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Calcutta, 1/6/2010
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Maoisti all’offensiva in India. Continuano senza sosta le operazioni di soccorso per estrarre i corpi dalle lamiere del treno passeggeri deragliato venerdì mattina in India, tra Khemashuli e Sardiha, vicino a Jhagram città del distretto di Midnapore nello stato del West Bengal. Con il passare delle ore il bilancio delle vittime si è aggravato inesorabilmente, arrivando a 148, senza contare i 25 dispersi che secondo la magistratura locale mancano ancora all’appello. Ormai chiara la causa del terribile incidente, provocato da un sabotaggio alle rotaie effettuato nella notte di giovedì scorso. In un primo momento si riteneva fosse stato utilizzato dell’esplosivo per manomettere il collegamento, ma da successivi accertamenti, le autorità incaricate delle indagini hanno rilevato l’asportazione manuale di un tratto di rotaie. Tanto è bastato a far deragliare il Gyaneshwari Express, convoglio stracarico di persone partito da Mumbai e diretto a Calcutta, capitale del West Bangal situata a poco più di 100 chilometri dal luogo dell’incidente. A trasformare il sabotaggio in una tragedia, ha contribuito l’arrivo di un pesante treno merci dalla direzione opposta, che ha centrato gran parte dei 13 vagoni finiti fuori dalle rotaie.

Sin dalle prime ore dopo la tragedia, le autorità indiane hanno attribuito la responsabilità ai maoisti operanti nell’area, che hanno a Jhagram una delle loro roccaforti. Accuse sostenute dal presunto ritrovamento di volantini affissi agli alberi in prossimità del deragliamento, interpretati come una sorta di rivendicazione dell’attentato da parte dei guerriglieri di estrema sinistra. Fatto poi smentito dal Compagno Khokan, portavoce dei maoisti dell’area, il quale in una telefonata alla BBC ha dichiarato la loro estraneità ai fatti. Sulla stessa linea anche Umakanto Mahato e Bapi Mahato, referenti del People Commitee against Police Atrocities – organizzazione legata ai maoisti –, i quali hanno respinto ogni coinvolgimento nell’attentato condannandolo fermamente. Se non bastasse, i Mahato hanno accusato le autorità governative di aver ordito un complotto per screditare i maoisti dell’area, e per creare il vuoto tra loro e la popolazione locale. La teoria della cospirazione per ragioni politiche, è sostenuta anche dal ministro delle ferrovie Mamata Banajee, il quale, nel corso della conferenza stampa di sabato a Calcutta ha evidenziato la possibile esistenza di un legame tra la tragedia ferroviaria e le imminenti elezioni previste nell’area. Banajee ha quindi chiesto al ministro dell’interno l’avvio di un’indagine per provare la fondatezza dei sospetti.

A prescindere dal fatto che i maoisti siano i responsabili del sabotaggio di venerdì, il governo ha già predisposto un ulteriore irrigidimento delle azioni nei loro confronti. Per prima cosa sarà migliorato il coordinamento delle Forze di Polizia schierate nella lotta al People Guerrilla Army – l’esercito del Communist Party of India (Maoist) –, inoltre dovrebbe presto essere introdotto l’utilizzo di elicotteri e aerei nelle operazioni sul campo. Decisione quest’ultima che da tempo divide l’opinione pubblica indiana, in parte convinta della necessità di utilizzare mezzi più efficaci contro l’estremismo di sinistra, in parte contraria all’impiego di artiglieria o elicotteri da parte del governo contro i propri cittadini, anche se considerati criminali o terroristi. Ciò che continua a far tardare la decisione del governo, è la possibilità che uno di questi elicotteri possa essere abbattuto dai ribelli nel corso di qualche operazione, generando una pericolosa caduta di immagine per New Delhi.

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