Rivista il mulino

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POVERTÀ
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Dal numero 3/2017
Enrica Morlicchio, 22 June 2017

Il film di Michael Moore Roger & Me, girato alla fine degli anni Ottanta per documentare le conseguenze sociali della deindustrializzazione a Flint, nel Michigan, sede della General Motors, si concludeva con la ripresa dal vivo dello sfratto di un disoccupato e della sua famiglia

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Valeria Ottonelli, 10 April 2017

In questi giorni ha avuto una qualche eco sui quotidiani nazionali la notizia che il presidente della Repubblica, recependo un parere del Consiglio di Stato, ha annullato un’ordinanza del sindaco di Molinella, un comune in provincia di Bologna, con la quale si vietava qualsiasi forma di mendicità nei luoghi pubblici. Il parere del Consiglio di stato richiama due sentenze della Corte costituzionale, che in passato si è espressa contro la penalizzazione della mendicità quando non è vessatoria, molesta o lesiva della libertà di terzi. Il semplice chiedere l’elemosina, in altre parole, non può costituire reato, né tantomeno - conferma il Consiglio di Stato - può essere sanzionata da un divieto amministrativo come quello oggetto dell’ordinanza in questione.

Questa decisione ha una portata limitata, dal momento che riguarda l’annullamento di un’ordinanza che valeva solo sul territorio di un piccolo comune e che di fatto, nei due anni trascorsi dalla sua emanazione, era già stata superata da altri provvedimenti su materie analoghe. Ma ha giustamente attirato l’attenzione della stampa nazionale, perché è in evidente controtendenza rispetto a un sentire politico diffuso che tende ad accreditare anche il semplice «decoro urbano» come ragione sufficiente per la limitazione di libertà civili fondamentali. Inoltre, guardare alle ragioni dietro a questa decisione può essere utile a ricordare perché anche libertà apparentemente minori, irrilevanti e indegne, come la libertà di mendicare, non possano essere sacrificate a cuor leggero.

In realtà può sembrare ovvio che anche in questa occasione, così come anche in altri casi analoghi, le norme repressive debbano essere rifiutate non tanto nel nome di un astratto principio di libertà, ma per il motivato timore che possano finire per aumentare le vessazioni nei confronti dei più svantaggiati o dei cosiddetti «marginali»; oppure, nel caso specifico, si può ritenere che debbano essere rifiutate in nome del bisogno, ossia in vista del pericolo che in questo modo si privino le persone interessate dell’unico modo di provvedere al proprio sostentamento. La stessa associazione che ha difeso il diritto di mendicare contro l’ordinanza di Molinella, nel ricorso presentato al presidente della Repubblica, ha invocato l’illecito utilizzo di un potere d’urgenza «per fare guerra alle persone povere che chiedono un aiuto».

Tuttavia, vale la pena ricordare perché la questione fondamentale che occorre sollevare anche in questo caso è innanzitutto una questione di libertà. 

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A proposito dell’introduzione del reddito di inclusione sociale
Enrica Morlicchio, 20 March 2017

Il 9 marzo scorso il Senato ha approvato il Disegno di legge delega al governo per il contrasto alla povertà e il riordino delle prestazioni e del sistema degli interventi e dei servizi sociali che introduce su tutto il territorio nazionale una nuova misura di sostegno al reddito per le famiglie povere: il Reddito di inclusione sociale (Reis). Come ha dichiarato il presidente del Consiglio Gentiloni, si è compiuto in tal modo un «passo avanti per venire incontro alle famiglie in difficoltà». Ma non è un passo da gigante, come vedremo più avanti. Intanto occorre riconoscere che si tratta effettivamente di una svolta importante che comporta l’abbandono dell’approccio basato su successive «sperimentazioni», per periodi limitati di tempo e per aree geografiche ristrette, di misure con caratteristiche e denominazioni molto variegate che ha caratterizzato sin qui l’intervento di contrasto alla povertà. Va inoltre sottolineato che la misura, pur rivolgendosi alla sola platea dei poveri (individuati con il criterio molto restrittivo di un reddito Isee inferiore ai 3.000 euro annui), ha per la prima volta una natura universalistica, poiché si rivolge a tutti i cittadini italiani e stranieri, residenti da un certo numero di anni in Italia, e non a particolari categorie di soggetti (famiglie con figli minori, anziani, persone non autosufficienti e via di seguito). Anche l’impegno finanziario è sicuramente apprezzabile, se confrontato con i tagli lineari delle precedenti legislature. Esso infatti per il 2017 ammonta a 1,6 miliardi (che salgono a 2 miliardi considerando anche le risorse europee).

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Cartolina da Napoli
Marcello Anselmo, 25 January 2017

Una fila di uomini e donne di età diverse risale il vico d’Afflitto inerpicandosi verso via Speranzella, l’asse mediano superiore dei Quartieri Spagnoli, un dedalo di viuzze strette e sovraffollate. Le facce sono stranite e divertite; gli sguardi, pur attratti dalle tante particolarità folkloristiche, fanno attenzione a non perdere di vista l’ombrello viola tenuto sollevato da una ragazza bionda che funge da capocordata.

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Enrica Morlicchio, 31 October 2016

Il rifiuto da parte di alcuni abitanti di un paesino del ferrarese di accogliere un gruppo di giovani donne scappate dalla guerra e dalla follia omicida di Boko Aram suggerisce alcune considerazioni, in aggiunta a quelle espresse da Bruno Simili nella sua triste «cartolina dall’Italia». Non si tratta infatti di un caso isolato, anche se la sproporzione tra la reazione degli abitanti e la «pericolosità» di uno sparuto drappello di profughe ha destato scalpore.

Si potrebbe incolpare di questo e di altri episodi simili gruppi ed esponenti della destra becera che tendono ad assecondare nell’opinione pubblica ciò che Luigi Ferrajoli ha definito a suo tempo «il riflesso classista e razzista della equiparazione dei poveri, dei neri e degli immigrati ai delinquenti». E, del resto, le ragazze respinte sommavano tutti e tre questi elementi di stigmatizzazione. Ma ciò sarebbe troppo facile. Le barricate di Gorino si inseriscono piuttosto in un’onda lunga, della quale hanno fatto parte anche provvedimenti che hanno goduto di un ampio consenso politico, tendenti a perseguitare i soggetti in forza della loro identità o condizione (ad esempio trovarsi in uno stato di clandestinità o non avere una dimora stabile) e non per aver commesso un reato, nonché politiche di attivazione animate dalle migliori intenzioni tendenti alla infantilizzazione dei soggetti beneficiari, come è avvenuto nel caso dei

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