Rivista il mulino

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MURO DI BERLINO
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Martina Napolitano, 14 November 2019

Senza il muro. Le due Europe dopo il crollo del comunismo è la prima monografia edita in italiano (Donzelli, 2019, trad. di D. Scaffei) di Jacques Rupnik, politologo francese nato a Praga, professore a SciencesPo. L’opera raccoglie suoi articoli usciti nel corso di diversi anni ed è aperta da un’introduzione inedita. Il titolo, neanche a dirlo, cade a pennello con l’anniversario che ricorre quest’anno:

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La storia recente della capitale tedesca narrata attraverso la sua evoluzione architettonica
Bruno Simili, 01 June 2016

Furono gli architetti della Bauhaus, nei vivacissimi anni Venti, a inventare l’architettura moderna a Berlino, per poi portarsela dietro oltre Atlantico

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Barriere, cemento, filo spinato
Luisa Chiodi, Bruno Simili, 21 September 2015

Dopo avere considerato per decenni il Muro di Berlino come simbolo dell’arretratezza culturale e ideologica, oggi scopriamo che l’Europa in cui abbiamo creduto è piena di barriere, filo spinato e cemento armato.

La strada compiuta dai primi accordi del dopoguerra verso una vera unione politica è tanta, forse non è mai stata sottolineata a sufficienza e ha sofferto dello stile così poco amichevole uscito dalle scrivanie di cristallo di Bruxelles. Tuttavia, il senso di appartenenza a un’idea davvero larga e comune, culturale ancor prima che politica, scompare di fronte ai drammi umanitari prodotti dalle nostre frontiere stato-nazionali.

Che fine ha fatto l’Europa unita che avevamo immaginato di poter realizzare, seppure poco alla volta? I due punti di riferimento che ci hanno permesso di sentirci parte di una entità più grande, non solo geografica, in certi momenti quasi di una comunità – Schengen e la moneta unica – sono a rischio. Ogni giorno emergono fratture e disconnessioni gravi, con alcuni Paesi membri sempre meno disponibili a ragionare in termini di politiche comuni.

Eppure negli anni gli appelli alla necessità di una maggiore integrazione non sono mancati. Ma sottovalutando le conseguenze del populismo e lasciando incompiuta la riunificazione europea post-’89, siamo arrivati alla situazione attuale.

Con i muri e le barriere ottieni anche una rimozione culturale dell’altro. Alla fine della guerra fredda, infatti, quando l’Europa si è ricomposta abbiamo fatto una fatica tremenda a ritrovarci. Basti pensare alle modalità con cui si è ottenuto l’allargamento dell’Ue: sono serviti cinque anni solo per formulare i criteri di Copenaghen, vale a dire una promessa vaga e scontata di integrazione europea, mentre da decenni i Paesi centroeuropei attendevano il loro “ritorno in Europa”. 

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Barriere, cemento, filo spinato
Francesco Martino, 21 September 2015

Bulgaria sud-orientale, confine con la Turchia. Due linee di filo spinato si dipanano lungo le alture boscose, correndo parallele verso l’orizzonte. Una è arrugginita e dismessa: eco lontana della cortina di ferro, il suo scopo era impedire – anche a costo della vita – la fuga dal blocco sovietico.

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Marcello Neri, 08 July 2014

Il 30 giugno scorso è morto a Lipsia Christian Führer, uno dei personaggi più significativi del processo di riunificazione della Germania. Il nome, forse poco noto in Italia, del pastore evangelico della Nikolaikirche di Leipzig è parte integrante di quello che è oggi il Paese tedesco. Fu lui a raccogliere, nel 1982, il crescente malessere dei giovani della sua parrocchia verso il regime comunista della DDR; plasmandolo, con pazienza e sagacia, nella forma cristianamente più compatibile

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