Rivista il mulino

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PARTITI
Guido Melis, 06 March 2012

Mi scrive la mia amica Elisabetta Barrella: "Mi sa che con le primarie noi del Pd ci complichiamo la vita". Non è che le primarie complicano la vita, cara Elisabetta. È la vita che è complicata, cioè non è più quella di un tempo.

Dal complesso delle primarie (ognuna delle quali presenta caratteri specifici e nasconde dinamiche peculiari) emerge la vera novità del tempo che viviamo: i partiti (non solo il Pd) non possono più guidare questi processi.

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Luigi Marini, 24 January 2012

Arcobaleno laburista. Nella moderna democrazia dei partiti la metafora della competizione politica fatta di colori ha avuto tanta fortuna quanto quella del posizionamento da destra a sinistra sui banchi di un’aula assembleare.

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Piero Ignazi, 13 June 2011

I referendum abrogativi hanno sempre avuto un impatto politico fortissimo sul sistema politico italiano. Una ragione di questo risiede nella natura stessa dello strumento: si vota dando un «sì» o un «no», esprimendo una decisione netta, senza mediazioni. Nei referendum – e non a caso il generale De Gaulle li usò in abbondanza quando tornò al potere nella V Repubblica – le intermediazioni offerte dai partiti saltano, e l’elettore è di fronte a una scelta binaria e ultimativa. I referendum, dunque, non solo vanno “oltre” le indicazioni dei partiti, ma a volte, quando questi non sanno interpretare le sensibilità dell’elettorato, li travolgono. Pensiamo alle consultazione tenutisi nei primi vent’anni di vita dell’istituto referendario, dal 1974 al 1993: sono stati tutti di grande portata sistemica, dal primo, quello sul divorzio, agli ultimi di quella fase alta, quelli sul finanziamento dei partiti e il sistema elettorale (del Senato). Anzi, la spallata finale al sistema partitico della cosiddetta “Prima Repubblica” venne proprio dai referendum del 1993, preceduta, quasi annunciata, da quello, apparentemente minore, per l’introduzione della preferenza unica nel 1991. Molte sono le analogie tra quella stagione di inizio anni Novanta e i referendum che si sono appena tenuti. Anche allora vi erano leader di una stagione politica antica e ormai declinante che irridevano ai referendum e invitavano ad “andare al mare”, come suggerì all’epoca Bettino Craxi. Anche allora si tentò di minimizzarne il risultato “depoliticizzando” il significato. Anche allora il referendum venne lanciato come un guanto di sfida a una classe di governo logora e distante.

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Redazione, 25 March 2010

Cara rivista «il Mulino»,

devo ammettere che il vostro è davvero un Paese incredibilmente interessante, almeno per me che vengo dagli Stati Uniti e che di tanto in tanto trascorro qualche periodo di vacanza in Italia. Lo è non solo e non tanto per l’immenso patrimonio artistico e le bellezze paesaggistiche (queste ultime in verità le ho trovate parecchio deturpate dagli scempi e dall’incuria), quanto per la vita politica e sociale.

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Piero Ignazi, 23 March 2009

La prossima nascita del Partito della Libertà, fusione di Forza Italia e Alleanza nazionale, semplifica ulteriormente il sistema partitico italiano. Per ironia della storia o per quella imperscrutabile intelligenza del destino, l’adozione di un pessimo sistema elettorale quale quello in vigore dal 2008 ha prodotto infine risultati virtuosi. Non solo ha d’un colpo ridotto la rappresentanza parlamentare alle elezioni dello scorso anno, ma ha favorito anche una dinamica aggregativa tra i partiti. Il Partito democratico ha certo una origine più antica ma la sfida di “andare da soli” prende corpo con la prospettiva di essere il primo partito nella competizione elettorale. E la risposta da destra è stata l’alleanza di Fi e An.

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