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Parigi, 23/12/2010
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  • lettere internazionali

Consumazione controllata. La Francia si distingue da anni nell'aiuto e nell’assistenza ai consumatori di droghe pesanti dal punto di vista medico e dell'accompagnamento. Da quarant'anni sono attivi e in buona salute centinaia di centri di riduzione del danno per maggiorenni che fanno uso di sostanze psicotrope, dal tabacco fino all'eroina.La filosofia che si è sviluppata in questi anni non ha come obiettivo l'astinenza, ma la presa in carico del tossicomane come persona, aiutandolo e sostenendolo in un percorso psichico, farmacologico, medico e sociale. Il concetto di base è quello della “démocratie psychique”, cioè l'apprendere a esercitare il libero arbitrio. Quando, qualche mese fa, è stato pubblicato un rapporto dell'Istituto nazionale della salute e della ricerca medica (Inserm) nel quale si proponeva l'apertura di centri di somministrazione controllata di eroina si è riacceso il dibattito. L'Istituto fonda la sua proposta sull’esigenza che questi centri non aiutino soltanto nella prevenzione delle malattie (come la trasmissione del virus dell'Hiv e dell'epatite), ma anche nel migliorare e favorire l'accesso alle cure di persone che spesso sono emarginate.

L'allora ministro della Salute, Roselyne Bachelot, ha raccolto la sfida proponendo il dibattito agli enti locali, ma una brusca frenata è stata imposta dal Primo ministro François Fillon, che ha affermato come lo scopo del governo francese sia quello di ridurre la consumazione, non accompagnarla. Al suo fianco altri pareri negativi sono stati pronunciati da importanti esponenti dell'Ump, partito di maggioranza che sostiene una posizione di intransigenza rispetto alle droghe: aprire le cosiddette “sale del buco” in Francia – sostengono i suoi deputati – significherebbe rompere il tabù dell'interdizione delle droghe e aprire la strada a un consumo legalizzato.

Da quando sono stati aperti i primi Centri di riduzione del danno in Francia, negli anni Settanta, molto è cambiato. All'inizio negli ospedali venivano accolte alcune centinaia di giovani sotto i vent'anni. Negli ultimi anni le persone che si rivolgono a questi centri si aggira attorno alle 100.000 unità l'anno, la maggior parte dei quali sono ultra-quarantenni. Solo a Parigi, in uno degli storici centri che proprio quest'anno compie quarant'anni di esistenza, l'ospedale Marmottan, nel 2008 sono stati presi in cura circa 2.000 tossicodipendenti, il 50% provenienti dalla città, il restante dalla periferia e dalla provincia.

Favorevoli all'apertura dei nuovi centri sono soprattutto medici e ricercatori, che fanno riferimento al caso svizzero, dove le “sale del buco” esistono dal 2001, come in altri otto Paesi. Solo a Zurigo se ne contano sette, frequentate da un centinaio di persone al giorno. Aprire anche in Francia questi centri sarebbe un passo avanti, secondo l'opinione dell'Associazione nazionale delle dipendenze, non solo perché ridurrebbe il tasso di mortalità per overdose e malattie, ma permetterebbe di migliorare le condizioni di vita e di ridurre l'esclusione dei consumatori di droga. Chi fa uso di droga, sostiene Françoise Barré-Sinoussi, premio Nobel per la medicina del 2008, non è colpevole della propria dipendenza e deve beneficiare, come tutti i cittadini, dell'accesso alla prevenzione e alla cura. Di recente il consiglio municipale di Parigi si è pronunciato favorevolmente rispetto all'apertura in città di una sala a titolo sperimentale, ma, in seguito al rimpasto di governo voluto a metà novembre dal presidente Sarkozy, non c'è stato seguito a questa dichiarazione. Sapremo presto se il nuovo ministro della Salute, Xavier Bertrand, sarà disponibile alla sperimentazione al pari di chi lo ha preceduto.

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