Rivista il mulino

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AMBIENTE
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Valentina Lo Surdo, 08 March 2012


Sono un’orchestra. Le percussioni dei piedi mettono in moto onde sonanti scure, lente. Il flauto del respiro succhia aria dal tubo di plastica per due o tre secondi e con colpi di lingua la espelle in un tempo doppio. Il tamburo è il cuore, gli archi, acuti, fischiano intorno alle orecchie. Captano lo sciabordio minuto dell’acqua, suoni raggranellati in polvere e sabbia, sibili impercettibili a un ascolto qualsiasi. Ma ascoltare distrattamente qui, in fondo, è un’eresia. Perché non c’è altro da fare se non sentire.

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Claudia Astarita, 03 February 2012

Ricette pericolose. Le autorità cinesi non possono più permettersi di abbassare la guardia sulla sicurezza alimentare. Il governo è stato costretto ad annunciare “sforzi senza precedenti” per impedire nuovi incidenti legati alla contaminazione degli alimenti.

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Bruno Simili, 16 January 2012

Salvo ripeterci in maniera ossessiva che viviamo nel Paese più bello del mondo, sembriamo per lo più indifferenti al disastro che accompagna il nostro ambiente. Eppure la durezza della natura e le sue periodiche manifestazioni sono lì a monito delle nostre scelte sbagliate. Negli ultimi mesi gli episodi drammatici che si sono susseguiti hanno riportato per qualche giorno sulle prime pagine l'incuria, l'abbandono, la mancata manutenzione del nostro territorio. Il prezzo pagato è stato alto. In vite umane, innanzitutto, e non solo. Ciò nonostante tarda a realizzarsi una vera e propria presa di coscienza da parte dell'opinione pubblica di quanto la nostra precaria postmodernità agisca pericolosamente sul mondo che abbiamo ricevuto in dono e che, in un modo o nell'altro, lasceremo alle generazioni future.

Ma per quanto fragile possa essere l'ecosistema, non c'è dubbio alcuno che le nostre credenze lo sono ancora di più. Poco alla volta, cullandoci in alibi assai incerti, affidati alla potenza immaginifica della tecnologia, siamo stati in grado di rendere normali e accettabili stili di vita che sino a poche generazioni fa ci sarebbero apparsi insostenibili e grotteschi, mentre l'illusione di un benessere facile e poco costoso ci portava a un punto di non ritorno. Che senso possiamo trovare, ad esempio, nel passaggio delle cosiddette Grandi Navi dal bacino di San Marco? Quanto sono noti all'opinione pubblica i danni che queste portaerei del turismo di massa arrecano alle fondamenta di Venezia?

Dopo il disastro della "Concordia" è la volta dell'Isola del Giglio. Dell'importanza di questo pezzo di mare Mediterraneo si torna a parlare in queste ore a causa della tragedia che ha visto un mostro come la “Concordia” naufragare a poche centinaia di metri dalle coste dell'Isola. Chi frequenta quei luoghi e legge della tragedia rimane senza parole. Ma se non ci fosse stato questo ”incidente” nessuno avrebbe fatto scandalo di un monumento con una stazza simile (114.500 tonnellate) che sfiora Gorgona e il Giglio. Un mare di una bellezza straordinaria, ma molto delicato e adatto per lo più al diporto. Eppure, come hanno ricordato gli amministratori locali, non era certo la prima volta che navi da crociera di quelle dimensioni passavano dalla costa. Del resto, chi ha fatto caso a quanto è successo poche settimane fa, quando, proprio vicino all'isola di Gorgona, un cargo dell'armatore Grimaldi ha “perduto” più di 200 fusti di rifiuti altamente tossici?

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Valentina Lo Surdo, 11 January 2012

Baracoa è l’ombelico di Cuba. Un ombelico non centrato, abbarbicato alle propaggini di un profondo Est. Ma è da qui che l’isola ha preso vita, tratto la sua origine non geologica, germinato una radice non culturale: Baracoa è la culla di Cuba semplicemente perché a Cuba non esiste luogo più ancestrale. La natura stringe con selvaggia generosità una lingua di case, affiancate nelle loro architetture di legno pitturato con sgargianti colori, come tante niñas messe in fila. I baracoensi sono mulatti o neri, figli moderni degli antichi Tainos; le donne indossano vestiti rosso fuoco e turchese, magliettine luminescenti di strass, pantaloni da cui pendono armamentari di fibbie.

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Patrizia Ghisellini, 15 April 2011

I tragici eventi di Fukushima si sono verificati in un momento in cui la tecnologia nucleare stava vivendo una sorta di rinascita, dopo gli anni di paura, prima, e disinteresse, poi, seguiti alla catastrofe di Chernobyl. Le prime reazioni da parte dei Paesi nuclearisti, o da parte dei Paesi che, come l’Italia, si preparano a esserlo, sono state quelle di attuare rigidi controlli alle centrali esistenti e di riconsiderare almeno in parte i loro programmi nucleari.

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