Rivista il mulino

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RIFORME
Claudia Astarita, 29 March 2012

Nel blu dipinto di blu. Mentre il Paese cerca (con scarso successo) un modo per affrontare i problemi della crisi economica e per combattere una corruzione che si è ormai infiltrata in ogni angolo della nazione, e mentre riflette sulla pesante sconfitta elettorale

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Ignazio Visco, 21 October 2011

Nel 1993 il 16 per cento degli italiani aveva 65 anni o più, circa il 4 per cento 80 o più. Queste quote, oggi, sono salite rispettivamente al 20 e al 6 per cento e, secondo le ultime proiezioni demografiche dell’Istat, raggiungeranno il 33 e il 13,5 per cento nel 2050. L’invecchiamento della popolazione, che riflette il calo delle nascite e l’allungamento della vita media, ha implicazioni importanti per l’economia. Senza scendere in dettagli, per mantenere l’equilibrio macroeconomico occorre quindi lavorare più a lungo e in più persone, a meno di poter contare su un sufficiente aumento della produttività per ora di lavoro [i].

Il prevedibile calo dell’offerta di lavoro potrà essere compensato solo con un prolungamento della vita lavorativa, salvo ipotizzare un’insostenibile accelerazione dei flussi migratori. Le stime dell’Istat già incorporano un afflusso netto di immigrati di oltre 170.000 unità all’anno nei prossimi quarant’anni. Nel 2050 gli stranieri residenti supererebbero i 10,5 milioni, oltre il 17 per cento della popolazione totale. Si stima che, comprendendo anche le seconde generazioni, circa il 37 per cento delle persone di età compresa tra i 15 e i 54 anni sarà nato all’estero o in Italia da genitori immigrati.

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Mauro Barberis, 26 September 2011

Viviamo ormai in una specie d’incubo: il passato non passa, la fine non si decide a finire. Ma se l’agonia del berlusconismo si prolunga interminabilmente, non è solo perché vent’anni sono più che sufficienti per mettere radici. Il fatto è che Silvio Berlusconi ha finito per identificarsi così profondamente con la politica, l’economia, il costume, l’immagine stessa del nostro Paese, che l’idea di una sua improvvisa scomparsa provoca nei più una sorta di vertigine: oddio, e che succederà mai, dopo? Peggio ancora, è come se facesse comodo a tutti indugiare sulla soglia del futuro, giusto il tempo per autoconvincersi che un ventennio di scandali e di declino ha un solo responsabile: lui, naturalmente, e chi altro?

Così, a ogni ulteriore gradino sceso nella considerazione internazionale e nella nostra stessa autostima, invece di cercare di uscire dall’incubo ci consoliamo con l’idea che toccato il fondo non è ancora finita, c’è ancora terra dove cominciare a scavare. Ci sono economisti così fascinati dal baratro da impegnarsi a calcolare – compiendo confronti con Paesi come il nostro, però dotati di un governo – quanto costi all’Italia ogni giorno di ulteriore permanenza al potere del premier. Ma anche questa idea che un uomo solo possa tenere in ostaggio un intero Paese, non è essa stessa incomprensibile, prima ancora che insopportabile? Come lo spiegheremo ai nostri nipoti, se mai ce lo chiederanno?

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Loredana Sciolla, 29 August 2011

Come vive un normale cittadino italiano il modo in cui il governo in primis e, più generale, il ceto politico (opposizione compresa) affrontano questa crisi, la più grave – è stato detto – dal 1937, che ci spaventa e ci tiene con il fiato sospeso? Dalle lettura dei quotidiani, dall’ascolto di telegiornali e trasmissioni di informazione, la confusione appare regnare sovrana.

Da quando la Bce ha fatto prendere atto al nostro governo che la crisi c’è e rischia di portare l’Italia a fondo, si sono verificate una serie di prese di posizione incredibili: dilettantesche, contraddittorie, fumose. Tutte incentrate sulle tasse, proprio quelle che Berlusconi aveva detto, innumerevoli volte, che non avrebbe toccato ma, anzi, avrebbe ridotto. Si è parlato di tassare di tutto, in un turbinio di proposte e di smentite, all’interno della maggioranza e all’interno dei singoli partiti che la compongono, sempre più frammentati. Tassare: la casa, i beni di lusso, i redditi (90.000 euro…no, 100.000; forse 150.000…; forse niente), il patrimonio, i capitali scudati e adesso l’ultima trovata della Lega, la “tassa sull’evasione”. La confusione raggiunge qui il suo delirio contraddittorio: per tassare i capitali evasi bisogna infatti conoscere la base imponibile, ma se c’è stata evasione per definizione questa è sconosciuta; se, al contrario, le somme occultate sono note e dimostrabili, perché non le si è “tassate” prima ?

Questa ridda di voci non solo genera sconcerto e mostra l’estrema debolezza ed impreparazione della classe politica, ma amplifica enormemente la paura e l’angoscia per il futuro,

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Piero Ignazi, 20 August 2010

La retorica populista del forzaleghismo continua ad inquinare le fonti delle nostre regole comuni. Non paghi di aver ricevuto il sonoro ceffone del rigetto della loro proposta di riforma costituzionale con ben il 61,7% di voti contrari al referendum confermativo del 2006, i lealisti berlusconiani e le truppe di complemento bossiane continuano a sfornare bizzarre e pericolose interpretazioni della Costituzione. Come già in passato è tornato in auge il mito della volontà popolare, vero cardine della torsione populista prodotta dalla destra. Mentre nella concezione liberale della democrazia la volontà popolare si trasmette e si realizza attraverso percorsi e meccanismi ben definiti che garantiscano i diritti e le minoranze nonché assicurino il bilanciamento dei poteri per non cadere nella dittatura della maggioranza, preoccupazione costante di ogni liberale, nella visione populista ogni barriera al pieno e assoluto dispiegamento di quella che il capo ritiene essere la volontà popolare deve essere travolto.

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