Rivista il mulino

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RIFORME
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Mario Ricciardi, 09 October 2017

La vicenda catalana, dall’esito ancora incerto, non pone soltanto questioni che riguardano la politica interna spagnola. Appare evidente, infatti, che il distacco della Catalogna dalla Spagna avrebbe inevitabilmente conseguenze politiche ed economiche i cui effetti si avvertirebbero in tutta l’Unione europea. Ne stiamo vedendo un’anticipazione in queste ore con le notizie di una fuga, le cui proporzioni reali sono difficili da valutare, da parte di investitori, imprese e piccoli risparmiatori, che cercano di mettere i propri soldi al riparo dall’onda d’urto che potrebbe seguire a una dichiarazione di indipendenza, per quanto dubbia sul piano costituzionale.

L’importanza di quel che sta accadendo in Spagna è anche nel carattere esemplare di una concatenazione di eventi che ci aiuta a riflettere sulla crisi di legittimità delle istituzioni rappresentative che sta investendo, in forme leggermente diverse a seconda dei contesti, tutte le democrazie liberali. Sotto questo profilo si potrebbe parlare di una vera e propria “destabilizzazione democratica” di questi regimi, perché essa avviene attraverso la messa in discussione delle forme e delle procedure tipiche della rappresentanza parlamentare, che vengono scavalcate, erodendone la legittimità, con il ricorso alla volontà popolare espressa in quella che viene percepita come una forma non mediata.

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L'impasse catalana / 2
Michele Della Morte, 09 October 2017

La questione catalana e la forza perduta del diritto. Ortega y Gasset lo sapeva bene: la questione catalana, sosteneva nel 1932, “no se puede resolver”. Le ragioni delle istanze separatiste, che non potranno mai cogliersi del tutto sino in fondo, sono connesse, direttamente o indirettamente, a fattori antropologici e psicologici

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Mauro Barberis, 02 October 2017

Si ha un bel dire, come ha fatto il premier spagnolo Mariano Rajoy, che il referendum catalano non c’è stato. Giuridicamente è così: quella che si è svolta ieri è una consultazione di fatto, svoltasi fuori da qualsiasi controllo, e non per colpa degli indipendentisti.

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Mariangela Caprara, 20 September 2017

Dal primo settembre 2004 la storia viene insegnata nelle scuole italiane secondo la scansione dei contenuti prevista dalla riforma Moratti (Legge 53/2003 e D.Lgs. 59/2004), rimasta pressoché invariata

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Paolo Pombeni, 18 September 2017

Sempre più chiaramente la campagna elettorale, già partita da tempo, si presenta come occasione di scontro all’ultimo sangue. La cosa dovrebbe preoccupare, visto il momento delicato tanto a livello nazionale quanto sulla scena internazionale. C’è da augurarsi che le tensioni non superino i limiti di guardia, anche se non c’è certezza che l’augurio si traduca in realtà. La democrazia è un sistema di competizione fra forze diverse e il cosiddetto fair play non è mai stato uno schema di gioco molto praticato.

È ogni giorno più evidente che l’Italia si trova di fronte a una svolta dei suoi equilibri. O meglio: quella svolta che, auspicata o temuta, si preannuncia da vari decenni è probabilmente arrivata a un tornante, anche se non è dato sapere se si tratta di quello definitivo. Ciò che si intuisce è che tutte le forze in campo (non solo quelle politiche) operano e ragionano come se ciò fosse assodato: la posta in gioco è quella definitiva, non ci saranno partite di recupero.

Difficile dire se effettivamente tutto si deciderà nella prossima tornata elettorale. Può accadere se gli eventi spingano gli elettori a fare almeno una scelta di campo decisiva, cioè a consacrare un nuovo equilibrio di forze che ne veda prevalere una con nettezza. Non è necessario immaginare il 51% o più dei consensi: è sufficiente intuire che il vento spira decisamente a favore di una forza politica, poi verrà una legislatura per consolidarsi, durante quella il carro del vincitore accoglierà i consensi – progressivi ma rapidi – della maggior parte dei centri dirigenti del Paese. Sinora in tutti i cambi di equilibri politici è stato così. 

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