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Tokyo, 30/7/2010
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  • lettere internazionali

Tokyo Decadence. Nella Dieta giapponese la Camera bassa dispone di maggiori poteri rispetto alla Camera alta: in caso di disaccordo su una proposta di legge, la Camera dei Rappresentati può ugualmente adottarla mediante l'approvazione dei due terzi dei suoi membri. In diverse materie – dalla ratifica dei trattati internazionali, all’approvazione del bilancio, fino alla scelta del Primo ministro (come avvenne nel 1989, quando il liberaldemocratico Kaifu Toshiki superò la concorrenza della leader socialista Doi Takako, sostenuta dalla Camera alta) - la Camera dei Consiglieri può solo ritardarne i passaggi, ma non bloccare il procedimento. Tuttavia perdere la maggioranza nella Camera dei Consiglieri implica seri problemi di governabilità. Il Partito democratico (Pd), al potere da 10 mesi, in occasione delle recenti elezioni dell’11 luglio per il rinnovo del Sangi-in, la Camera alta, ha perso la risicata maggioranza che deteneva assieme al suo piccolo partner di coalizione, il Nuovo partito popolare (Kokumin Shintô). Si prospettano, insomma, tempi difficili per il Pd giapponese: ora alla Camera dei Consiglieri, la coalizione governativa è sotto di 12 seggi rispetto alla maggioranza e non dispone della maggioranza dei 2/3 alla Camera bassa, che le consentirebbe di procedere indipendentemente dagli equilibri dell’altro ramo della Dieta. Attualmente, poi, per il Pd appare difficile trovare nuovi alleati di governo: il Partito del nuovo governo pulito (Komeitô), che dispone di 19 seggi nella Camera alta ha dichiarato di rifiutare qualsiasi collaborazione con il Pd, criticando il coinvolgimento di Hatoyama e Ozawa in scandali finanziari.

Il Primo ministro Kan Naoto, in carica dall’8 giugno 2010 dopo le improvvise dimissioni del suo predecessore, Hatoyama Yukio, è in crisi di consensi, precipitato dal 70% dell’’inizio della campagna elettorale al 45% attuale. La ragione principale di questo crollo di gradimento è da ricondurre alla maldestra proposta (annunciata, ritrattata, confermata e, infine ridimensionata rispetto alle prime dichiarazioni) di ridurre l’enorme debito pubblico giapponese, attraverso un incremento della tassa sui consumi. Il Pd, oltretutto, sta scontando un elevato prezzo politico per il pasticcio fatto dall’ex premier Hatoyama sulla questione della base statunitense di Futenma e per l’immediata promessa del suo successore di rispettare l’accordo concluso a maggio con gli Usa. Il Pd ha persino rinunciato a far scendere in campo un proprio candidato per le elezioni nel collegio elettorale d’Okinawa, temendo di raccogliere scarso sostegno. Tutti i candidati dei partiti d’opposizione hanno cavalcato la questione di Futenma (persino l’esponente del Partito Liberaldemocratico, che nel 2006 aveva firmato l’accordo bilaterale originale con gli Stati Uniti), ma la mancanza di un candidato del partito al governo ha lasciato gli elettori okinawani con poche opzioni e molto scettici sull’effettiva influenza del proprio voto. Gli abitanti dell'isola, che sopportano il peso del 75% delle forze statunitensi in Giappone, si sentono ancora più discriminati dopo il voltafaccia improvviso di Hatoyama, che ha mandato in frantumi le loro speranze sulla ricollocazione della base fuori dall’isola. Nonostante il deteriorarsi della situazione, Kan ha dichiarato di non aver intenzione di dimettersi. Mentre il paese è in grave crisi e il gabinetto annuncia per il 2011 di voler contenere la spesa pubblica a un livello inferiore rispetto al 2010, i parlamentari si stanno trasferendo nella nuova sede: tre palazzi di 12 piani, con uffici di 100 mq (due volte e mezzo quelli precedenti), caffè, supermercato e, per la Camera alta, centro massaggi. Si prevede che il costo per gli edifici sarà di circa 179 miliardi di yen nei prossimi dieci anni.

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