Rivista il mulino

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Valeria Ottonelli, 13 April 2015

Si sta concludendo in questi giorni la raccolta dati per la quinta edizione del Global Media Monitoring Project (Gmmp). Una rete di ricercatrici e ricercatori di più di cento Paesi ha monitorato la presenza delle donne nelle notizie riportate nei media principali, dai giornali televisivi e radiofonici, ai quotidiani, ai siti internet di news, a Twitter.

Guardare ai rapporti delle passate edizioni dà parecchio da pensare. Se in generale nel mondo, fra i professionisti della notizia, la presenza di donne è alta (circa il 40%) e per alcuni media è in crescita, cosa diversa è per la presenza delle donne nelle notizie. Ancora nel 2010, a livello mondiale, solo il 24% delle persone menzionate nelle notizie erano donne. Quando le donne intervenivano nelle notizie in qualità di soggetti principali avevano una probabilità doppia rispetto agli uomini di essere ritratte come vittime. Inoltre, le donne intervenivano come "parere esperto", cioè in posizione di autorità, solo nel 20% dei casi, mentre come latrici dell'"opinione popolare" nel 44% dei casi. E in Italia? Nei dati dell'ultimo monitoraggio le donne costituivano il 19% delle persone citate nelle notizie, cinque punti sotto la pur bassa percentuale mondiale. Le donne comparivano come vittime tre volte più spesso degli uomini. Erano intervistate come esperte solo nel 14% dei casi, mentre intervenivano come latrici dell'"opinione popolare" nel 57% dei casi. Insomma, i soliti record negativi a cui il nostro paese è abituato quando si tratta di questioni di genere.

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Non c’è scampo per le madri nell’epoca della dittatura del desiderio
Sabrina Pazzaglia, 10 March 2015

La nuova sciagura della nostra epoca sembra essere la “Madre Narcisista”, la Grande Madre concentrata su se stessa “non in grado di trasmettere ai figli la possibilità dell’amore come realizzazione del desiderio e non come il suo sacrificio mortifero”

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Giuseppe Marotta, 01 April 2014

Giovani curiosi della realtà circostante e autonomi nelle scelte di vita sono la garanzia principale per innovare la struttura sociale ed economica dell’Italia e per renderla attrattiva per i talenti stranieri. Come si raccorda questa visione con la vicenda sorta intorno alla proposta di assemblea studentesca al liceo Muratori di Modena, sul tema della transessualità e sull’invito, come testimone, di una nota transessuale (transgender)?

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Andrea Morrone, 29 July 2013

Il lancio di banane al ministro della Repubblica Cécile Kyenge è solo l’ultimo episodio che fa da indicatore per valutare il livello d’inciviltà raggiunto dal nostro Paese. Non ci sono mezze misure: ci riempiamo la bocca di parole apparentemente piene di senso ma non ne conosciamo il valore. Inutile continuare ancora a discutere di diritti solo come espressione di domande individuali. Occorre invece insistere sul concetto di cittadinanza e sui doveri di solidarietà che esso porta con sé, che costituiscono l’altra faccia della libertà. Doveri di appartenenza a una comunità politica, che abbiamo dimenticato, presi da una vertigine egotistica nella quale stiamo precipitando senza rendercene conto. In una comunità politica contano i valori che uniscono, non le rivendicazioni che dividono. I diritti fondamentali, da pretese di inclusione sociale, stanno diventando strumenti di esclusione e di divisione. La colpa non è dell’ignoranza diffusa, però: è piuttosto di chi fa “cultura” delle libertà senza senso di appartenenza a un comune destino; di chi enfatizza il momento della scelta individuale, dimenticando che ogni persona è necessariamente un “essere situato”; di chi esalta l’autodeterminazione senza considerare, nella polis, l’altro da sé.

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Francesco Vella, 07 March 2011

Domani è la festa delle donne, che molti si sforzano di celebrare sfuggendo alla retorica delle sole mimose per cogliere invece i significati profondi di una ricorrenza che mai, e quello che succede in Italia ne è la più triste testimonianza, perde di attualità.

Una celebrazione decisamente originale e ricchissima di implicazioni l’ha scelta la Corte di giustizia europea con una sentenza del primo marzo, destinata a far discutere e riflettere. I giudici comunitari hanno invalidato un articolo di una direttiva, già applicata in molti Paesi, che consente alle imprese di assicurazioni di differenziare il pagamento dei premi in base al sesso delle persone. La norma, secondo i giudici, contrasta con il principio di parità di trattamento garantito dall’Unione europea.

La cosa potrebbe apparire, a prima vista, scontata, ma così non è, poiché siamo in presenza di una sacrosanta forma di equiparazione che questa volta, tuttavia, si risolve in penalizzazione.

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