Rivista il mulino

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PRESIDENZIALI
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Giovanni Vale, 04 April 2017

Da primo ministro a presidente. Aleksandar Vučić ha vinto domenica la sua scommessa e potrà rimanere al potere in Serbia fino al 2022. Col 91% delle schede scrutinate, l’attuale capo di governo e leader del Partito progressista serbo (Sns) ha ottenuto un confortevole 55,13% dei voti

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Michele Marchi, 28 March 2017

Un mese di incertezze. Un grande interrogativo domina questo ultimo mese di campagna elettorale transalpina: i sondaggi in campo devono essere presi sul serio?

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Michele Marchi, 08 February 2017

Un trentennio turbolento. Molti commentatori transalpini parlano dell’elezione presidenziale più incerta e caotica della storia della V Repubblica. Altri aggiungono che, sia dal punto di vista dei cosiddetti affaires, sia sul fronte dell’incertezza e dei pronostici disattesi, in realtà la storia della V è ricca di esempi

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Michele Marchi, 21 September 2016

Sulle terre del Front national. Dunque Sarkozy è tornato. In attesa che l’alta autorità del partito verifichi la validità delle otto candidature per le primarie del centrodestra

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Il cammino verso l’elezione del prossimo presidente Usa si fa tutt’altro che tranquillo
Raffaella Baritono, 25 July 2016

Gli appassionati degli anni d’oro del cinema americano forse ricorderanno l’attore e comico Will Rogers, che fece parte anche della troupe del celeberrimo Ziegfeld Follies. Di lui si ricordano anche le sue frasi fulminanti sulla politica americana, alcune delle quali potrebbero benissimo costituire da sole brillanti e sintetici editoriali. La più celebre, e in questi giorni la più evocata, è quella che dice «non faccio parte di alcun partito politico organizzato … sono un democratico». Perfetta sintesi della battaglia politica che ha opposto Hillary Clinton e Bernie Sanders sia durante le primarie che in occasione della stesura del testo della piattaforma politica, e che con tutta probabilità si riproporrà all’interno della convention che si apre oggi a Filadelfia. Una delle materie più scottanti riguarda il tema dei superdelegati (vale a dire senatori e rappresentanti democratici in Congresso, governatori nonché esponenti politici nominati dal comitato nazionale del partito) i quali, introdotti non casualmente dopo le elezioni del 1972 conclusesi con la sconfitta del liberal George McGovern, hanno fatto il loro dovere, cioè arginare le istanze troppo di sinistra.

Oggi, però, e soprattutto dopo l’annuncio di Hillary di farsi affiancare come candidato alla vicepresidenza dal moderato Tim Kaine, i superdelegati finiscono per diventare un ostacolo rispetto alla necessità di dare rappresentanza e voce ai seguaci di Sanders. Will Rogers avrebbe detto: «i democratici non si trovano mai d’accordo su nulla, è per questo che sono democratici. Se andassero d’accordo, sarebbero repubblicani».

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