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GERMANIA
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Dopo il voto tedesco il cammino dell’Unione si fa sempre più tortuoso
Mario Ricciardi, 25 September 2017

L’avevano descritta come «l’elezione più noiosa del mondo». Già questo avrebbe dovuto metterci sull’avviso. Da qualche tempo, infatti, le Moire si divertono a spiazzare il senso comune con risultati elettorali che sono stati di volta in volta descritti come «impossibili», «impensabili», «irrazionali» o «folli». Non si può affermare che il successo elettorale della AfD nelle elezioni per il rinnovo del Bundestag sia paragonabile alla vittoria del «sì» al referendum per la Brexit, o a quella di Donald Trump nelle presidenziali statunitensi. Non c’è dubbio, tuttavia, che l’ingresso di 94 parlamentari di una forza politica di destra, nazionalista, che mette in discussione i dogmi su cui si è costruita l’identità politica della Germania nel secondo dopoguerra, potrebbe avere conseguenze storiche. Certo, la Cdu-Csu rimane il primo partito, ma perde 65 seggi, scendendo al 33% dei consensi, suo peggior risultato di sempre. Mai così male anche la Spd, la socialdemocrazia tedesca, che perde 40 seggi, scendendo a un livello di consenso che non ha paragoni nella storia recente del partito, ed evoca per la più grande forza della sinistra tedesca i momenti drammatici degli anni precedenti all’ultima guerra.

Uno smottamento così importante avrà certamente conseguenze significative negli equilibri politici tedeschi. Un primo segnale di turbolenza c’è stato già nelle prime ore con l’annuncio, da parte del candidato socialdemocratico alla cancelleria Martin Schulz, che il suo partito non prenderà più parte a una grande coalizione guidata da Angela Merkel. Possiamo immaginare che, a caldo, abbia prevalso tra i dirigenti l’opinione per cui il calo dei consensi della Spd sia dovuto essenzialmente al fatto che il partito sarebbe apparso al proprio elettorato di riferimento come troppo appiattito sulle posizioni politiche, e in particolare sulla linea economica, dei cristianodemocratici. Se questa lettura del voto si affermasse, potrebbe condurre a un ripensamento della piattaforma programmatica del partito, e forse anche all’apertura di un rapporto di collaborazione con la sinistra radicale della Linke, che in questa elezione ha guadagnato consensi (5 seggi in più rispetto alla precedente legislatura). Anche in Germania, quindi, potrebbe esserci un fenomeno paragonabile a quello cui abbiamo assistito nel Regno Unito: un partito della sinistra storica spinto da una serie di sconfitte elettorali a rimettere in discussione gli orientamenti degli ultimi decenni per avviarsi verso posizioni più radicali.

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Alessandro Cavalli, 25 September 2017

Sull’orlo dell’instabilità. È da un po’ di tempo che, in Europa e non solo, gli elettori tendono a penalizzare i partiti al governo. Gli incumbents, come dicono gli anglosassoni, partono svantaggiati. Il potere logora chi non ce l’ha, diceva Andreotti. Oggi logora soprattutto chi l’ha appena esercitato.

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Fernando D'Aniello, 18 September 2017

I dilemmi che la campagna elettorale non ha affrontato. Almeno sino a oggi, le elezioni tedesche non hanno certo destato entusiasmo. La forza di Angela Merkel, la cui rielezione non è mai stata davvero messa in discussione, e l’incapacità di Martin Schulz di sfruttare il buon clima che si era generato inizialmente intorno alla sua candidatura, non hanno aiutato a vivacizzare il dibattito politico.

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Fernando D'Aniello, 04 September 2017

Germania, il «Tv-Duell» tra Merkel e Schulz. Alle prossime elezioni di settembre saranno chiamati a votare oltre sessanta milioni di cittadine e cittadini della Repubblica federale. I sondaggi assegnano, con un vantaggio tranquillizzante, la vittoria ad Angela Merkel

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Fernando D'Aniello, 24 August 2017

Manca un mese al voto per il rinnovo del Bundestag. Le elezioni si terranno infatti il prossimo 24 settembre e il vantaggio dell’Union di Cdu e Csu sulla Spd di Martin Schulz sembra ormai incolmabile:

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