Rivista il mulino

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STATI UNITI
Piero Ignazi, 28 September 2009

L’intervento del presidente Barack Obama all’assemblea generale dell’Onu segna uno spartiacque nella politica estera degli Stati Uniti. Dopo otto anni di arroganza neo-isolazionista, intessuta di insofferenza per il multilaterialismo e le organizzazioni internazionali, di interventismo con coalizioni à la carte circondandosi di servizievoli “yes-country”, gli Usa ritornano a concepire le relazioni internazionali in una ottica di interdipendenza e di cooperazione. L’unilateralismo e l’arroganza da iper-potenza vengono archiviate insieme ai suoi insuccessi. Ma non è solo una valutazione dei risultati (disastrosi) dell’amministrazione Bush ad aver modificato l’impostazione della presidenza Obama. Siamo di fronte a un vero e proprio riallineamento culturale che modifica anche l’approccio clintoniano e ritorna semmai ai buoni propositi (distinti dalle cattive azioni) di John Kennedy.

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Massimo Faggioli, 13 July 2009

Nell’aprile 2008, a ridosso della visita di Benedetto XVI negli Stati Uniti, alcuni commentatori si erano lanciati nella definizione di George W. Bush come “il primo presidente cattolico degli Stati Uniti”. Le vicinanze tra la dottrina cattolica e il presidente della guerra in Irak sembravano, allora, fare premio sulle radicali differenze di visione del mondo tra la Casa Bianca dello “scontro di civiltà” e un cattolicesimo sempre più globale.

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Roberto Escobar, 13 July 2009
To’, chi si rivede, la Bomba. Il 6 luglio, come molti loro predecessori, Barack Obama e Dmitrij Anatol'evič Medvedev hanno riprovato a concordare la riduzione degli arsenali atomici. Insieme, Usa e Russia custodiscono il 90 percento della potenza di morte della Bomba. Ancora vent’anni fa lo si scriveva proprio in questo modo, con la maiuscola, il nome del fantasma che è stato la nostra paura più grande. L’arma fine di mondo: così la chiamava lo scienziato pazzo di Il dottor Stranamore. Ma a quel fantasma avevamo finito per abituarci, come se la fine di mondo fosse solo una possibilità teorica, e in ogni caso lontana.
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Claudio Vercelli, 09 June 2009

Il breve ma significativo viaggio di Barack Hussein Obama ha raccolto opinioni e giudizi articolati. I giornali in lingua araba hanno ripetutamente messo in rilievo il nome Hussein, a titolo di patronimico, che nell’idioma locale indica «di bell’aspetto e di buone maniere». Nel discorso tenuto all’Università Al-Azhar, fucina di studiosi ma anche di imam, autorità fondamentali nella costruzione (e nel mantenimento) del consenso nelle terre sunnite, Obama non ha parlato solo all’Islam, inteso come un interlocutore unitario, e solo come tale credibile, di contro alle spinte centrifughe e ai sogni egemonici di alcune delle sue componenti sciite, ma anche dell’Islam che sta in noi, ovvero dell’Oriente che pervade l’Occidente.

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