Rivista il mulino

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POVERTÀ
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Alcune considerazioni sul film "L’intrusa"
Enrica Morlicchio, 17 October 2017

Per una curiosa coincidenza ho visto nello stesso cinema di Bologna, a distanza di qualche anno, entrambi i film di Leonardo Di Costanzo: L’intervallo e L’intrusa. Godendomi il privilegio di non dover ricorrere ai sottotitoli, diversamente dagli spettatori in sala, alla fine della proiezione de L'intrusa mi sono domandata se

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Enrica Morlicchio, 04 September 2017

“Mi vuoi bene?”, l’invocazione di soccorso – che è allo stesso tempo mozione degli affetti – rivolta dal bambino di Ischia finito sotto le macerie del sisma del 22 agosto scorso ai vigili del fuoco che tentavano di tirarlo fuori da quella trappola di cemento stride con gli insulti razzisti che, in quegli stessi drammatici istanti, sono apparsi in Rete. Eccone un campionario: “Bene terremoto a Ischia. Aspettiamo con ansia il risveglio del Vesuvio. Pensiero del 90% degli italiani”; “Speravamo nel Vesuvio ma il terremoto va bene lo stesso”; “Terremoto a Ischia… dove mangiano 40 kg di carne di coniglio pro-capite l’anno, direi che è Karma…”.  

Purtroppo non si tratta di episodi isolati. Anche in occasione del crollo della palazzina di Torre Annunziata avvenuta qualche mese addietro, che causò la morte tra gli altri di due bambini, la gravità dell’evento e la generosità dei soccorritori e della gente comune (che faceva la spola portando panini, sigarette, caffè e ogni altro genere di conforto) non hanno impedito di rispolverare slogan razzisti nei confronti delle vittime. In entrambe le circostanze si sono chiamati in causa l’abusivismo e l’assenza di controlli, non tanto per denunciare che in molti comuni del Sud l’edilizia pubblica è una voce di bilancio quasi inesistente, quanto per giungere alla conclusione che in fondo questi corrotti di meridionali se la sono andata a cercare.

Qui non intendo affrontare il tema, oggi “caldo”, dell’opportunità o meno di mettere sullo stesso piano l’abusivismo di sussistenza, basato sull’autocostruzione e l’utilizzo di materiali di scarto per necessità, gli abusi edilizi del ceto medio e le grandi speculazioni edilizie che recano gravi danni all’ambiente, alla sicurezza pubblica e all’estetica del paesaggio.

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Dal numero 3/2017
Enrica Morlicchio, 22 June 2017

Il film di Michael Moore Roger & Me, girato alla fine degli anni Ottanta per documentare le conseguenze sociali della deindustrializzazione a Flint, nel Michigan, sede della General Motors, si concludeva con la ripresa dal vivo dello sfratto di un disoccupato e della sua famiglia

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Valeria Ottonelli, 10 April 2017

In questi giorni ha avuto una qualche eco sui quotidiani nazionali la notizia che il presidente della Repubblica, recependo un parere del Consiglio di Stato, ha annullato un’ordinanza del sindaco di Molinella, un comune in provincia di Bologna, con la quale si vietava qualsiasi forma di mendicità nei luoghi pubblici. Il parere del Consiglio di stato richiama due sentenze della Corte costituzionale, che in passato si è espressa contro la penalizzazione della mendicità quando non è vessatoria, molesta o lesiva della libertà di terzi. Il semplice chiedere l’elemosina, in altre parole, non può costituire reato, né tantomeno - conferma il Consiglio di Stato - può essere sanzionata da un divieto amministrativo come quello oggetto dell’ordinanza in questione.

Questa decisione ha una portata limitata, dal momento che riguarda l’annullamento di un’ordinanza che valeva solo sul territorio di un piccolo comune e che di fatto, nei due anni trascorsi dalla sua emanazione, era già stata superata da altri provvedimenti su materie analoghe. Ma ha giustamente attirato l’attenzione della stampa nazionale, perché è in evidente controtendenza rispetto a un sentire politico diffuso che tende ad accreditare anche il semplice «decoro urbano» come ragione sufficiente per la limitazione di libertà civili fondamentali. Inoltre, guardare alle ragioni dietro a questa decisione può essere utile a ricordare perché anche libertà apparentemente minori, irrilevanti e indegne, come la libertà di mendicare, non possano essere sacrificate a cuor leggero.

In realtà può sembrare ovvio che anche in questa occasione, così come anche in altri casi analoghi, le norme repressive debbano essere rifiutate non tanto nel nome di un astratto principio di libertà, ma per il motivato timore che possano finire per aumentare le vessazioni nei confronti dei più svantaggiati o dei cosiddetti «marginali»; oppure, nel caso specifico, si può ritenere che debbano essere rifiutate in nome del bisogno, ossia in vista del pericolo che in questo modo si privino le persone interessate dell’unico modo di provvedere al proprio sostentamento. La stessa associazione che ha difeso il diritto di mendicare contro l’ordinanza di Molinella, nel ricorso presentato al presidente della Repubblica, ha invocato l’illecito utilizzo di un potere d’urgenza «per fare guerra alle persone povere che chiedono un aiuto».

Tuttavia, vale la pena ricordare perché la questione fondamentale che occorre sollevare anche in questo caso è innanzitutto una questione di libertà. 

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A proposito dell’introduzione del reddito di inclusione sociale
Enrica Morlicchio, 20 March 2017

Il 9 marzo scorso il Senato ha approvato il Disegno di legge delega al governo per il contrasto alla povertà e il riordino delle prestazioni e del sistema degli interventi e dei servizi sociali che introduce su tutto il territorio nazionale una nuova misura di sostegno al reddito per le famiglie povere: il Reddito di inclusione sociale (Reis). Come ha dichiarato il presidente del Consiglio Gentiloni, si è compiuto in tal modo un «passo avanti per venire incontro alle famiglie in difficoltà». Ma non è un passo da gigante, come vedremo più avanti. Intanto occorre riconoscere che si tratta effettivamente di una svolta importante che comporta l’abbandono dell’approccio basato su successive «sperimentazioni», per periodi limitati di tempo e per aree geografiche ristrette, di misure con caratteristiche e denominazioni molto variegate che ha caratterizzato sin qui l’intervento di contrasto alla povertà. Va inoltre sottolineato che la misura, pur rivolgendosi alla sola platea dei poveri (individuati con il criterio molto restrittivo di un reddito Isee inferiore ai 3.000 euro annui), ha per la prima volta una natura universalistica, poiché si rivolge a tutti i cittadini italiani e stranieri, residenti da un certo numero di anni in Italia, e non a particolari categorie di soggetti (famiglie con figli minori, anziani, persone non autosufficienti e via di seguito). Anche l’impegno finanziario è sicuramente apprezzabile, se confrontato con i tagli lineari delle precedenti legislature. Esso infatti per il 2017 ammonta a 1,6 miliardi (che salgono a 2 miliardi considerando anche le risorse europee).

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