Rivista il mulino

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Dopo le intercettazioni che hanno portato le dimissioni della ministra Guidi il voto del 17 aprile è sempre più importante
Bruno Simili, 01 April 2016

Negli ultimi giorni si è cominciato a parlare del referendum che ci chiamerà alle urne il prossimo 17 aprile.

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In tempi magrissimi per la partecipazione elettorale, conviene ricordarsi anche dei referendum abrogativi
Bruno Simili, 14 March 2016

Era il 9 giugno del 1991 quando più di 29 milioni di italiani si recarono alle urne per esprimere il loro parere sulla preferenza unica. Il 62,6% degli aventi diritto, che resero valido il referendum. Per l’allora leader Bettino Craxi, che aveva capeggiato la campagna astensionista invitando tutti ad «andare al mare», fu l’inizio della fine. Allora Craxi, forse non del tutto consapevolmente, trasformò il referendum sulla preferenza unica in un referendum su se stesso. Oggi Renzi, del tutto consapevolmente, ha reso il referendum costituzionale che (senza quorum) ci chiamerà alle urne, prevedibilmente in autunno, un referendum su se stesso e sulla sopravvivenza del suo governo.

Prima del prossimo autunno, però – molto prima, il 17 aprile – avrà luogo un altro referendum. Non costituzionale ma abrogativo. Sarà dunque necessario raggiungere il quorum previsto dall’articolo 75 della nostra Costituzione («La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi»).

Il referendum del 17 aprile si terrà poiché la Corte costituzionale ha ammesso la richiesta espressa da nove regioni italiane (dieci in origine, ma all’ultimo l’Abruzzo guidato dal renzianissimo Luciano D’Alfonso si è tirato indietro). Il quesito referendario è il seguente: «Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?». La questione riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non tocca invece né quelle sulla terraferma, né quelle in mare a una distanza superiore. 

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Roberto Palea, 03 February 2016

L’Accordo sul Clima di Parigi del 12 dicembre 2015 va considerato di portata “storica” non solo perché “universale”, in quanto approvato da quasi tutti i Paesi della Terra (195 Stati) ma perché questi, condividendo il senso dell’urgenza di fermare il disastro ecologico, hanno riconosciuto (sebbene con almeno vent’anni di colpevole ritardo) che il riscaldamento globale è un fenomeno di dimensioni mondiali

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A proposito di politiche energetiche e di ossimori governativi
Bruno Simili, 18 January 2016

Non se n’è parlato molto. Ma il 30 settembre scorso dieci regioni italiane hanno depositato in Cassazione sei proposte di referendum. La metà delle regioni italiane, dunque: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

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Gianfranco Pellegrino, 14 December 2015

Un accordo internazionale non è una legge. Una legge contiene due elementi, in genere – e con le dovute eccezioni: l'indicazione di un obbligo e la previsione di una sanzione per chi non vi ottemperi. Un accordo o un trattato internazionale spesso indica obblighi – obblighi di natura contrattuale, per così dire, cioè obblighi che le parti s'impegnano a rispettare –, ma non sempre, o quasi mai, prevede sanzioni.

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