Rivista il mulino

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PARTITI
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Alfonso Botti, 04 October 2016

La crisi del socialismo spagnolo dopo le elezioni nei Paesi baschi e in Galizia. Il partito socialista spagnolo (Psoe) è lacerato come non avveniva dalla metà degli anni Trenta

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>> commentaries
Immanuel Wallerstein, 06 September 2016

Il tramonto dell’Anc in Sud Africa. In Sud Africa una lunga lotta ha portato all’abbattimento del sistema dell’apartheid, e all’indizione di elezioni a suffragio

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L'eventuale ingresso di Afd nel Bundestag potrebbe limitare le possibilità di un governo a guida progressista
Fernando D'Aniello, 07 July 2016

La piattaforma programmatica di Alternative für Deutschland, approvata a Stoccarda nel corso del V Congresso federale dal 30 aprile al 1 maggio 2016, rappresenta

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Paolo Prodi, 04 July 2016

«Perché gli bisogna, a chi vuole regnare nelli Stati, piacere alli uomini, fare di molte iniustizie e sottomettersi ad ognuno. Adunque tu sei servo…»

Questa invettiva, rivolta in una predica dal Savonarola a Lorenzo de’ Medici e ai cortigiani del suo «giglio/cerchio magico» nel 1490, sembra tornare di moda nei nostri tempi. È sempre più difficile oggi individuare un confine netto tra la ricerca del consenso e il voto di scambio, che asservisce colui che crede di comandare.

Fino alla nostra generazione (mi riferisco a chi, nato poco prima della Seconda guerra mondiale, è cresciuto e invecchiato nel dopoguerra) tra gli interessi dei singoli e la politica c’era, tra gli altri corpi intermedi, un canale di mediazione preciso, il partito. Dotato di una forte ideologia, il partito si produceva nello sforzo trasformare gli interessi particolari in interessi generali. Oggi l’incontro/scontro tra società e politica avviene direttamente sul consenso e lo stesso sistema delle tangenti ai partiti, che rivelò la nudità della politica nei primi anni Novanta, sembra superato da rapporti diretti tra gruppi di potere economico nazionali e locali. Il voto ora è solo voto di scambio – di paura o di rabbia – non canalizzato dalle organizzazioni politiche o sindacali e nemmeno dai nuovi movimenti, che si limitano di norma a raccogliere i voti – appunto – in «reti» (telematiche o meno): una sorta di raccolta indifferenziata (di opposizione o di governo, di conservazione o di innovazione) di cui non si conosce l’approdo finale, in quale «discarica» vanno a finire. Un fatto, questo, che per l’Italia in particolare potrebbe anche essere utile (finché dura la capienza delle stesse discariche politiche) per evitare le rivolte populiste di destra e di sinistra, ma dopo

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Claudio Landi, 30 June 2016

India senza alternanza. L’India ha un governo (di destra indù), ma non ha un’opposizione (progressista, o laica, o socialista, o semplicemente alternativa)

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