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Singapore, 27/4/2009
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  • lettere internazionali

Singapore: la profezia di Krugman. Nel 1994, Paul Krugman, recente vincitore del premio Nobel per l’economia, scrisse che non c’era niente di miracoloso nella crescita economica di Singapore. La crescita economia del Paese, egli sosteneva, non era dovuta a un'accresciuta efficienza del sistema produttivo, ma a «mobilitazione di risorse che avrebbe inorgoglito Stalin».

La forza lavoro era passata dal 27 al 51% della popolazione, il livello di istruzione dei lavoratori era cresciuto, e gli investimenti erano passati dall’11 al 40% del prodotto interno lordo. Krugman era piuttosto pessimista sulle prospettive per l’economia di Singapore. Dato che il successo economico era stato semplicemente il frutto di una enorme mobilitazione di risorse, e data l’oggettiva impossibilità di espandere ulteriormente la forza lavoro, di incrementare il livello di scolarizzazione della popolazione e di moltiplicare gli investimenti, Krugman riteneva impossibile che l’economia singaporeana potesse mantenere un tasso di crescita così elevato.
Contrariamente a quanto il futuro premio Nobel aveva previsto, l’economia di Singapore ha invece continuato a crescere vertiginosamente. Dal 1994 al 2007, il Prodotto interno lordo è cresciuto in media del 5,8%. Una performance straordinaria per un’economia avanzata, soprattutto se si considera che l’economia singaporeana, nel periodo in questione si trovò ad affrontare la crisi finanziaria del 1997, che ebbe effetti disastrosi per molte economie asiatiche: l’economia rallentò del 1,4% nella stessa Singapore, del 1,8% in Giappone, del 5,5% a Hong Kong e del 13,1% in Indonesia.
Il successo economico di Singapore, dopo il 1994, è però avvenuto in assenza di un miglioramento dell’efficienza del sistema produttivo. A Hong Kong, dove il sistema economico è più efficiente grazie a maggiori progressi nell'innovazione tecnologica, si è ottenuto un tasso di crescita simile a quello singaporeano. A Singapore l’economia ha continuato a crescere grazie alla continua espansione degli investimenti (per esempio nell’industria bio-medica) e, cosa che Krugman non aveva previsto, alla crescita dell'orario lavorativo. È chiaro però che né i primi né il secondo possono essere aumentati all’infinito e che si rende necessario incrementare l'efficienza del sistema produttivo nel suo complesso.
Questa esigenza è resa oggi particolarmente impellente dalla necessità di fronteggiare la crisi economica mondiale che a Singapore ha fatto rallentare la crescita, ha incrementato il tasso di disoccupazione, e ha fatto crollare il prezzo degli immobili (in cui tradizionalmente i singaporeani investono i loro risparmi). Le fortune politiche del People’s Action Party (Pap), che per quarant’anni è stato il partito dello sviluppo, della crescita, e della ricchezza generalizzata, dipendono in larga misura dalla sua capacità di rendere più efficiente il sistema produttivo singaporeano e di rilanciare un'economia oggi al palo.

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Comments
Riccardo Pelizzo, 01-06-2009, 20:38
Tre punti meritano di essere rilevati:
1) l'azione di governo efficace nel passato, lo e' molto meno oggi, ad individuare e perseguire le strategie atte a promuovere la crescita dell'economia singaporegna--punto sul quale, se me lo permetti, citerei il pezzo di verweij-pelizzo appena uscito su journal of democarcy;
2) l'analisi della collega salernitana sopravvaluta, Pasquino direbbe alla grande, l'importanza dei consumi. In realta' il problema tradizionalmente e' stato proprio questo, ovvero che i singaporegni risparmiano molto, che tali risparmi vengono investiti dal governo, che tali investimenti sono un fattore importante per la crescita economica, ma che il binomio risparmio-investimento lascia pochissimo spazio ai consumi che pertanto sono una componente modesta dell'economia locale;
3) la collega parla poi di sviluppo equilibrato e di uso ottimale di risorse--tema su cui io e Verweij, che sul tema ci abbiamo scritto, dissentiamo fortissimamente. Aggiungo qui una considerazione che nel pezzo con Verweij non avveamo affrontato, ovvero che il tasso di crescita medio citato, correttamente, dalla collega salernitana corrisponde grosso modo alla percentuale e di prodotto interno lordo attribuibile ai foreign direct investments--per cui se noi scontiamo gli fdi dalla crescita del pil singaporegno vediamo che l'economia di questo paese, come Krugman aveva scritto 15 anni fa, non ha esperito affatto una crescita miracolosa e che non e' affatto legittimo parlare di uso ottimale di risorse.
Riccardo Pelizzo, 01-06-2009, 06:39
La ringrazio per le puntualizzazioni e per i riferimenti bibliografici a cui lei fa riferimento, anche se, le confesso, ho l'impressione che il giudizio sull'andamento dell'economia singaporegna da lei espresso non sia del tutto condivisibile.
La domanda internazionale per i prodotti singaporegni, negli ultimi mesi, ha subito una notevole contrazione, che ha avuto effetti fortemente negativi sulla crescita economica dell'economia di Singapore, cosa che contraddice l'incremento costante di cui parla lei.
Quanto agli interventi selettivi di cui parla lei: certo essi hanno fornito in passato un impulso importante alla crescita economica e, conseguentemente, allo sviluppo soc io-economico di Singapore, ma e' bene rilevare che negli anni recenti le scelte e le azioni governative non hanno avuto il successo che avevano avuto scelte precedenti. Per una discussione critica di questo punto mi permettto di rimandare al mio pezzo con Marco Verweij sul "journal of democracy" dell'aprile 2009--dove peraltro mettiamo anche in discussione l'idea che il meccanismo di sviluppo, di cui lei, molto civilmente, parla nel suo commento, non sia affatto equilibrato e organico come i suoi commenti sembrano suggerire.
Chiara D'Auria, 30-04-2009, 10:14
Alla luce di un’ampia panoramica sulla performance economica dell’ex-Unione  Sovietica, sul ruolo dell’Europa occidentale e degli Usa, del Giappone e perfino della Cina, Paul Krugman aveva descritto efficacemente il fenomeno della crescita di tutte e cinque le economie dell’Asia sud-orientale (le “Asian Newly Industrialized Countries”) come un processo che non era affatto “miracoloso” (da qui l’espressione “The Myth of Asian miracle”). Secondo Krugman tale fenomeno si basava sull’impiego di una quantità di input di crescita sempre maggiori e migliori, i quali avrebbero necessariamente provocato output che non potevano non essere “esplosivi”. Giancarlo Corsetti, Paolo Pesenti e Nouriel Roubini in “What Caused the Asian Currency and Financial Crisis” dedicarono due distinte sezioni (la prima, “A Macroeconomic Overview” e la seconda “The Policy Debate”) analizzando attentamente le cause e gli effetti dello shock che tra il 1997-1999 coinvolse la regione oltre che le modalità di sviluppo delle “tigri” asiatiche. Da questo come da altri contributi scientifici sono emersi alcuni squilibri nell’approccio complessivo di crescita intrapreso dai paesi dell’Asia sud-orientale. La formula di sviluppo delle “tigri”, definita nel 1993 da un noto rapporto della World Bank come “mix di interventi selettivi”, fino alla seconda metà degli anni Novanta si è basata sul potenziamento di settori economici destinati all’export e comunque considerati “prioritari” per lo sviluppo complessivo del mercato; una strategia gradualmente sostituita dalle economie asiatiche per un obiettivo di crescita e di potenziamento del sistema economico più ampio e globale.      
Nel caso specifico singaporiano, in effetti, pur avendo registrato un complessivo incremento del Pil negli ultimi dieci-dodici anni,il livello di crescita economica della città-stato (che nel periodo precedente alla crisi si assestava intorno al 7-7,5%) ha risentito della crisi internazionale, mostrando alcuni segni di rallentamento, oltre che nel biennio 1997-1999, anche dopo il settembre 2001 e fino al primo semestre del 2009, con una contrazione del Pil che nel 2008 si stima sia tra il 4 e il 5%.
Anche se i settori tradizionali (elettronica e servizi) hanno continuato a registrare i migliori risultati, la forza dell’economia singaporiana si individua attualmente nella tenuta complessiva della domanda delle famiglie e nell’elevata capacità di spesa dei consumatori. La domanda estera di prodotti manifatturieri oltre che di quelli elettronici, farmaceutici e di servizi finanziari, registra un costante incremento, fornendo una spinta significativa alla domanda delle famiglie con un effetto moltiplicatore per l’economia interna, favorita dall’adozione di una politica fiscale di tipo espansivo. In tal modo è assicurata una linea di equilibrio e di collegamento tra crescita interna e competitività internazionale.
Allo stato attuale, dunque, l’economia singaporiana sembrerebbe essere orientata ad un  meccanismo di sviluppo più equilibrato e soprattutto complessivo di tutti i comparti produttivi e dell’uso ottimale delle molteplici risorse di cui il mercato dispone.