Rivista il mulino

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CORRUZIONE
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Bruno Simili, 19 March 2012

Fa sempre una certa impressione vedere in che modo giornali e opinione pubblica riescono a digerire la malapolitica italiana. Uno stomaco di ferro che, almeno in apparenza, metabolizza l’uno dopo l’altro scandali grandi e piccoli. A vent’anni dal terremoto di Mani Pulite, restiamo un Paese largamente corrotto e impunito. Ma i vent’anni trascorsi dall’ingiurioso lancio di monetine non sono passati invano. Sommati ai decenni precedenti, anni conclamati di Prima Repubblica, formano un ampio periodo storico nel corso del quale il popolo che la Carta fa padrone del proprio destino sembra essersi poco alla volta assuefatto. Come per tutto, o quasi, anche alla corruzione in tutte le sue forme, ma soprattutto alla corruzione come mutamento dei costumi e atteggiamento profondamente culturale, ci siamo abituati? Nonostante i periodici allarmi, gli strali, le grida, osserviamo oggi con malcelata rassegnazione come dalla ricca torta formata da tutte le nostre tasse manchino sempre più fette. Dai consigli comunali a quelli regionali, passando naturalmente per le casseforti dei partiti, decine di milioni di euro abbandonano la scena pubblica per imboccare quella più riservata dei conti bancari privati e privatissimi. Per tacere dell’evasione, altra causa conclamata del grande furto (e relativa beffa) di soldi pubblici.

Così, mentre un serio e autorevole governo di professori tenta di concretizzare riforme che troppo a lungo sono rimaste intrappolate nella rete dei rapporti politici (o, quando è il caso, si ripromette di modificare i connotati di quelle, in buona parte di facciata, che lo scorso esecutivo aveva varato), il lato ignobile della politica prosegue ad accaparrarsi una fetta importante della torta nazionale.

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Un prerequisito per qualsiasi governo
Michele Salvati, 05 March 2012

Nella classifica di Transparency International, Singapore, a pari merito con Danimarca e Nuova Zelanda, risultava nel 2010 il Paese meno corrotto al mondo. La presenza al vertice di Danimarca e Nuova Zelanda non sorprende: i Paesi nordici e le ex-colonie britanniche sono sempre stati poco corrotti. Sorprende invece trovare Singapore (e Hong Kong, poco più sotto in classifica), Paesi nei quali fino a quarant’anni fa il fenomeno dilagava. La corruzione non è dunque un destino segnato dalla storia, al quale ci si deve rassegnare. Si può combattere e vincere in tempi relativamente brevi – trenta/quarant’anni sono tempi storicamente brevi, meno di due generazioni - se si adottano misure adeguate.

Anche per queste ragioni abbiamo chiesto a Claudio Landi un articolo sul successo di Singapore nella lotta alla corruzione (l’articolo uscirà sul «Mulino», n. 2/2012). Ci pare che comprendere come un Paese quale Singapore sia stato in grado di far fronte al fenomeno sia utile per varie ragioni. Lo è innanzitutto perché il nostro è un Paese molto corrotto (un po’ meno della Grecia tra i Paesi europei, ma più di molti Paesi in via di sviluppo: di gran lunga il più corrotto nella sua classe di reddito pro-capite). Lo è perché la corruzione, e più in generale l’illegalità, la criminalità e l’inefficienza amministrativa –fenomeni strettamente collegati - sono ostacoli formidabili alla crescita economica e al benessere della popolazione, oltre che una grave lesione alla qualità della democrazia e della convivenza civile. Si tratta di un fenomeno italiano di antica data, con radici culturali profonde, ma che da Mani Pulite in poi, con qualche oscillazione, è sempre stato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. È un fenomeno che ha stimolato studi buoni e numerosi (la sintesi migliore per un lettore non specialista è quella di D. della Porta e A. Vannucci). Le iniziative politiche di contrasto che la corruzione ha suscitato sono state molteplici, ma tutte caratterizzate da scarso successo.

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Francesco Bausi, 24 February 2012

Le discussioni di questi giorni sul ventennale di Mani pulite, e sulle sue reali conseguenze nella politica e nella società italiana, si sono spesso risolte nelle consuete sterili polemiche di partito e di fazione, e solo raramente hanno contribuito ad avviare una riflessione seria sul significato storico di quella operazione e sulle ragioni del suo sostanziale fallimento.

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Emanuela Costantini, 16 February 2012

Il feudo di Mosca. Nelle ultime settimane qualcosa è cambiato in uno dei “feudi” della Russia, la Transnistria, regione della Repubblica di Moldova, a sua volta uno degli Stati più poveri e arretrati d’Europa, divenuto indipendente nel 1991 dopo la dissoluzione dell’Urss.

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Loredana Sciolla, 06 September 2010

In un agosto particolarmente concitato sono state pubblicate alcune notizie su fatti gravissimi. Benché non più gravi non più di quanto sia emerso e ancora stia emergendo del sistema di corruzione politica operata da cricche, logge, consorterie. Si tratta, come sempre, di notizie che destano prima incredulità e poi una sorta di malessere che sconfina con la rabbia impotente. Tuttavia, la rabbia non deriva solo dalla conoscenza in sé di un malaffare, ma dal fatto che questa stessa conoscenza, portata di fronte all’opinione pubblica, finisca poi affogata in un terreno paludoso, simile a sabbie mobili, da cui può venire ripescata solo di tanto in tanto, più che altro per non lasciarci dormire sonni tranquilli che per illustrare il seguito della storia o per trarne indicazioni operative al fine di evitare, in futuro, simili errori.

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