Rivista il mulino

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POVERTÀ
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Gianfranco Viesti, 02 April 2012

Come stanno gli italiani? La risposta non può che essere molto preoccupata. Apparentemente il Paese tiene; va avanti; assorbe in silenzio recessioni e aumenti del carico fiscale. Ma ci sono scricchiolii evidenti. Cresce a ogni latitudine il numero di casi di piccoli imprenditori o di lavoratori che si tolgono la vita, per problemi con le banche, difficoltà aziendali, mancanza di lavoro. Un indicatore terribile.

Si dirà: ma che si può fare, se non stringere la cinghia e sperare che con fine d’anno ci sia qualche segnale di ripresa? Anzi, guardiamo i segnali positivi. Il duo Berlusconi-Tremonti, in questo periodo astutamente sottrattosi all’attenzione mediatica (si fa presto a dimenticare…), aveva portato il Paese sull’orlo del disastro, della crisi alla greca. È arrivato Monti e lo spread è sceso, è cresciuta la fiducia internazionale; un intervento molto duro, ma non irragionevole nella sua direzione, sulle pensioni; qualche tentativo di liberalizzare attività regolamentate; un aumento sensibile del carico fiscale; la lotta all’evasione. Non si può che continuare così, qual è l’alternativa?

Qualche timore che gli scricchiolii si possano fare più forti affiora; il dubbio che qualche scelta alternativa ci sia va considerato. Il punto è che la crisi è lunga (il Centro studi Confindustria ci dice che è ormai peggiore di quella di fine anni Venti) e i suoi effetti si sommano nel tempo. Le famiglie resistono, ma i piccoli patrimoni si consumano; le reti di protezione familiare si lacerano. La verità è che non sappiamo come stanno gli italiani, che cosa sta veramente succedendo. Ma il timore che sotto l’apparente tranquillità possano esplodere drammi e tensioni non può essere semplicemente ignorato.

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Claudia Astarita, 29 March 2012

Nel blu dipinto di blu. Mentre il Paese cerca (con scarso successo) un modo per affrontare i problemi della crisi economica e per combattere una corruzione che si è ormai infiltrata in ogni angolo della nazione, e mentre riflette sulla pesante sconfitta elettorale

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Silvia Giannini, 16 March 2009

La proposta del segretario del Pd di introdurre una "tassa di solidarietà" di due punti dell’Irpef per i redditi sopra 120mila euro, da destinare a interventi per le fasce di popolazione più bisognose, non ha solo il merito di avere scompaginato il fronte politico, con Lega e Udc favorevoli e Rifondazione e Pdl contrari, ma anche quello di sollevare un tema politicamente assai rilevante. Non è un caso che anche altri paesi, tra cui l’America di Obama e il Regno Unito, ma anche la Germania della Merkel, si stiano muovendo in direzioni analoghe.

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