Rivista il mulino

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ELEZIONI
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Nicola Melloni, 13 March 2020

Dopo il successo nel secondo Super Tuesday, Joe Biden si sta avviando verso la nomination per sfidare Trump a novembre. È successo tutto nell’arco di qualche giorno: per mesi i centristi del Partito democratico erano tutt’altro che convinti della sua candidatura

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Si accende la competizione per le battaglie elettorali statunitensi di novembre
Maurizio Vaudagna, 12 February 2020

La prima, secondo Trump, «settimana incredibile» di febbraio ha registrato tre avvenimenti che hanno accelerato la fase decisiva della campagna presidenziale: la fine dell’impeachment, il discorso di Trump sullo stato dell’Unione e la prima primaria democratica nello Stato dell’Iowa.Il risultato è un aggravarsi parossistico della polarizzazione politica,

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Fernando D'Aniello, 07 February 2020

L'altolà di Merkel. Il 5 febbraio scorso il Parlamento della Turingia si è riunito per eleggere il nuovo Ministerpräsident, il presidente del Governo del Land. Dalle elezioni dello scorso autunno non è emersa una maggioranza chiara: il presidente uscente Bodo Ramelow (Linke) ha ben governato con una coalizione rosso-rosso-verde, che, tuttavia, non ha ottenuto per un soffio i seggi necessari per essere riconfermata.

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Piero Merola, 07 February 2020

Tre lunghe giornate segnate da problemi informatici e ritardi nei conteggi, causati dal malfunzionamento di un'app, hanno suscitato inevitabili polemiche, trasformando il primo appuntamento della corsa democratica alla nomination in un #IowaDisaster, hashtag diventato subito trend sui social.Mentre il «New York Times» segnala tuttora probabili errori nei riconteggi manuali,

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Marco Valbruzzi, 03 February 2020

Ogni elezione, soprattutto se combattuta fino all’ultimo voto, ha bisogno di un po’ di tempo per essere compresa nel suo significato storico e analitico più profondo. E questo vale anche per il recente voto emiliano-romagnolo, presentato come l’Armageddon definitivo della politica italiana. A una settimana di distanza si può ragionare a mente un po’ più fredda sull’esito, provando a individuarne gli aspetti o le lezioni più interessanti. Ne ho individuati quattro e provo a svilupparli in ordine.

1) Sardine über alles. Tra i tanti fattori che possono essere richiamati per spiegare il risultato del voto (cioè: la vittoria di Bonaccini o, se preferite, la sconfitta di Salvini) – tra cui rientrano la strategia molto local del centrosinistra, il “peso” del buongoverno regionale, la personalizzazione straripante del leader della Lega – ce n’è uno che conta più degli altri. O, meglio, che contribuisce a spiegare anche agli altri. Senza troppi giri di parole, queste elezioni sono state vinte dalle “sardine”: un gruppo di giovani bolognesi che, in maniera spontanea e coraggiosa, ha preso Salvini in contropiede, “spiazzandolo” (letteralmente) sul suo campo da gioco preferito, quello del consenso popolare nelle piazze italiane. Il tutto, peraltro, condito da un pizzico di organizzazione social: una beffa per la Bestia del “capitano”.

Le sardine hanno vinto queste elezioni per due ragioni distinte, ma strettamente collegate tra loro. Innanzitutto, hanno impedito che la radicalizzazione polarizzante della campagna del centrodestra a traino sovranista producesse quello che abbiamo osservato praticamente in tutte le ultime consultazioni regionali, cioè una mobilitazione elettorale fortemente asimmetrica che avvantaggia lo schieramento di Salvini e deprime quello di centrosinistra. Le sardine hanno messo un freno a questa spirale, innescando una contromobilitazione di segno uguale e contrario che ha finito per riscaldare una campagna iniziata in “sordina” nell’area del Pd e per convincere molti elettori del centrosinistra che quello emiliano non era un voto qualunque, ma era diventato una questione di principi e di valori. E, dunque, che fosse necessario prendersi la briga di andare alle urne e fare una scelta di campo. 

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