Rivista il mulino

BIDEN
Piero Merola, 21 January 2021

Il processo democratico di formazione della nuova amministrazione ha mosso i suoi primi passi già alla vigilia dell’inaugurazione presidenziale del 20 gennaio, che verrà ricordata per le duecentomila bandiere sistemate al posto del pubblico e per il messaggio di forte unità

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La presidenza Biden dovrà fare i conti con un Senato spaccato a metà
Filippo Tronconi, 20 January 2021

Il tempestoso crepuscolo della presidenza Trump, culminato con l’assalto al Congresso a opera dei suoi sostenitori il 6 gennaio, ha oscurato un altro evento, che invece avrebbe meritato attenzione.

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Tiziano Bonazzi, 11 January 2021

Che bei tempi i miei tempi! Si, lo dico come ogni vecchio che rivanga i tempi della giovinezza. Quelli erano gli anni meravigliosi della piena Guerra fredda e l’America era una, un diamante infrangibile, una come la ferrea Statua della libertà. O eri pro o eri contro, non c’era da avere patemi d’animo. Da giovanissimo comunista lessi un giorno sull’Unità che in America furoreggiava una musica che stava distruggendo la mente dei giovani americani, si chiamava rock and roll. Mi fissai bene in testa il nome di quel frutto perverso dell’ideologia imperialista; ma ero un po’ confuso, lo ammetto. Nella guerra di Corea ero per gli americani, forse perché nordcoreani e cinesi mi ricordavano i musi gialli, i jap che crollavano a mucchi nei tanti film di guerra al cinema Roma o al Cristallo all’aperto. Però nei film di Peppone e Don Camillo ero tutto per Peppone capopopolo e non per Don Camillo, che vinceva perché aveva il soccorso degli alieni. Ero confuso. Smettere di esser comunista non mi aiutò affatto; ma era un problema mio, l’America era una allora.

Sono quasi vent’anni che dico e scrivo che l’America è divisa, addirittura  frantumata e lo dico non perché ho cambiato idea o sono bravo, ma perché leggiucchio robe d’oltreatlantico che mi parlano della delegittimazione reciproca fra le due principali tribù politiche, della distanza siderale creata fra gli americani dalle echo chambers dei social media in cui ci si barrica fra simili escludendo i dissimili, della cancel culture professionista della damnatio memoriae, delle enormi e crescenti diseguaglianze sociali e chi più ne ha più ne mettaOggi, dopo l’assalto al Campidoglio di Washington, leggo che: «Esperti cinesi dicono che questo fatto senza precedenti segna la fine del "faro della democrazia" [...] Osservatori cinesi dicono che questa è la "Waterloo dell’immagine internazionale degli Stati Uniti" e che gli Stati Uniti hanno perso ogni titolo e legittimità per interferire negli affari interni degli altri paesi con la scusa della democrazia». È il «Global Times», il giornale in inglese di Pechino, del 7 gennaio, che continua sparando a palle incatenate sulla pretesa americana di interferire negli affari interni della Cina a Hong Kong nel nome della democrazia e aggiunge che il Professor Shen Yi dell’Università Fudan di Shanghai afferma che quanto è avvenuto «buca la grande bolla dei valori universali costruita dagli Stati Uniti» e scrive anche che «la retorica bella della "Città sulla collina" sta per morire».

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Angela Santese, 10 December 2020

Che la lotta al cambiamento climatico avrebbe avuto un posto centrale all’interno dell’agenda politica di Joe Biden era emerso sin dalla campagna elettorale. L’allora candidato democratico, in un intervento sul numero di marzo/aprile 2020 della rivista “Foreign Affairs”, aveva definito il cambiamento climatico come una “minaccia esistenziale”,

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