Rivista il mulino

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LAVORO
Cambiare le condizioni di chi lavora nei campi è difficile ma non impossibile
Domenico Perrotta, 21 October 2015

La tragica estate dei braccianti agricoli in Puglia e Basilicata è finalmente terminata. Al lungo elenco di caduti sul lavoro di luglio e agosto – tre italiani, un sudanese e un tunisino –, si sono aggiunte a fine settembre due altre morti: l’uccisione di un bracciante burkinabé accusato di un furto di meloni nel foggiano e il suicidio di un ghanese nel “ghetto” di Boreano in Basilicata.

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Lo sciopero nei servizi pubblici essenziali dopo la coda al Colosseo
Laura Calafà, 13 October 2015

Il destino delle regole in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali, in Italia, è legato a doppio filo con la vocazione turistica dell’economia, soprattutto quella che – concentrandosi a Roma capitale – è destinata ad acquisire maggiore visibilità mediatica internazionale. 

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Matteo Jessoula, 03 September 2015

Durante l’estate il “cantiere previdenza” si è riaperto con una significativa novità: la “discesa in campo” del neo-presidente dell’Inps, l’economista Tito Boeri, che ha formulato alcuni principi generali per una riforma del sistema pensionistico, volta sia a garantire stabilità delle regole previdenziali nel lungo periodo, sia a rendere più equo il sistema.

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Cartolina da Padova
Paolo Giacon, 31 July 2015

La lunga fase di crisi economica e di trasformazione del sistema produttivo che abbiamo vissuto (e sofferto) in questi anni è costellata da piccole e grandi crisi aziendali. Una di queste la abbiamo raccontata qualche tempo fa in una cartolina nella quale abbiamo rappresentato un’evidente contrapposizione tra esigenze dell’azienda e diritti dei lavoratori.

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Emergenza migranti: l’integrazione passa dalle nuove comunità
Giovanna Zincone, 24 July 2015

Rivisitare vecchi modelli di auto oggi si usa e funziona. Rivisitare un modello interpretativo che osserva un terreno accidentato come quello migratorio, attraversato da tensioni di ogni genere e segnato dall’ombra del terrorismo, è un azzardo. Affronto il rischio e ripropongo un prodotto  ideato alla fine degli anni Novanta, quando presiedevo la Commissione per l’integrazione degli immigrati. Secondo quel modello, i principali obiettivi delle politiche di integrazione degli immigrati sarebbero quattro.  Primo obiettivo: un impatto positivo o almeno non dannoso sul Paese di arrivo. Secondo obiettivo un simile impatto sul Paese di origine. Già questi due scopi sono un esempio della difficoltà di conciliare tutti gli obiettivi desiderabili.

Gli immigrati altamente qualificati sono più facili da integrare e uno studio Ocse del 2014 conferma il loro prezioso contributo in tutte le economie avanzate; ma il Paese di origine che ha pagato la loro formazione e anche le famiglie che li hanno allevati non ne ricavano grandi vantaggi; proprio perché si inseriscono meglio, questi immigrati investono nel Paese di arrivo e mandano meno soldi in patria. Il nostro sistema produttivo e il nostro Welfare familiare attraggono soprattutto lavoratori poco qualificati, mentre esportiamo crescentemente diplomati e laureati. Il che non significa che vadano necessariamente a ricoprire mansioni pregiate: delle competenze di alcuni nostri espatriati  non c’è richiesta neppure all’estero. In Italia una laurea qualunque la facciamo bastare in  un concorso pubblico, magari a scapito di candidati competenti ma senza quel titolo, ma  quel pezzo di carta non basta a fare un cervello appetibile a livello internazionale. 

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