Rivista il mulino

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STATI UNITI
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Raffaella Baritono, 08 January 2020

I presidenti americani sono sempre stati interessati alla storia, soprattutto al modo in cui verranno ricordati dai posteri; guardano ai modelli del passato per trarne esempio e insegnamento, per cercare di comprendere quali sono gli effetti di lunga durata delle decisioni prese. Insomma, vi è la consapevolezza che le lezioni della storia siano in grado di fornire una bussola per le decisioni da prendere nel presente. Molti storici americani, come Arthur Schlesinger Jr durante l’amministrazione Kennedy, hanno svolto un ruolo di consiglieri politici; e Obama spesso invitava storici, anche di diverso orientamento, alla Casa Bianca, alcuni dei quali hanno collaborato alla stesura di alcuni dei suoi discorsi politici. Lo stesso Trump, certo dallo spessore intellettuale non paragonabile a quello di Obama, qualche volta ha fatto riferimento a coloro che lo hanno preceduto, come modelli a cui ispirarsi: Andrew Jackson, campione della retorica populista democratica ottocentesca, e, naturalmente, Ronald Reagan.

La velocità e volatilità che sembrano in apparenza guidare le decisioni dell’attuale presidente – che pure non perde occasione di autocelebrarsi come colui che lascerà un segno indelebile nella politica statunitense e internazionale – non appaiono però sempre imperniate su ciò che la storia, anche recente, può insegnare. Ad esempio, Trump, prima di dare il via libera all’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, avrebbe forse dovuto riflettere su quanto Ronald Reagan confessò a uno dei maggiori intellettuali conservatori statunitensi, William Buckley: “Bill, il Medio Oriente è un posto complicato – insomma non propriamente un posto, più uno state of mind. A disordered mind. Una mossa precipitosa o sbagliata rischia di produrre immediatamente il caos”.

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Green New Deal, equità sociale e neutralità climatica fra le due sponde dell’Atlantico
Giorgio Osti, 13 December 2019

Il cosiddetto “Green New Deal” si presenta come il primo tentativo da parte di forze politiche “tradizionali” di produrre una svolta su scala mondiale delle tendenze in materia ambientale. Possiamo parlare a buon diritto di svolta, come fu per il New Deal di Roosevelt, perché a) impegna istituzioni e forze produttive in uno sforzo integrato; b) propone una discontinuità netta con il passato fatto di politiche pro-ambiente incrementali, se non simboliche, c) esce dalla logica regolamentare o punitiva per immaginare una situazione finale positiva sia per l’ambiente che la società (“win-win”).

Il Green New Deal, che potremmo tradurre in italiano

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Piero Merola, 22 November 2019

Il candidato che spaventa i repubblicani. Era dal 1992, anno dell’ultima vittoria democratica nello Stato, ai tempi della prima elezione di Bill Clinton, che i democratici non si confrontavano nella corsa alla nomination presidenziale in Georgia. A dieci settimane dai caucus dell’Iowa – che come da tradizione aprono le primarie – dieci dei dodici candidati partecipanti al quarto dibattito in Ohio si ritrovano ai Tyler Studios di Atlanta, nel quinto dibattito televisivo

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Fernando D'Aniello, 05 November 2019

Sulla proposta (tardiva) di un'operazione internazionale in Siria. Circa due settimane fa Annegret Kramp-Karrenbauer, ministra della difesa e presidente della Cdu, ha lanciato la proposta di una forza internazionale tra Siria e Turchia. Com’è noto, dopo la decisione americana di ritirare le proprie truppe dall’area Nord-orientale della Siria, quella sotto il controllo curdo, la Turchia ha avviato una nuova operazione finalizzata alla creazione di una cosiddetta “zona di sicurezza”,

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Piero Merola, 16 October 2019

La nuova rivale di Joe Biden. Il quarto dibattito democratico ospitato da Cnn e “The New York Times” a Westerville, Ohio, verrà ricordato come quello con il più alto numero di partecipanti della storia. Si è infatti raggiunto questo record dopo la riammissione di Tulsi Gabbard.

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