Rivista il mulino

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IMMIGRAZIONE
Roberto Escobar, 28 March 2011

Se fossi ministro dell’interno, dice il Bossi Umberto, saprei io come fermarli. E intende i biblici invasori che vengono dal mare, visto che non c’è più il Gheddafi Muammar a farci da cane da guardia. A parte la Bibbia, che c’entra come il Bossi Umberto con la civiltà giuridica, concordiamo. Saprebbe lui come prendere uomini, donne incinte e bambini – insomma, chi néghér lì –, e levarseli di torno. Se poi non lo sapesse, potrebbe domandare in giro. Al riguardo, nel nostro povero Paese c’è in questi giorni tutto un fiorir di proposte.

Tra le più furbe, c’è quella del Rutelli Francesco, ex mangiapreti e neo baciapile. Il quale Rutelli Francesco è disposto a far entrare in Italia tutti, a parte quelli che scappano «solo per motivi economici» (pare che nel Vangelo il «date da mangiare agli affamati» l’abbia inserito sottobanco quello stalinista d’un Ferrara Giuliano, quand’era più magro). Poi ci sono anche il Frattini Franco e il Casini Pierferdinando. Il primo vuol convincere i migranti a tornarsene via con una dote – dice proprio così, dote – di millesettecento euro, su per giù quanto han pagato per venir da noi. Insomma, fossero rimasti di là, avrebbero già risolto. Il secondo invece è postal-tacitiano: «vanno rispediti al mittente». Non c’è dubbio: dei tre, il Rutelli Francesco è il più perspicace. Sia detto senza offesa, soprattutto per gli altri.

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Gabriele Del Grande, 25 February 2011

Aeroporto di Lampedusa. Ore sedici. Arrivano a gruppetti di dieci, in fila indiana, non hanno valigie e sono scortati dalla polizia. Camminano fieri e a testa alta, ma sul volto trapela l'emozione. Per molti infatti è la prima volta che salgono su un aereo. Sono i ragazzi tunisini sbarcati sull'isola. Sono a Lampedusa da due settimane. E finalmente hanno ottenuto il trasferimento nei centri di accoglienza di Bari e Crotone. Dalla parete a vetri si vede l'aereo della Eurofly che effettuerà il volo. In mezzo a loro ci sono dei ragazzini che non dimostrano più di quindici o sedici anni. Hanno diritto a essere accolti in un centro per minori. Ma al diritto preferiscono l'avventura. Anche perché è più sicura. Per la legge sono minori non accompagnati. Ma sulle barche con cui sono arrivati non erano da soli. C'è chi è venuto col fratello, chi con lo zio, chi con gli amici del quartiere. Gente di cui si fidano ciecamente e con cui continueranno il viaggio, verso la Francia. Hanno facce emozionate. E fissano il metal detector come se fosse l'ennesima sfida. Neanche fosse un rito di iniziazione. Una volta passati di là dai controlli e saliti sull'aereo, si diventa uomini. Si diventa stranieri, la vita sarà dura, tutti lo sanno, ma è per lottare che sono partiti.

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Roberto Escobar, 11 May 2009

Ci siamo. Dopo quasi un ventennio di politica della paura e dell’odio, ci siamo. L’apartheid entra nell’agenda politica di questo nostro povero Paese. Ci ha pensato Matteo Salvini, deputato e capogruppo della Lega nel Consiglio comunale di Milano. Nei metrò, ha detto, occorre riservare due carrozze alle donne e altre ai “milanesi per bene”. Chi lo sia, milanese e per bene, naturalmente sarà lui a deciderlo. C’è stato chi si è indignato. Qualcuno ha anche distribuito su autobus e metropolitane cartelli con la scritta “Posti riservati ai pirla”, e con la sua foto a mo’ d’esempio. Ma si tratta, nel caso dell’indignazione e nel caso della risposta ironica, di ben magre consolazioni. Quello che voleva ottenere, Salvini l’ha ottenuto.

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