Rivista il mulino

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AMBIENTE
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Dal numero 6/19
Davide Bubbico, 16 January 2020

Alla fine dello scorso mese di ottobre è scaduto il permesso ventennale relativo allo sfruttamento petrolifero e gassoso della concessione Val d’Agri, una porzione di territorio al centro della Basilicata che si estende su un raggio di 660 km quadrati, di cui è titolare l’Eni per il 60,77% e la Shell per il 39,23%.

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Green New Deal, equità sociale e neutralità climatica fra le due sponde dell’Atlantico
Giorgio Osti, 13 December 2019

Il cosiddetto “Green New Deal” si presenta come il primo tentativo da parte di forze politiche “tradizionali” di produrre una svolta su scala mondiale delle tendenze in materia ambientale. Possiamo parlare a buon diritto di svolta, come fu per il New Deal di Roosevelt, perché a) impegna istituzioni e forze produttive in uno sforzo integrato; b) propone una discontinuità netta con il passato fatto di politiche pro-ambiente incrementali, se non simboliche, c) esce dalla logica regolamentare o punitiva per immaginare una situazione finale positiva sia per l’ambiente che la società (“win-win”).

Il Green New Deal, che potremmo tradurre in italiano

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Dal numero 5/19
Niccolò Bertuzzi, 07 November 2019

Anche quando si affronta la grande questione dei cambiamenti climatici il caso italiano è piuttosto interessante, per diverse ragioni. Tra queste c’è senz’altro l’assenza di un partito ambientalista ben presente sulla scena politica, riconoscibile e riconosciuto.

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Bruno Simili, 22 October 2019

Il Paese più bello del mondo è il titolo del volume di Alberto Saibene da poco uscito per Utet. Trattandosi di una storia del Fai (Fondo ambiente italiano) è un titolo che non stupisce. E che certo non può dirsi scenografico. Come sappiamo, infatti, l’Italia, insieme alla Cina, detiene il record del maggior numero di patrimoni dell'umanità dell'Unesco (a oggi sono 55 i beni nella lista). Eppure, e anche questo lo sappiamo bene anche se tendiamo a parlarne troppo poco, una tale abbondanza di bellezza ci ha spesso portati a trascurarla. O, peggio, ad abusarne.

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Dal numero 4/19
Saskia Sassen, 20 September 2019

1. Professoressa Sassen, lei ha definito «espulsioni» tutti quei processi che, nel mondo globalizzato, portano all’esclusione di un gruppo sociale da un contesto, che sia lavorativo, economico, culturale. Espulse sono le soggettività migranti, i disoccupati, i detenuti. È possibile estendere questo stesso concetto anche a tutte le vittime dell’attuale crisi ambientale, tutti coloro che si trovano costretti a fuggire dalla propria terra per ragioni climatiche o ecologiche?

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