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Teheran, 16/3/2011
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  • lettere internazionali

Tempi duri per il clan Rafsanjani. L'8 marzo, l'ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani è stato sostituito dall'ayatollah Mohammad Reza Mahdavi Kani alla guida dell'Assemblea degli Esperti. Un evento politico considerato una relativa vittoria per il presidente Mahmoud Ahmadinejad nel suo tentativo di contrastare il potere del clan di Rafsanjani. Già nel 2005, Rafsanjani era apparso la vittima designata di una campagna di lotta contro la corruzione, i monopoli economici e il divario fra ricchi e poveri. Presidente dal 1989 al 1997, Hashemi Rafsanjani si era infatti lasciato attrarre dai Programmi di Aggiustamento Strutturale del FMI e della Banca mondiale che, dalla Tunisia all'Iran, hanno contribuito all’affermazione di un capitalismo di tipo clientelare.

Il clan Rafsanjani ne ha ampiamente colto i frutti politici ed economici. Mohammad, fratello minore di Rafsanjani, è diventato capo della Radiotelevisione iraniana. Il figlio Mohsen ha gestito la costruzione della metropolitana a Teheran e la figlia Faezeh, attiva anche nel settore edilizio, è stata eletta in parlamento e nominata dalla rivista Forbes tra le donne più potenti al mondo. La promozione del commercio internazionale ha permesso al beniamino Yasser di arricchirsi rapidamente, mentre suo fratello Mehdi è diventato direttore dell'azienda nazionale del gas (NIGC) ed è stato indagato più volte per presunte tangenti ricevute da aziende straniere come Total e Statoil. La visione particolaristica dell'interesse nazionale dimostrata da Rafsanjani si oppone chiaramente al progetto politico di Ahmadinejad, che prevede un ruolo centrale dell'esercito dei Pasdaran e le società ad esso legate, come Khatam al-Anbiya e diverse aziende di investimento. Se può essere dunque legittimo dubitare della posizione dei Rafsanjani, i detrattori dell'attuale presidente lo accusano invece di voler militarizzare il sistema politico ed economico. Dopo gli arresti domiciliari a Mousavi e Karroubi, infatti, si potrebbe facilmente interpretare la “caduta” di Rafsanjani come un ulteriore passo verso la monopolizzazione del potere da parte dei sostenitori di Ahmadinejad. Una tale interpretazione ha però limiti evidenti.

Infatti, difficilmente si concretizzerà a breve lo spauracchio del regime militare. Innanzitutto perché, come dimostrano i casi del socialismo cinese e della democrazia turca, un ruolo importante dell'esercito nella sfera politica ed economica non è necessariamente sinonimo di regime militare. In secondo luogo perché Ahmadinejad non è affatto privo di avversari. Il 6 marzo scorso il parlamento ha minacciato di destituire il suo ministro dell'energia, mentre il conservatore Mottahari minaccia di convocarlo di fronte ai deputati se continuerà a preferire il nazionalismo iraniano alla dottrina islamica, dimenticandosi dell'importanza del velo. Capofila della Società del Clero Combattente da tre decenni, anche Mahdavi Kani è tutt'altro che un pupazzo nelle mani di Ahmadinejad. Nelle ultime elezioni dell'Assemblea degli Esperti, nel 2006, la lista Rafsanjani aveva d'altronde battuto sia la lista dei riformatori che quella dei sostenitori di Ahmadinejad, guidata dall'ayatollah Mesbah Yazdi. Il cambiamento del presidente non muta questa realtà. Rafsanjani rimane inoltre a capo del Consiglio per il Discernimento dell'Interesse del Sistema, potente istituzione quasi-legislativa. Per quanto affascinanti, non saranno certo questi intrighi di palazzo a decidere del futuro politico dell'Iran. Il bilancio finale dei due governi Ahmadinejad dipenderà da altri fattori. Sarà per esempio interessante valutare l'impatto delle riforme economiche del presidente sulle fasce della popolazione che già si rivoltavano contro Rafsanjani. Quali saranno le conseguenze della finanziaria 2011-2012, che ha come obiettivo dichiarato la riduzione delle disparità socio-economiche fra le diverse classi sociali? Riuscirà il governo a stemperare gli effetti dell'abolizione dei sussidi? Ma soprattutto, in caso di fallimento, l'opposizione sarà in grado di offrire effettivamente una valida alternativa socio-economica?

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