratico (conservatore) ha ottenuto una bella maggioranza alla Camera dei rappresentanti, e una delle cose che spera di fare subito è rivedere la clausola pacifista della Costituzione.

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Bruno Simili, 16 October 2017

Poteva andare peggio. Poteva piovere. Così, parafrasando Mel Brooks, si potrebbe commentare il risultato uscito dalle urne per il rinnovo del Parlamento autriaco. Perché rispetto alla vigilia (e al primo exitpoll) i socialdemocratici di Christian Kern sono andati meglio, tenendo la posizione e conquistando la seconda piazza, dietro alla Övp guidata dal trentunenne Sebastian Kurz - il leader popolare dalle idee assai poco moderate, prossimo cancelliere austriaco - ma davanti all’ultradestra di Heinz-Christian Strache (26% dei consensi, più 5% rispetto alle precedenti elezioni).

L’Austria, che dopo vari tentativi aveva eletto presidente il professore verde ed europeista Van der Bellen, ieri ha premiato la destra (e punito duramente i Verdi, che rischiano di restare fuori dal Parlamento, ma manca ancora lo spoglio del voto postale e i dati non possono essere considerati definitivi). Le posizioni prese dal futuro cancelliere durante la campagna elettorale gli hanno garantito popolarità e consensi; ma si tratta di posizioni dichiaratamente di destra, che in gran parte condivide con il Partito delle libertà di Strache. L’uno e l’altro sfiorano il 60% dei consensi. Laddove non era riuscito il candidato xenofobo che aveva tentato di conquistare la presidenza della Repubblica austriaca il dicembre scorso (si votò la stessa domenica del referendum costituzionale italiano), Norbert Hofer, sono riusciti Strache e Kurz. Gran parte dei sei milioni e mezzo di austriaci che ieri si sono espressi hanno detto chiaramente di condividere politiche anti-immigrazione, in buona parte anche anti-europeiste

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