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Cristoforo Colombo e le “guerre culturali” negli Stati Uniti

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  • Culture

Dal 2017 gli Stati Uniti sono attraversati da accese “guerre culturali”, legate alla richiesta di rimozione di monumenti che richiamano simboli di odio razziale e discriminazione delle minoranze. Le proteste di migliaia di militanti anti-razzisti sono state rivolte contro le statue di personaggi che celebrano la Confederazione sudista, erette nel Sud del Paese nei decenni dopo la sconfitta nella Guerra civile americana per continuare a legittimare la supremazia bianca sugli afroamericani.

Fra gli obiettivi di questo movimento “iconoclasta” vi è anche la figura di Cristoforo Colombo, la cui “scoperta” del continente americano il 12 ottobre 1492 viene oggi celebrata negli Stati Uniti il secondo lunedì di ottobre come Columbus day, seppur fra mille polemiche che si protraggono ormai da alcun decenni. Alla nascita degli odierni Stati Uniti Colombo divenne funzionale al neonato Paese che cercava simboli per prendere le distanze dalla madre patria inglese. Se già nel 1792 si celebrò pubblicamente la figura del navigatore, il suo nome venne utilizzato per denominare il District of Columbia dove risiede la capitale Washington, ma anche per rinominare il King’s college in Columbia University, oggi una delle principali istituzioni universitarie newyorchesi. Se negli anni venti dell’Ottocento lo scrittore Washington Irving contribuì con i suoi scritti a rinforzare oltre oceano il mito di Colombo, questi assunse pienamente la nomea di eroe americano in occasione dell’Esposizione colombiana di Chicago del 1893, che gli venne dedicata in ricordo dei quattrocento anni trascorsi dal suo primo viaggio transatlantico.

Colombo, però, divenne anche il simbolo di alcune minoranze etniche. Contro le tendenza anti-papiste presenti nel Paese, dal 1882 l’associazione irlandese Knights of Columbus fece del navigatore genovese un campione del cattolicesimo oltre oceano. Ma furono in particolare gli italiani che misero Colombo in cima al pantheon dei propri eroi. Emigrati in massa negli Stati Uniti fra Otto e Novecento, gli italoamericani subirono il diffuso pregiudizio di chi li considerava “inassimilabili” nella società statunitense. Pertanto, il genovese divenne per questi funzionale per dimostrare una “presenza” italiana sin dagli albori della storia americana. Nelle “Little Italy” la stampa in lingua italiana, controllata da leader etnici locali, si fece promotrice di campagne per la posa di statue del navigatore, al fine di ottenere maggiore visibilità negli spazi pubblici delle città americane. Nel 1892, cioè un anno dopo il linciaggio di 11 siciliani a New Orleans, gli italiani di New York eressero una statua di Colombo nella parte settentrionale di Manhattan a due passi da Central Park, in quello che è oggi conosciuto come Columbus circle. Nel 1907 riuscirono a ottenere il riconoscimento del Columbus day come festa ufficiale nello Stato del Colorado, mentre nel 1934 indussero il presidente Franklin Delano Roosevelt a dichiarare il 12 ottobre celebrazione federale da ricordare negli edifici e nelle scuole pubbliche.

Non tutti, però, apprezzavano il navigatore italiano. Negli anni venti, il rinato Klu Klux Klan con la sua retorica razzista e xenofoba tentò di delegittimare Colombo in quanto italiano e cattolico. Dall’Italia invece fu il regime fascista di Benito Mussolini a spingere per una mitizzazione di celebri italiani del passato. Pertanto, per Roma Colombo divenne strumentale per rafforzare una identità “italiana” dei migranti e per una loro maggiore accettazione da parte degli americani. Se in Italia la “scoperta” dell’America venne dichiarata festa civile, i consoli negli Stati Uniti furono chiamati a presenziare alla posa di ogni nuova statua del genovese, facendo pomposi paragoni fra la sua presunta “grandezza” e quella di Mussolini. Il fatto che molti italoamericani avessero sentimenti di simpatia per il duce, espressione non tanto di afflati ideologici quanto di identificazione con un dittatore che richiamava a una sorta di ricordo nostalgico della madre patria, rese la loro vita difficile quando nel 1941 l’Italia dichiarò guerra agli Stati Uniti. Molti immigrati di passaporto italiano vennero identificati come “nemici stranieri”, etichetta che fu rimossa simbolicamente proprio in occasione del Columbus day del 1942, dopo che questi avevano dimostrato il proprio patriottismo filoamericano.

Dopo la guerra il Columbus day divenne un momento immancabile per italiani d’America, proclamato festa federale nel 1968 e celebrato il secondo lunedì di ottobre dal 1971. La festa, resa celebre dalla famosa parata sulla Fifth avenue di New York, ha favorito la commercializzazione di beni e servizi italiani, vedendo anche la presenza di esponenti delle regioni della penisola. Inoltre, aprendosi anche alla partecipazione di americani di origine non italiana, la sfilata ha mostrato anche la progressiva evoluzione della società statunitense verso una sensibilità multiculturale. Ma proprio in tale contesto sono sorte le maggiori proteste di gruppi nativi americani che hanno contestato una festività che celebra un personaggio che, a loro dire, avrebbe dato inizio a un genocidio delle popolazioni indigene americane. In occasione del cinquecentenario colombiano del 1992, azioni di disturbo vennero messe in moto da associazioni come l’American indian movement (che si adopera per la rivendicazione dei diritti delle popolazioni native bistrattate nel corso della storia americana), mentre vari monumenti del navigatore vennero danneggiati. Tali azioni ricevettero la ferma condanna di varie organizzazioni italoamericane, impegnate a preservare la memoria e l’onorabilità di Colombo. Insomma, una “guerra culturale” che persiste ancora oggi e che, a fronte del numero crescente di statue danneggiate, vede fautori e oppositori del navigatore arroccati sulle proprie posizioni. Non mancano, però, fra gli americani di origine italiana coloro che, sostenendo le ragioni dei nativi, ritengono che il Columbus day dovrebbe essere sostituito da un Indigenous Peoples’day, cosa effettivamente avvenuta in contesti locali, come nella città di Los Angeles. La questione rimane aperta anche a livello politico, tanto che il governatore dello Stato di New York, l’italoamericano Andrew Cuomo, ha dichiarato che Colombo non fu certamente un santo ma è ancora oggi sicuramente un simbolo importante per gli italiani d’America. Nella città di New York un altro italoamericano, il sindaco Bill De Blasio, nel 2017 ha istituito una apposita commissione incaricata di individuare, e eventualmente rimuovere, monumenti in città che richiamino odio e discriminazione. Salomonicamente la commissione si è pronunciata per lasciare al suo posto la statua di Colombo a Columbus circle, proponendo però di “compensare” la sua presenza con la posa di nuovi monumenti che ricordino le conseguenze nefaste che i viaggi di Colombo hanno avuto sulle popolazioni indigene.